Le ragioni del Sì (quarta parte) - Le Cronache Attualità
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Le ragioni del Sì (quarta parte)

Le ragioni del Sì (quarta parte)

di Giovanni Falci

Sempre nel lessico dei favorevoli al NO c’è un’altra espressione che suscita angoscia: L’ATTENTATO ALL’INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA.
L’attentato si ha quando decidi di cambiare l’ordinamento giudiziario.
Se trasformi il processo passando dall’inquisitorio all’accusatorio, ma non sfiori l’ordinamento giudiziario, non c’è attentato.

Se, per adeguare l’ordinamento giudiziario al giusto processo di parti, cambi l’ordinamento giudiziario, arriva l’attentato.
L’argomento ha poco di giuridico e va lasciato alla politica militante.
Per prima cosa, su questo punto, però, vanno notati due paradossi.

Il primo: la separazione delle carriere rafforza il ruolo del giudice dandogli la fondamentale garanzia della terzietà senza togliere nulla (ma proprio nulla) alla indipendenza dagli altri poteri.
È veramente difficile, se non addirittura impossibile, capire come possa essere visto come attentato alla indipendenza del giudice una separazione delle carriere che ne rafforza la terzietà.

Il secondo paradosso è che l’attentato consisterebbe nel fatto che separando la categoria dei Pm da quella dei giudici verrebbe meno, per così dire, la loro forza congiunta.
A parte il particolare che Pm e giudici continuerebbero a far parte del medesimo ordine (la magistratura), l’argomento avrebbe senso se si concepisse la magistratura come contropotere che usa la giurisdizione per difendersi o aggredire gli altri poteri.

Visione spaventosa che va rifiutata ad ogni costo!
Ecco allora il vero paradosso: i giudici si sentono meno tutelati perché a loro viene a mancare il sostegno dei Pm.
Dunque, il giudice terzo si sente più tutelato se ha il sostegno della parte (il pubblico ministero) nei confronti della quale dovrebbe essere terzo.
Si potrebbe pensare, invece, che L’ATTENTATO ALLA MAGISTRATURA È IN REALTÀ L’ATTENTATO ALLE CORRENTI che -tradendo le loro origini- hanno occupato il CSM. L’attentato non è allora alla magistratura, né come ordine, né come funzione. L’attentato è alle correnti che sono le vere detentrici del potere delle carriere dei magistrati.
Allora la scelta è se sacrificare la terzietà del giudice e del giusto processo per salvare le correnti.
SORTEGGIO E CORRENTI. IL CSM NON È IL PARLAMENTO DEI GIUDICI.
L’idea del sorteggio suscita una immediata reazione di repulsione; in effetti il sorteggio è la negazione dell’uomo come essere razionale.
Però, se poi ci si ragiona, cominciano i se e i ma.
Applicare il sorteggio al Parlamento, prima ancora che contro la Costituzione, sarebbe contro la logica. Ma il CSM non è un Parlamento.
I partiti politici sono previsti dalla Costituzione.
Le correnti all’interno del CSM non sono previste.
Non sono vietate (il divieto urterebbe contro una decina di diritti fondamentali); ma non sono previste.

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Le correnti all’inizio -come associazioni di ideali, di idee e di programmi- hanno svolto un ruolo straordinario.
Poi con una accelerazione singolare sono diventate spaventose concentrazioni di potere. Una struttura che si è infiltrata nel CSM e lo ha occupato.

Potremmo allora chiederci: per far carriera conta più l’appartenenza ad una corrente o la famosa “cultura della giurisdizione” di cui ho parlato in una riflessione dedicata?
La cultura della giurisdizione è cultura delle regole.
Possiamo dire che i processi decisionali del CSM, sovrastati dallo strapotere degli accordi tra correnti, sono un esempio educativo della cultura delle regole?

Le correnti come reti di potere educano davvero il magistrato a sentirsi libero e ad essere libero?
Possiamo essere convinti che la libertà e indipendenza sono insidiate solo dall’esterno? ALLA FINE, PERCIÒ, LA SCELTA NON È TRA IL SORTEGGIO (IL MALE) E LE CORRENTI (IL BENE).

MA TRA IL MALE MINORE (IL SORTEGGIO) E UN MALE PEGGIORE (LE CORRENTI).

Tutto sta allora nel ridurre quanto più possibile gli effetti negativi del sorteggio.
Il CSM non è un organo politico, ma un organo di alta amministrazione che richiede fondamentalmente competenza ed esperienza.
Se il sorteggio coinvolge tutta la platea dei magistrati, ci si affida alla sorte e così si massimizzano i danni.
Se invece il sorteggio riguarda un parterre preselezionata di magistrati in base a criteri oggettivi di competenza ed esperienza si riducono i danni.
Infatti, il sorteggio riguarderebbe il destino dei singoli considerati come soggetti fungibili e non riguarderebbe invece il destino della istituzione cui sarebbe garantito lo standard di professionalità necessario per le sue funzioni.
E LE CORRENTI CHE FINE FAREBBERO COL SORTEGGIO?
Ritornerebbero alla loro brillante tradizione di associazioni culturali e movimenti di idee.
E potrebbero, perché no, questa volta aprirsi anche ad avvocati e professori universitari. Acquisendo un enorme prestigio scientifico. E potendo davvero incidere sulle scelte di politica criminale.
A loro il compito di progettare il futuro.
In Italia qualche esempio di associazioni siffatte non manca.
La cultura della giurisdizione non è cultura del potere. È cultura di ideali.
Con questa ultima riflessione non mi resta che invitare tutti a votare SI.