La Bce ha tagliato i tassi - Le Cronache Attualità
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La Bce ha tagliato i tassi

La Bce ha tagliato i tassi

Ernesto Pappalardo

La Bce ha alzato i tassi di un quarto di punto portando il tasso sui depositi dal 2 al 2,25%. La decisione – ampiamente attesa dagli economisti dopo lo shock energetico causato dalla guerra all’Iran – rappresenta la prima stretta monetaria dal settembre 2023. La Bce ha ulteriormente tagliato le Ue-previsioni sulla crescita, e alzato quelle sull’inflazione, a fronte del prolungarsi della guerra di Usa e Israele all’Iran. La crescita – nel nuovo scenario “di base” – è ora attesa allo 0,8% per il 2026 (dallo 0,9% delle precedenti “staff projections” di marzo), l’1,2% per il 2027 (dall’ 1,3%) e l’1,5% (dall’ 1,4%) per il 2028. L’inflazione è indirizzata verso l’alto, al 3, per quest’anno, e al 2,3% per il 2027 e poi in frenata al 2%, rispettivamente dal 2,6%, 2% e 2,1% delle precedenti previsioni. “Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo – quindi – per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”, è scritto in una nota della Bce. Va detto, poi, che l’inflazione accelera negli Stati Uniti. I prezzi al consumo in maggio sono saliti del 4,2%, in linea con le attese e rispetto al +3,8% di aprile. Su base mensile l’aumento è stato dello 0,5%. L’indice core, al netto di energia ed alimentari, ha segnato un +2,9% tendenziale e un +0,2% mensile. L’inflazione negli Stati Uniti è balzata in maggio ai massimi degli ultimi tre anni complice il caro-prezzi innescato dalla guerra in Iran. L’aumento del 4,2% è, infatti, il maggiore dall’inizio del 2023. L’inflazione, quindi, negli Stati Uniti cresce come da attese. Il “core” rate, ossia l’indice dei prezzi al consumo depurato delle componenti più volatili quali cibo ed energia, più osservato dalla Fed, ha registrato un aumento dello +0,2% su base mensile, inferiore allo +0,3% stimato dal mercato, dopo il +0,4% di aprile. La crescita tendenziale si attesta allo +2,9%, come indicato dagli analisti, dal +2,8% del mese precedente. Nello scenario cosiddetto “avverso”, “l’inflazione potrebbe salire fino al 4,5%”. Le “proiezioni chiave” prevedono, per il 2026, un tasso “atteso in aumento al 2,6% nello scenario di base”, ma i dati recenti indicano “picchi reali che si attestano attorno al 3% su base annua”. Nel biennio 2027-2028, va evidenziato, “l’inflazione è prevista in calo, tornando poco al di sotto della soglia del 2,0%”. Le stime previsionali “indicano per l’Italia un’inflazione media annua attestata tra il 2,4% e il 2,9% nel 2026, spinta dalle tensioni internazionali, per poi scendere verso l’obiettivo del 2% nel 2027 grazie a una normalizzazione dei mercati e delle materie prime”. Per l’intera Eurozona “ si prevede, invece, un tasso intorno al 3% nel 2026, con una riduzione al 2,3% nel 2027”. Va considerato che in Italia “l’impennata dei prezzi dell’energia fara’ aumentare l’inflazione, annullando i recenti progressi registrati nei salari reali’. Le prospettive per l’Italia “sono relativamente esposte all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, vista la quota elevata di energia prodotta a partire da combustibili fossili importati e il peso della produzione manifatturiera esportata”. L’organizzazione di Parigi segnala, poi, “il graduale consolidamento fiscale” che si propone “con il deficit che si riduce al 3,1% del Pil nel 2025, sebbene a un ritmo leggermente piu’ lento rispetto a quanto previsto nella legge di bilancio per il 2026”. L’accelerazione del Pnrr ha reso possibile agli investimenti pubblici di superare il 3,8% del Pil, “’il livello più elevato degli ultimi 35 anni”’. Il debito pubblico è “salito a oltre il 137% del Pil nel 2025”, “a causa degli effetti persistenti sui flussi di cassa derivanti dai generosi crediti d’imposta per la riqualificazione edilizia concessi negli anni precedenti’, vale a dire il superbonus”.