L’INCHIESTA: SVINCOLO A3, IL GIALLO DEL CENTRO COMMERCIALE A EBOLI - Le Cronache
Cronaca

L’INCHIESTA: SVINCOLO A3, IL GIALLO DEL CENTRO COMMERCIALE A EBOLI

L’INCHIESTA: SVINCOLO A3, IL GIALLO DEL CENTRO COMMERCIALE A EBOLI

di Peppe Rinaldi

Sul finire del XVIII secolo, grazie a un famoso scrittore inglese, Horace Walpole, fu coniato il termine “Serendipity” per indicare l’inaspettata scoperta di una cosa mentre se ne sta cercando un’ altra. In Italia l’abbiamo chiamata “Serendipità”, dove per Serendip si indica l’antico nome dell’isola di Ceylon, oggi Sri Lanka, teatro della narrazione del britannico.

Bene, perché tanto sfoggio di apparente sapienza  – verrebbe, giustamente, da chiedersi – per introdurre un banale racconto di abusivismo per quanto, ora, solo presente solo nella mente del cronista?

Perché è proprio mentre questo giornale stava seguendo una pista che ne ha incrociata, scoprendola nella sua deflagrante novità, un’altra.

Gli ebolitani, e con loro almeno mezza Italia turistica di passaggio, hanno potuto osservare un grosso cantiere edilizio posto nell’area adiacente allo svincolo per l’autostrada A2. Si tratta della costruzione di un centro per la vendita all’ingrosso e al dettaglio di merci di largo consumo (scarpe, pelletteria, valigeria, etc), alto diversi metri, di fattura moderna, che occupa gran parte della superficie. I proprietari, che hanno acquistato nel 2016 l’area in una procedura fallimentare, appartengono ad una nota e stimata famiglia di commercianti locali, da decenni impegnati sul territorio, gente che lavora sodo, producendo, verosimilmente, grossi profitti dando lavoro a diverse persone, oltre ad essere presente con una propria squadra a livelli alti nel mondo sportivo.

Espletate tutte le formalità burocratiche, fra tribunale ed ente locale, questi imprenditori avviano i lavori qualche tempo dopo. Poi si verifica un fatto che suscita la curiosità del cronista.

Nell’ottobre del 2020, come tutti sanno, scattarono le manette ai polsi dell’allora sindaco Massimo Cariello, oggi organico al Pd ma all’epoca ancora di centrodestra dopo un abbrivio con Rifondazione comunista, per le solite storie di malversazione, genericamente intesa, nella cosa pubblica. Ne parlò l’Italia intera in quanto lo scandalo scoppiò giusto poche settimane dopo il trionfo elettorale del Cariello al secondo mandato, un sindaco di formazione “ultras” che iniziò a segare il ramo su cui era seduto un minuto dopo il primo accomodamento sulla poltrona massima della città. Capita, infatti, che quel cantiere si fermi. Stop ai lavori, tutto sospeso per alcuni mesi. Ovvio che il cronista venga indotto a fare due più due, pur senza alcuna certezza: perché il cantiere s’è fermato proprio in concomitanza dell’arresto dell’ex sindaco? Casualità? Certamente, può essere, sta di fatto che, però, a queste domande il cronista deve darsi una risposta: nelle tonnellate di carte giudiziarie che riguardano l’arresto del Cariello, sebbene riferite a fatti diversi, non c’è traccia di questa partita, ci sono sì alcuni protagonisti presenti anche qui ma del fatto specifico non c’è traccia. E allora perché si sono fermati? Ritardi nelle consegne, nelle forniture, nell’approvvigionamento di danaro, intoppi burocratici, insomma le ragioni possono essere le più svariate: resta, però, il quasi simultaneo blocco dei lavori, che riprenderanno molto tempo dopo. Solo che la curiosità aveva già spinto il cronista su un piano avanzato di approfondimento: non sarà mica perché si teme che la scure della magistratura possa colpire anche in questa faccenda di compravendita all’asta fallimentare di lotti giacenti in aree “sensibili” visto che, come par di capire dagli atti giudiziari che lo riguardano, sembrerebbe non vi sia stato ambito economico-produttivo non “taglieggiato” dall’ex primo cittadino e da qualche suo attaché? E’ stata la domanda costante. E così inizia l’avventura che si colorerà, appunto, di Serendipità, come vedremo.

