La storia di straordinaria ingiustizia di don Luigi Noli per 14 mesi agli arresti domiciliari - Le Cronache
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La storia di straordinaria ingiustizia di don Luigi Noli per 14 mesi agli arresti domiciliari

La storia di straordinaria ingiustizia di don Luigi Noli per 14 mesi agli arresti domiciliari

DI ANTONIO MANZO

E’ la storia di straordinaria ingiustizia che sta vivendo un povero sacerdote, assolto dalla Giustizia per non aver commesso il fatto e ora condannato dalla Chiesa, con l’abbandono che lo costringe a vivere di carità umana. Assolto dalla Giustizia terrena dopo un duro calvario giudiziario ed è ora costretto a subire la condanna morale della Chiesa che ipocritamente predica la misericordia e pratica il giacobinismo con la talare. Tredici mesi agli arresti domiciliari per don Luigi Noli, poi assolto, insieme ad altri 27 imputati,  con formula piena dei magistrati salernitani alla fine del primo grado del procsso per monsignor Nunzio Scarano. Don Luigi le cui condizioni di salute si sono recentemente aggravate, come testimoniano numerosi specialisti, ora deve subire il silenzio della Chiesa presso la quale è incardinato, la diocesi laziale di Civitavecchia e Porto-Santa Rufina retta da un giovane vescovo nell’elenco dei possibili futuri, prelati promossi ad alto livello nella gerarchia vaticana di papa Francesco.  Don Luigi Noli fu arrestato nell’ambito della inchiesta su monsignor Nunzio Scarano,  una inchiesta anche mediatica a favore della linea dura del Papa sulla gestione finanziaria del Vaticano. Nei prossimi giorni, comincerà il processo d’appello per monsignor Sacrano dopo una condanna (sette anni) per presunto riciclaggio che, in primo grado, servì a colpire l’imputato e mettere a tacere le vendette vaticane ancora da chiarire processualmente ma ben presenti nella cronaca sui flussi finanziari della Santa Sede.Don Luigi Noli è stato assolto da un’accusa infamante per  un concorso di reato di riciclaggio. Non c’è il reato perchè non sostenuto da prove (il fatto non sussiste dopo 14 mesi di detenzione domiciliare, tra Brescia e Salerno, e conseguente sospensione canonica). L’inchiesta della procura di Salerno finì con le condanne per Scarano e la commercialista Cascone. Questa la conclusione del processo di primo grado ora, proprio nei prossimi giorni, al vaglio dei giudici di appello. Quel che è certo è che l’inchiesta della procura di Salerno fu anche alimentata da furia fanatica e da denunce e testimonianze a porte chiuse che ora dovranno essere provate in corte d’appello. Si, con prove, non suggestioni mediatiche, le stesse  che venivano presentate ingiustamente don Luigi Noli. Lui fu già “condannato” con l’ordinanza di custodia cautelare della procura e firmata dal gip che pubblicò intercettazioni  telefoniche tese ad ampliare, irritualmente, l’accanimento mediatico della visione dell’inchiesta dal buco della serratura. Tutto avveniva con il complice silenzio della difesa di don Luigi Noli e, paradossalmente, nella città di residenza del presidente nazionale del garante della privacy, professor Pasquale Stanzione. La difesa e l’autorità per la privacy,  assistettero al massacro giudiziario dell’ imputato Noli con la pubblicazione di intercettazioni presuntamente rilevanti nell’accusa ma solo ben disposte per l’accanimento dei media.

Ora, per un povero prete da 38 anni, abbandonato dalla Chiesa ed in gravi condizioni di salute anche a causa dello stress emotivo per l’inchiesta giudiziaria, c’è la formula del “fatto non sussiste” che certifica un innocente ma non compensa il danno ingeneroso fatto subire dai magistrati. Il povero don Luigi non era certamente, con tutte le diversità dei casi, il cardinale Georges Pell assolto dopo due anni di carcere ingiusto. Pell aveva perduto il rango di numero tre di un Vaticano  adeguatosi scientemente a procedure giudiziarie inaudite il cui effetto era stato la decapitazione della gerarchia cattolica dopo la grande crisi mondiale dei ministri ordinati e del popolo di Dio. Il cardinale Pell era diventato un simbolo: il suo era un caso di giustizia esemplare e sommaria fondata sul furore di opinione pubblica alimentato dall’ideale bugiardo di una giustizia delle vittime. Mentre il povero don Luigi dopo essere stato “condannato” dalla stampa e dalla Procura di Salerno con la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, ora riceve la condanna della Chiesa,  paralizzata della colpevole incapacità di reazione dei preti. Per don Luigi nessuna parola di assoluzione e di comprensione cristiana dopo il calvario giudiziario. La innocenza per la Chiesa è stata rubricata a fatto personale, come se la stessa  Chiesa avesse fatto finire il massacro giudiziario di don Luigi in uno dei tanti errori giudiziario e con il compiacimento per lo scampato pericolo.

Don Luigi ha scritto al vescovo di Civitavecchia-Porto.Santa Rufina, monsignor Luigi Ruzza. Più volte abbiamo tentato un contatto ufficiale con l’avvocato del vescovado, Arianna Catta, proprio per ottenere la versione ufficiale sull’avvenuto abbandono della Chiesa di don Luigi Noli. Resta ancora solo, don Luigi con la promessa di una “riabilitazione” ecclesiale con una sacerdote come una sorta di “custode giudiziario”. Don Luigi da due anni non riceve alcun sostentamento diocesano ed è costretto a subire cure mediche e anche un intervento chirurgico con il sostegno di una silenziosa carità. Lui, sostengono fonti vicine al vescovo, si sarebbe dimesso da sacerdote. Il condizionale è d’obbligo, stante la possibilità di scoprire ufficialmente le dimissioni. Tranne che non si tratti di una “misericordiosa” bugia del giacobinismo con la talare.