Lanocita: Grand hotel, credito da due società, una è decotta - Le Cronache Ultimora
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Lanocita: Grand hotel, credito da due società, una è decotta

di Erika Noschese

 

 

L’odissea contabile e amministrativa del Grand Hotel Salerno s’arricchisce di un retroscena finora rimasto nell’ombra delle stanze istituzionali, pronto a trasformarsi nel tema centrale della ripresa politica cittadina. Dalla recente riunione dei capigruppo del Comune di Salerno è infatti emersa una ricostruzione contabile che rischia di spalancare un vero e proprio vaso di Pandora sulla gestione dei crediti dell’ente e sui rapporti con i concessionari delle grandi strutture ricettive. Al centro della bufera c’è l’esposizione debitoria da ben otto milioni di euro maturata nei confronti di Palazzo di Città. Un ammontare che, secondo quanto denunciato con forza dal capo dell’opposizione Franco Massimo Lanocita, non farebbe più capo a un’unica entità societaria, bensì a un’articolata e opaca manovra di scissione che ne avrebbe compromesso la recuperabilità. La vicenda, che riguarda uno dei complessi alberghieri più imponenti e strategici del litorale cittadino, promette di accendere uno scontro durissimo tra i banchi del Consiglio Comunale. L’avvocato Lanocita, leader della coalizione d’opposizione, fa il punto della situazione e spiega le ragioni che hanno spinto le minoranze a pretendere un’operazione di trasparenza totale sulla gestione del patrimonio pubblico salernitano.

Qual è la novità sostanziale che avete scoperto durante l’ultimo confronto tra i capigruppo e perché rischia di spalancare uno scenario critico per le casse comunali?

«Durante la riunione dei capigruppo è emerso un dato di una gravità estrema che merita un approfondimento immediato e senza sconti. L’intero credito maturato dal Comune di Salerno, pari a ben otto milioni di euro, risulta frammentato. Non ci troviamo più di fronte a un’unica posizione debitoria facente capo alla società originaria, la Panoramica S.r.l., bensì a una divisione del debito in due quote distinte da quattro milioni di euro ciascuna. Nello specifico, la Panoramica S.r.l., che era la legittima assegnataria e concessionaria della struttura del Grand Hotel Salerno, ha effettuato una vera e propria scissione, trasferendo la metà del debito complessivo, ossia quattro milioni di euro, all’interno di un’altra compagine societaria. La cosa drammatica è che, a quanto risulta dalle verifiche effettuate, quest’altra società destinataria del debito frazionato sarebbe una società ormai del tutto decotta, priva di garanzie concrete. Ci troviamo quindi dinanzi a un’operazione che rischia di depotenziare in modo irreversibile le capacità del Comune di recuperare somme fondamentali per la comunità».

Quali sono gli interrogativi di natura amministrativa che l’opposizione intende sollevare in aula di fronte alla giunta e al sindaco?

«Vogliamo andare fino in fondo a questa storia perché i cittadini salernitani hanno il sacrosanto diritto di sapere che cosa sia accaduto in questi anni dietro le quinte di Palazzo di Città. Ci sono domande precise alle quali l’amministrazione comunale dovrà rispondere in modo chiaro e documentato durante la seduta consiliare. Innanzitutto, vogliamo sapere chi all’interno dell’amministrazione o degli uffici ha consentito questa divisione del credito, se c’è stato un atto formale di approvazione della decisione da parte degli organi competenti o se l’operazione sia avvenuta senza il placet del Comune. Nel caso in cui questa manovra societaria non sia mai stata approvata dagli organi preposti, pretendiamo di sapere quali contromisure s’intendano adottare immediatamente, a partire dall’ipotesi di una risoluzione contrattuale per inadempimento e violazione dei patti. Non è ammissibile che un patrimonio di tali dimensioni e una somma di denaro così imponente per i bilanci dell’ente vengano gestiti con questa leggerezza».

Al di là degli aspetti contabili, qual è la vostra lettura politica più generale sullo stato della ricettività alberghiera e sullo sviluppo turistico della città?

«Questa vicenda dimostra il fallimento di un modello basato sulla pura speculazione edilizia ed immobiliare slegata da una vera pianificazione economica. Non ha alcun senso continuare a vagheggiare la realizzazione di nuovi alberghi o di nuove strutture ricettive quando la realtà dei fatti ci mostra una situazione del tutto differente.

Il Grand Hotel Salerno, ovvero la struttura ricettiva più grande della città, anche nei momenti di migliore operatività lavora con tassi d’occupazione ridotti al trenta o al quaranta per cento, salvo brevissimi picchi stagionali. Proporre, come si vorrebbe fare nell’area di Foce Irno, un altro albergo proprio a ridosso del Grand Hotel Salerno e a poca distanza dalla stazione ferroviaria, dove esistono già almeno tre o quattro strutture alberghiere, significa portare avanti un’idea astratta ed insensata. Il turismo non si crea moltiplicando le cubature o costruendo cattedrali nel deserto, ma costruendo un’offerta turistica integrata, servizi efficienti, segnaletica adeguata per guidare i visitatori verso i nostri tesori culturali come il Duomo, il Giardino della Minerva e i centri storici, e fermando l’inquinamento delle navi da crociera che arrivano nel porto senza creare un reale indotto duraturo sul territorio».