Cosa può essere, cosa può non essere, il cronista contatta l’Anas perché gli sembra questo il punto vulnerabile dal momento che, come ciascuno sa, esistono leggi e regolamenti particolari, norme e prescrizioni cogenti da osservare in tema di distanza di sicurezza dei cantieri dal manto viario di competenza, soprattutto in area di svincolo delle arterie autostradali.

Siamo ancora nella fase iniziale del Covid, tutto diventa complicato, anche le comunicazioni: ciononostante il cronista raggiunge un ingegnere di Anas che, teoricamente, del cantiere dovrebbe essere informato. Infatti lo era, solo che non poteva – o non voleva – offrire una risposta ufficiale alla richiesta altrettanto ufficiale di un giornalista, questa: «La nuova costruzione rispetta tutti i vostri standard legali, avete dato un nulla osta, un parere, un via libera qualsiasi, così come fate in tutti gli altri cantieri d’Italia eretti nei pressi delle aree di competenza Anas?». «Non si preoccupi, mi dia qualche giorno e le faremo sapere» fu la risposta. I giorni passano, passano anche i mesi, c’è un secondo contatto tra il cronista e l’ingegnere, poi un terzo, un quarto, un quinto ma alla fine questa risposta non arriva. Nel frattempo sono passati tre anni. Fino a quando il dirigente Anas, ormai sull’orlo di una crisi di nervi forse perché sperava nello sfinimento del cronista, sbotta: «Non posso dire nulla al riguardo, si rivolga all’ufficio stampa Anas». Bene, giusto, anche se poteva dirlo prima. Naturale che la curiosità aumenti, i cattivi pensieri si trasformino in relative certezze, i dubbi in sospetti. Non resta che contattare l’ufficio stampa Anas, un colosso delle infrastrutture che certo non può consentirsi di menare il can per l’aia. Parte una prima richiesta, addirittura con Pec, l’Anas dopo un paio di giorni contatta il cronista: le faremo sapere a stretto giro.

Da stretto il giro invece si fa largo e pure dal nazionale di Anas pare si tenda a nicchiare. Parte una seconda Pec, stesso schema, stesso silenzio nonostante le aspettative sull’imminenza della risposta. Ma che succede, come mai su questa faccenda soffia questa strana aria? Il cronista allora decide di farlo fino in fondo ed attiva le relazioni professionali/personali proprie per sbloccare la situazione. Viene raggiunto il vertice del Mit (Ministero dei Trasporti) e, complice una breve conversazione telefonica nella quale si riassumeva l’accaduto dolendosi del silenzio Anas, nell’arco di qualche ora dalla direzione nazionale della società pubblica giunge una prima chiamata: «Non si preoccupi, qualche giorno e risponderemo alla sua domanda». Parola mantenuta, la risposta arriva in maniera formale al cronista, una risposta che potremmo ridurre e semplificare, risparmiando al lettore i commi, gli articoli, i Dpr, i codici e tutto l’infernale armamentario del linguaggio burocratico, in questo modo: per quanto ci riguarda il cantiere indicato non confligge con la normativa in materia e con i regolamenti per il rispetto delle distanze dall’area di competenza Anas. Si rivolga al Comune di Eboli per il resto, è questo l’ente competente a sorvegliare sulla legalità/legittimità delle opere in corso. Ma va? Detto, fatto.

Qui si accende una lampadina illuminando gli iniziali “sospetti” derivanti dal citato blocco del cantiere in concomitanza con le manette all’ex sindaco. Premesso che pure la risposta ufficiale di Anas presenterebbe qualche punto opaco (cioè, ha considerato lo svincolo di Eboli come se fosse simile a quello di altri luoghi con ponti, tornanti, etc, mentre invece si tratta di una uscita “a raso”, ma questa è un’altra storia adesso) a quel punto nel cronista cresce l’esigenza di recuperare la documentazione ufficiale giacente negli uffici comunali. Di qui la Serendipity, la scoperta di qualcosa mentre se ne sta cercando un’altra. Che racconteremo nella prossima puntata. (1_continua)