PASQUALE SCALDAFERRI
Una presa di posizione netta, inequivoca, senza tentennamenti.
Forte dello spirito libertario e della spensieratezza adolescenziale che animano i giovani liberi, incapaci di lasciarsi irretire dalle sovrastrutture faziose e paludose della quotidianità. Anche e soprattutto nella sfera politica.
Gli studenti del Leonardo da Vinci di Sapri diventano involontari attori di una lezione dall’alto significato civile e democratico, nella solennità della storica biblioteca di Castel Capuano a Napoli, intitolata al giurista di Sala Consilina ed ex ministro di Grazia e Giustizia nel Regno d’Italia, Alfredo De Marsico, che il 25 luglio del 1943 vota in favore della mozione che determina l’arresto di Benito Mussolini.
Selezionati con rigore ed equilibrio per partecipare ad un evento formativo sul Referendum costituzionale con schieramenti a confronto, si ritrovano catapultati in una fallace conferenza, con palese sbilanciamento sulle tesi dei promotori della riforma.
La gita di istruzione, associata a una immersione culturale e d’incanto tra le bellezze del capoluogo partenopeo, inizia con un menu indigesto, ma ad onta dell’età non ancora maggiorenne, gli allievi cilentani dimostrano un sublime grado di maturità e consapevolezza.
Indignati abbandonano l’aula, denunciando la totale assenza di contraddittorio e preservando dignità, immagine e prestigio dell’intera scolaresca, altresì di dirigenza e professori.
Nel corso delle assise, immediata emerge la matrice dichiaratamente per l’assenso alla riforma -che non prevede relatori del NO– nonostante l’organizzazione abbia promosso la giornata con un ambizioso programma, informando i capi d’istituto contattati sullo svolgimento del dibattito attraverso un confronto tra esponenti delle due piattaforme referendarie.
Mancano solo vessilli, sciarpe e cotillons, trombette, stelle filanti, per marchiare ancora meglio quel luogo di sterminata cultura e trasformarlo in una marmorea dépendance di un comitato elettorale.
Fermo il disappunto espresso dagli astanti provenienti da Sapri. Che con coraggio e piglio democratico dimostrano capacità di discernimento, voltando le spalle all’indecoroso tentativo di indottrinamento da parte di chi ha cercato di presentare un’operazione politica per giornata di formazione giuridica.
Gli allievi della scuola di indirizzo tecnico-commerciale-nautico-professionale, partendo dalla capitale del golfo di Policastro nel Cilento lucano per apprendere e approfondire conoscenze e valenza del diritto, soprattutto in questo periodo tormentato e polemico che approderà al referendum costituzionale di domenica e lunedì prossimi, registrano subitaneamente la spiacevole incongruenza tra la locandina d’invito e l’inadeguata giostra di autentica disinformazione su cui si rifiutano di salire, respingendo al mittente ipso facto l’inganno.
Un gesto plausibile, elaborato grazie alla spiccata sagacia della rappresentanza studentesca di Sapri. Ma frutto anche della visione lungimirante del dirigente Corrado Limongi, il quale con il meritorio supporto del personale docente, ha saputo scegliere giovani che, con il loro senso civico ed equilibrio istituzionale, hanno dimostrato già di possedere valori prodromici di libertà e indipendenza.
Non è dato sapere se l’Ufficio di presidenza ha agito seguendo un mero intuito o si sia lasciato guidare dalla robusta e consolidata esperienza professionale.
Paventando evidentemente stucchevoli strumentalizzazioni e patetiche, distorte letture dell’impianto referendario, l’Istituto di via Kennedy nel cuore della città di Sapri, ha inviato a Napoli, dunque, studenti non ancora maggiorenni.
Siamo in attesa, ora, di conoscere il pensiero di Alfonso Andria e Cesare Pifano, rispettivamente, presidente e direttore del Centro Studi e Documentazione Carlo Pisacane, sull’incidente diplomatico cagione di imbarazzo, non solo negli ambienti scolastici.
E ascoltare anche la voce del professore Leone Melillo -latore dell’invito- assiduo frequentatore del comprensorio dei Trecento, docente di Dottrine Politiche alla Parthenope e insigne studioso di Pisacane. Il socialista eroe risorgimentale che da patriota ante litteram si sarebbe ribellato agli smunti sovranisti del XXI secolo. Pilotati dall’archetipo guerrafondaio della decadente democrazia a stelle e strisce, sempre più incline alla nascita di un regime occidentale, piuttosto che proteso a rendere l’America di nuovo grande.





