Si chiude con un’assoluzione perché il fatto non sussiste, per insufficienza di prove, il processo a carico di Q.P., 46enne battipagliese difeso dall’avvocato Michele Fiore del Foro di Salerno, accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali ai danni dell’ex moglie. La sentenza, pronunciata dal giudice monocratico del locale Tribunale, Dott. Vincenzo Giordano, disattende le richieste della Procura: il P.M., a conclusione della sua requisitoria, aveva infatti invocato una condanna a due anni e due mesi di reclusione.
L’indagine d’urgenza e il Codice Rosso
La vicenda giudiziaria era iniziata nel maggio del 2019 a seguito della denuncia della donna. Agli inquirenti l’ex moglie dell’imputato aveva riferito un vissuto fatto di violenze fisiche e verbali, parlando di percosse tese ad ingenerare uno stato di totale soggezione, spesso aggravate – secondo il racconto – da uno stato di alterazione dell’uomo dovuto all’abuso di alcol e sostanze stupefacenti.
Trattandosi di reati rientranti nel perimetro del Codice Rosso, la Procura salernitana aveva attivato una corsia preferenziale: in poco tempo l’uomo era stato sottoposto al divieto di avvicinamento e, su richiesta dei magistrati, al giudizio immediato, saltando la fase dell’udienza preliminare per la ritenuta evidenza delle prove.
Il dibattimento e le risultanze istruttorie
Il lungo iter dibattimentale, durato ben sette anni, ha però consentito alla difesa dell’imputato di smontare il teorema accusatorio. Così, le imputazioni formulate a carico dell’uomo, una volta sottoposte al vaglio dell’istruttoria dibattimentale, non hanno tenuto.
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice ha evidenziato come le prove orali e documentali acquisite abbiano tratteggiato un contesto familiare fortemente conflittuale e connotato da episodi di tensione; ma, al contempo, ha posto in rilievo come ciò non fosse sufficiente a dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, la ripetizione nel tempo, in maniera abituale, delle condotte tipiche del reato, elemento questo imprescindibile per la configurazione dei maltrattamenti.
È caduta, infine, anche l’ipotesi di lesioni personali. Per quest’ultimo reato, nonostante il deposito dei referti medici all’inizio dell’indagine, la donna ha scelto di rimettere formalmente la querela davanti al giudice nel corso del processo, chiudendo definitivamente la vicenda.








