Di Antonio Manzo
“Antò, Arca, che Scuorno” avresti commentato così, caro Francesco Durante, inventore di Salerno Letteratura dopo il caso di Erri De Luca ha detto di essere sionista e che a Gaza non c’è nessun genocidio. Il Festival, per quste parole, ha cancellato la prolusione inaugurale che lo scrittore avrebbe dovuto tenere. Troppo ingombranti e controverse le dichiarazioni rilasciate alla vigilia dall’autore a un quotidiano israeliano sul conflitto in corso a Gaza. “Non c’era più identità di vedute, gli avevamo proposto un altro incontro ma ha declinato” spiegano gli organizzatori. Non sarebbe proprio un’esclusione dunque. Mai, caro Francesco, Erri De Luca ha replicato con il proverbiale sarcasmo, in lui affinato dalla sapienza biblica che serve a smascherare l’arroganza e l’ipocrisia: “Non sono stato escluso dal Festival di Salerno, è il Festival che si è escluso da me”. Erri De Luca avrebbe potuto partecipare ma in altri momenti e spazi della manifestazione. Sono quasi certo, caro Francecso, che tu non lo avresti escluso, in nome della libertà e non delle censure vagamente ideologiche e libertarie. Perché, primo, per la tua conoscenza del pensiero di Erri De Luca non confinabile nella guerra d’Israele e poi, secondo, perché ne avresti parlato con ragione ma anche con sorriso a una delle cene che consumavamo insieme all’indimenticabile Ableo, sì Carmine Limatola, che tu hai purtroppo già riabbracciato prima di noi e con Ines Mainieri, la moglie, tua fidata , intelligente e còlta collaboratrice degli anni d’oro del Festival. Il Festival inizia il 13 prossimo, durerà sette giorni. ma il taglio del nastro arriva con le forbici della censura. Diresti che Scuorno. che ripeteresti t con una parola che avevi sapientemente imparato a Napoli e che avevi utilizzato per un tuo libro-racconto nei giorni della munnezza. Quel che è accaduto al tuo festival è avvenuto in una città abituata alle emergenze. Ma ora non più come ci dicono dopo la “provvidenziale” rielezione del sindaco che ti volle direttore del Festival. E dove tu hai inutilmente spiegato e rispiegato avendo vissuto un pezzo di vita professionale al Mattino di Salerno che la città quanto più si allarmava e si indignava, tanto più si svuotava con parole abusate, controversie da talk show. Quando la cronaca – anche la cronaca, certo, intesa nel suo valore di conoscenza e depurata dalle scorie – ci raccontavi che in città esisteva un amalgama , un’ insieme assunzione di responsabilità e dolorosa presa di distanza, estraneità e appartenenza. La vergogna, lo ‘Scuorno’ , caro Francesco, stavolta c’è tutto nell’ottica larga e spiazzante della letteratura ma anche della politica. Non c’è ragione, anche la più nobile motivazione filosofica, perché tu hai ben conosciuto, il provincialismo che spesso si organizza in vetrina, a Salerno, solo per far sorprendere gli occhi ma mai l’anima. Anche con i versi di Alfonso Gatto che non possono cancellare lo “Scuorno” per un popolo che, proprio secondo il poeta, molto ha fatto per farsi detestare per dimenticanza e anche repulsione a lui nota, ma altrettanto mostra con la fierezza e la rabbia di farsi anche amare. Tu ricorderai i versi di Alfonso Gatto: “ Salerno, è rima d’inverno, o dolcissimo inverno. Salerno, rima d’eterno”. E stavolta aggiungerai per tutti, a Salerno e in Italia, la citazione della scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hal:, “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”. Eviteresti lo Scuorno. Grazie, caro Francesco e scusami della lettera chiusa che ho voluto inviarti.





