di Olga Chieffi
A Napoli, si sentiva cantare un po’ dappertutto, senza “chitarre e manduline” e senza alcun accompagnamento. Il canto non era una rappresentazione a beneficio di altri, si cantava per sé: per “sbariare”, per vivere un momento di pausa, per commuoversi o rallegrarsi. Da un balcone aperto o dalla strada veniva, ogni tanto, una canzone, un ritornello, una frase, voci di gente comune, voci isolate, voci di chi, forse, voleva inconsciamente placare una pena o ingentilire per un attimo il tran tran quotidiano. E come chi legge un libro interagisce con la pagina scritta, interpretando in maniera personale fatti e personaggi, così, chi canta, frugando soprattutto nella sua memoria, contribuisce un poco a ricreare quel canto. Le canzoni rappresentano la storia di un popolo che attraverso altissimi versi e musica immortale, si è posto in cammino, cantando il suo amore, aprendosi ad ogni contaminazione, pur mantenendo intatta la propria inconfondibile identità, misteriosa e sfuggente. La ricerca di quel canto è ora affidato ai Maestri e agli allievi della Cattedra di Canzone classica Napoletana del Conservatorio Nicola Sala di Benevento, unico magistero in Italia, voluta fortemente dal Maestro Luigi Ottaiano fondatore di questo corso nove anni or sono. Lo conoscevamo quale valente flautista e didatta noto flautista e docente, figura di rilievo nel panorama musicale italiano, lo abbiamo ritrovato docente di flauto e di musica napoletana presso il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento. Con lui coordinatore del corso una rosa di docenti che sono stati in precedenza allievi, tra cui Enzo Esposito, anima nera, nelle varie materie che il corso propone, sia al triennio che al biennio, sia il confronto plurilinguista, per il quale affermiamo che la canzone napoletana è porosa come la città, per dirla con la definizione che Benjamin coniò per Napoli, che la rende inconfondibile, come una lingua perduta, della quale abbiamo forse dimenticato il senso e serbato soltanto l’armonia, una reminiscenza, la lingua di prima e forse anche la lingua di dopo, nonché lo studio per rendere la canzone libera da ogni manierismo esecutivo, per ridonarla, filologicamente pura, ma con lo sguardo rivolto ad un futuro aperto ad ogni influenza diretta o indiretta, che la naturale evoluzione del linguaggio musicale ha esercitato su questa struttura compositiva: “ La cattedra di canzone napoletana classica – ha rivelato il Maestro Ottaiano – è nata nel 2017 per dare un indirizzo sicuro, certo sull’ esecuzione e l’interpretazione di queste gemme musicali, in primis “leggendo” gli spartiti, quindi teoria, poesia per musica, armonia, storia della musica, prassi e tanti insegnamenti che, purtroppo, ancora oggi siamo costretti a condividere, con tutto il settore della cosiddetta musica “extra-colta”, quando dovrebbe essere un dipartimento a parte, ma ci stiamo lavorando. Contiamo cinquanta allievi iscritti e quest’anno ne laureeremo ben otto. Diversi i volumi già prodotti a cominciare da una Storia della canzone napoletana, che io faccio partire dal Pasquariello, che inaugura la stagione d’oro del genere dal 1880 al 1929, continuata nel secondo volume in libreria per Cuzzolino editore, che arriva fino ai giorni nostri, una guida all’ascolto della Canzone Napoletana, a doppia firma, Ottaiano – Maria Carmela Tufanisco, chiaramente un volume dedicato alla nascita della canzone, con quel famoso canto delle Lavannare, sino al 1880, quindi le biografie dei grandi autori della canzone napoletana sempre insieme a Maria Carmela Tufanisco e ultima opera “La canzone napoletana alla radio”, a partire dal 1926 stavolta con la ricerca di un’allieva, Nadia Sodano, pubblicata sotto l’egida del nostro conservatorio. Un volume a cui tengo molto è la pubblicazione di 18 canzoni mai incise inediti, stavolta partendo dalla parte dei poeti, quindi con testi di Salvatore di Giacomo, quindi altre 18 partiture con parole di Ferdinando Russo e, ancora un terzo dedicato ad un autore Frasso telesino ma di scuola napoletana Arturo Barbieri e Aniello Califano. Diciamo che in aprile ne registreremo ancora un altro, del quale però non posso dire ancora ”. Il discorso si allarga, non si poteva non ritornare al momento della svolta di mettere un po’ da parte il flauto e pensare alla fondazione della cattedra dedicata alla canzone classica napoletana: “Ho collaborato da quando ero ragazzo – ha continuato il Maestro Ottaiano – ho collaborato tanti anni con Roberto Murolo e proprio da lui ho imparato l’attenzione per la parola, per l’armonia, che deve essere comunicata il più chiaramente possibile, fruibili da tutti, anche da quanti non conoscono la nostra lingua”. Passaggio sul dimenticato tenore Ferdinando De Lucia, al quale si è dedicata la ricerca dello scorso anno, in occasione del centenario della morte, grandissimo didatta e nemmeno una statua al Teatro San Carlo, dove ha cantato per oltre trent’anni, oscurato completamente da Enrico Caruso. “Intanto – ha detto ancora il Maestro Ottaiano – stiamo preparando il concerto per la festa della musica, dedicata ad Ernesto Murolo, in occasione dei 150 anni della nascita con ben 26 sue canzoni, e la partecipazione di ben dieci allievi. Intanto – ha continuato il Maestro che è anche anima e direttore artistico del Sannio Festival – è già in preparazione il programma, che omaggerà il cinquantenario della scomparsa di Giuseppe Cioffi, con esecuzioni e anche una tesi di laurea dedicata all’autore di “Na sera ‘e maggio”, quindi un tributo a Vincenzo Russo, e si svolgerà dal 23 al 25 ottobre, una VI edizione che vedrà serate con canzoni edite e inedite, e un po’ come il festival di Sanremo, sarà anche radiofonico”. A proposito del Festival di Sanremo, non si poteva non richiedere un passaggio sulla vittoria di Sal da Vinci con “Per sempre sì” “Al di là di quella che possa essere la qualità del brano presentato da Sal Da Vinci – ha affermato Enzo Esposito cantante e docente di prassi della canzone napoletana – mi sento orgoglioso che su un palco così importante come quello di Sanremo abbia trionfato la mia Napoli che, nonostante tutto, difenderò sempre a suon di Canzoni, di poesie, cultura e studio. E poi Sal era una delle poche voci a “cantare davvero”. Le conclusioni del Maestro Ottaiano, sono state nei confronti di quell’attenzione alla pronuncia e alla parola, ritrovata oramai in pochissimi, tra cui Sal da Vinci, che ha una tradizione alle spalle di canto, mentre ha trovato interessante la performance di Tommaso Paradiso. Il viaggio è lungo, la musica tutta va vissuta e pensata h24 ed è proprio a Benevento che si continuerà a indagare su questo incredibile e infinito canzoniere, dove le suggestioni, le intonazioni, le evocazioni della nostra lingua si trasforma in un canto ora dolente, ora euforico, capace di esprimere l’eterno incanto dei sensi di questa magica sirena Partenope, la “poesia cantata” del repertorio d’autore, completata dalla memoria sonora collettiva con il vigore ritmico e l’aggressività espressiva che sa trasformarsi in danza e nella eterna sfida del popolo partenopeo alla vita.





