Di Olga Chieffi
“Grandioso” titola la serata che, questa sera, il Teatro Nazionale d’Ungheria di Sgezed, offrirà, alle ore 19,30, al proprio pubblico. Ospite del cartellone è il direttore abruzzese Jacopo Sipari di Pescasseroli, il quale sarà alla testa dell’Orchestra Sinfonica del teatro. “La denominazione della serata, “Grandioso” – ha dichiarato il Maestro Sipari – proviene da questo particolare confronto tra i nostri operisti e una pagina di raro ascolto che è la terza sinfonia con organo di Camille Saint Saens, il cui messaggio è di riflettere su di un sinfonismo emotivo. Infatti, questa sinfonia ha citazioni quasi operistiche, disegnano uno spazio sonoro, come ad esempio i due intermezzi pucciniani, o l’inizio de’ “La forza del destino” le cui prime battute, come quelle di Nabucco già dicono tutto. Il dialogo tra violini e legni in Saint-Saens, ricorda tanto il segno verdiano che cedono il passo al solismo di timbri unici quali l’organo, con le sue diverse “voci” e registri, e il pianoforte, e il finale rapportato al “crescendo” e al grandioso iniziale di Cenerentola. Uno spettro, quindi, che rimanda ad un sinfonismo quasi “vocale”, prerogativa della scuola italiana che sposa il gusto francese. Sono veramente felice di ritornare sul podio di questa orchestra, con cui, per la loro elevata competenza tecnico-interpretativa, posso permettermi di costruire programmi particolari da Bruckner a Shostakovich, da Rachmaninov a Richard Strauss”. Il concerto sarà inaugurato dalla sinfonia del “Nabucco” di Giuseppe Verdi. La pagina inizia con un tema simile ad un corale, presentato dagli ottoni, poi, di colpo l’orchestra si anima ed esplode con violenza. Udiamo, poi, il tema di “Maledetto”, il coro che verrà cantato dagli Ebrei per maledire Ismaele, e da questo motivo teso e vibrante sfocia la celeberrima melodia del “Va’ pensiero”. Il ritorno del tema della maledizione permette la citazione di altri tre temi dei quali uno, quello del duetto tra Nabucco e Abigaille, verrà poi sviluppato con estetica donizettiana. Compositore al quale è dedita maggiormente la ricerca del Maestro Sipari è Giacomo Puccini. Ascolteremo il Puccini giovanile, quello dell’ Intermezzo sinfonico della “Manon Lescaut”, ispirato dalle parole del romanzo di Prévost, con le sue eccitazioni e i suoi sconforti, per poi, passare alla sinfonia della “Cenerentola” di Gioachino Rossini, una pagina che accanto a passaggi brillanti presenta momenti più raccolti, velati quasi da una fuggevole malinconia. E siamo ad una delle composizioni cult del Maestro, l’intermezzo da “Suor Angelica” di Giacomo Puccini, secondo elemento del Trittico, pagina orchestrale di intensa commozione, spesso definita il fulcro emotivo prima della tragedia finale. E’ un momento di delicata malinconia che prepara alla trasfigurazione, l’intermezzo usa impasti timbrici soffusi per evocare un’atmosfera sospesa. Chiusura della prima parte della serata affidata ancora a Giuseppe Verdi, con la sinfonia de’ “La forza del destino”, caratterizzata dai suoi tre accordi iniziali, secchi, che ribadiscono la tonica, simbolo del destino funesto che si abbatterà su Leonora, il tema sinistro e inquieto della maledizione, intrecciato con la melodia del duetto tenore-baritono dell’ultimo atto, sino alla conclusione non drammatica, con il tema di Leonora riproposto nel contesto di una scrittura orchestrale brillante. Seconda parte del programma nel segno di Camille Saint-Saëns con una delle sue massime opere, la Sinfonia n. 3 in do minore, Op. 78, “con organo”, ammirata per la sua maestosa fusione di orchestra, organo e pianoforte a quattro mani, con solista, l’organista Simon Bàlint. Completata nel 