LA RUSSIA E NOI - Le Cronache Attualità
Attualità

LA RUSSIA E NOI

LA RUSSIA E NOI

Alberto Cuomo

Il nostro rapporto con la Russia è stato sempre incerto, schermato da pregiudizi ideologici che non tenevano conto della realtà di un paese che è a tutto tondo occidentale e, pertanto, nostro amico. Oggi anche, secondo gli stessi osservatori politici interni, saremmo divisi tra putiniani e antiputiniani in definizioni che non tengono conto della complessa quantità di valori, sociali e culturali, che ci unisce alla Russia. Sembra niente sia cambiato dal primo dopoguerra quando noi italiani eravamo divisi tra comunisti e cattolici e, quindi, tra filo-soviet che in “adda’ venì Baffone” lanciavano la sfida ai padroni vedendo in Stalin l’immagine del proprio riscatto, e anti comunisti che nel comunismo ateo vedevano il demonio dal quale i russi erano spinti persino a mangiare i bambini. In realtà i russi non erano atei ed anzi, a seguire Lunacarskij, commissario all’istruzione nei primi anni staliniani, il fervore nel realizzare il socialismo doveva avere i caratteri di una fede. Poi venne Kruscev che deluse i fans di Stalin denunciando nel 1956 le malefatte dell’ex leader sovietico e, anche in questo caso, non comprendemmo che in realtà le accuse al suo predecessore riguardavano un peccato tutto interno alla visione russo-sovietica, quello del culto della personalità esecrabile sia per la religione ortodossa che vuole tutti uguali in Cristo, sia per l’ideologia comunista che tende ad annullare le differenze. E del resto uno studioso di alveo marxista molto rigoroso, Domenico Losurdo, ha in un certo senso riabilitato Stalin criticando fortemente il parallelo comunismo-nazismo essendo i gulag luoghi di rieducazione di “compagni” praticanti distorti concetti socialisti, diversi quindi dai campi di sterminio dove venivano rinchiusi uomini colpevoli solo di non essere di razza ariana. E non solo, per Losurdo fu la necessità della Russia sovietica di modernizzarsi incrementando l’industrializzazione, rispetto all’economia agricola in cui l’aveva mantenuta Lenin, e il potenziale bellico per la propria difesa, a indurre Stalin a reagire con misure drastiche contro quanti non riteneva fossero esecutori di tale progetto. Si è sopra citato Lunacarskij, marxista, rivoluzionario bolscevico che, ispirandosi a Fedorov, pure morto nel 1903, fondò il movimento dei “costruttori di Dio”. Il materialismo affermava che Dio è “una costruzione dell’uomo”, e per l’appunto, alla lettera, sarebbe stato costruito proprio quale socialismo facendo del marxismo l’ultima delle religioni, quella perfetta, che non si sarebbe persa dietro alle simbologie e alle superstizioni, per risolversi nel creare una umanità più buona e giusta. I costruttori di Dio ritenevano cioè il marxismo la più religiosa di tutte le religioni, quella del lavoro, principio divino ordinatore del socialismo-Dio quale costruzione terrena collettiva. Un Dio dal quale pure proveniva la promessa di una vita eterna dovuta all’impegno di tutti nella volontà di divenire immortali eliminando la morte sino a far risorgere i padri. Era il “cosmismo” cui aderivano scienziati, scrittori, artisti coinvolti prima nella fallita rivoluzione del 1905 e poi in quella successiva del 1917 i quali influenzarono le prime ricerche spaziali e l’idea di poter riassemblare i corpi. Se infatti i padri fossero risorti la terra sarebbe stata incapace di accogliere un numero eccessivo di abitanti, si che si poneva la necessità di conquistare altri mondi, come è narrato da Tolstoi in “Aelita” o da Bogdanov in “Stella rossa”, lo stesso che conduceva esperimenti sulle trasfusioni per raggiungere l’immortalità, finendo invece per morire. Stalin proibì il cosmismo, e tuttavia, non si oppose alla conservazione del corpo di Lenin, voluta da Bogdanov, in un mausoleo che, nella zona inferiore, accoglie un laboratorio di chimica adibito a ravvivare i tessuti biologici. C’è altresì da dire che l’aspirazione alla resurrezione spinse ricerche sui trapianti sino a Vladimir Demikhov, riferimento di Cristiaan Barnard, che riuscì a trapiantare la testa di un cane su un altro cane realizzando un cane a due teste. L’interrogazione sulla morte, la ricerca di nuovi universi, la possibilità di alterare il nostro corpo con parti naturali o artificiali, sono temi che coinvolgono la nostra cultura e la nostra vita sì da non poterci non far ritenere fratelli dei russi. Del resto quanto dobbiamo a tanti interpreti della cultura russa, Tolstoj, Dostoevskij, Cechov, Bulgakov, Pasternak, Malevic, Chagall, Kandinskij, Leonidov, Melnikov, Chajkovskij, Stravinskij e tanti altri cui dobbiamo la costruzione del nostro spirito. Per questo è del tutto sbagliato limitare il nostro rapporto con la Russia tenendo solo conto delle questioni geopolitiche, tanto più che, sebbene liberi dal giogo dei russi in campo energetico, non riusciamo, affidati ad altri produttori di gas, a mantenere un controllo degli approvvigionamenti tale da avere prezzi lineari. D’altro canto anche dal punto di vista geopolitico seguire l’indicazione di Donald Trump rivolta a far creare una nuova cortina di ferro tra l’Europa militarizzata, comprendente l’Ucraina da inserire nell’Eu, e la Russia è per noi, per i paesi europei e per l’Italia, del tutto controproducente, perché ci toglie il rapporto con un paese che è uno dei maggiori esportatori in materie prime ed energia e un mercato fiorente nell’esportazione di prodotti finiti. Appare quindi necessario riprendere le relazioni con l’amica Russia anche dicendo basta al fiume di denaro verso l’Ucraina per un più deciso impegno nella realizzazione della pace. *Nicholas Roerich, Pasqua russa 1924, Nuovo Ermitage Mosca