1886, rappresenta una sintesi del virtuosismo orchestrale del compositore e della sua capacità di combinare il linguaggio sinfonico con timbri unici, in particolare l’organo e il pianoforte. Questa sinfonia è un omaggio alla memoria di Franz Liszt, amico e mentore di Saint-Saëns, scomparso nello stesso anno. Il primo movimento, un Adagio, molto “sentimentale” che ben si attaglia al sentire del Maestro Sipari, si apre con un’introduzione raccolta e meditativa, caratterizzata da due brevi motivi tematici che fungono da anticipazioni delle successive invenzioni della Sinfonia. Questi motivi, uno cromatico discendente, eseguito dai violini e l’altro melodico ascendente affidato all’oboe e ai flauti, costituiscono un presagio timbrico e melodico delle linee che si svilupperanno nel complesso della composizione. L’atmosfera iniziale si presenta come un’attesa silenziosa, quasi sospesa. Tuttavia, questa quiete viene subito interrotta dall’Allegro moderato, in cui i brividi prodotti dalle note pianissimo dei violini e delle viole dissipano l’intimità e introducono una sensazione di inquietudine crescente, che si trasforma progressivamente in toni drammatici. Il movimento incessante degli archi si espande attraverso l’intera orchestra, mentre i legni e i corni rievocano i motivi introduttivi dell’Adagio, creando un collegamento tematico e timbrico tra le sezioni. A questa tensione si aggiunge un terzo motivo, in ritmo ternario e sincopato, che intensifica la drammaticità e la tensione narrativa, sviluppandosi in una forma sinfonica articolata e complessa, ma al tempo stesso chiaramente intellegibile. Successivamente, la forza emotiva e la varietà timbrica si attenuano in una transizione tranquilla verso il Poco adagio, pagina intrisa di alto lirismo. In questa sezione, gli archi, seguiti dai legni e dagli ottoni, eseguono una melodia struggente, che si ripete con continuità, sostenuta delicatamente dall’organo, creando un’atmosfera notturna e riflessiva in cui la musica si rifrange, si innalza e, infine, svanisce. Nel secondo movimento, la contrapposizione tra l’Allegro moderato e Presto, che in questo contesto assumono la funzione tipica dello Scherzo classico, si oppone radicalmente al lirismo dell’Adagio del primo movimento. Infatti, il compito di concludere solennemente la sinfonia viene affidato a un brillante e “grandioso” Allegro e Maestoso. Questa sezione si apre con due vivaci invenzioni ritmiche, composte da poco più di due cellule ripetute insistentemente (con strumenti come timpani, flauti, oboi e clarinetti), che introducono il secondo movimento. Nel Presto, i motivi principali, ripetuti o frammentati, si susseguono in alternanza e sovrapposizione contrappuntistica, con il pianoforte impegnato in un’attività vigorosa, che schizza uno sfondo sonoro brillante. L’intensità musicale, controllata dall’abilità sinfonica del compositore ma protratta oltre ogni limite immaginabile, culmina in un’esplosione di energia che si disperde in frammenti distribuiti nell’orchestra, creando un’atmosfera di attesa e meraviglia. Questa tensione viene poi spezzata da un potente accordo di do maggiore, suonato dall’organo, che annienta la scena, seguito dall’esultanza collettiva di tutti i settori orchestrali, dai contrabbassi a un bagliore di flauti. La sinfonia si chiude con una grandiosa e sonora evocazione di una festa barocca, una parodia, intesa nel senso di un’imitazione manieristica senza intento caricaturale, di una cerimonia di corte. Nel Finale, la rigorosa severità accademica cela l’ironia e il sorriso dell’autore, che conclude la sua romantica e francese Sinfonia con un’ode antiromantica al Seicento francese.





