Il ritorno del cavalluccio marino alla Gaiola - Le Cronache Attualità
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Il ritorno del cavalluccio marino alla Gaiola

Il ritorno del cavalluccio marino alla Gaiola

Se c’è una cartolina capace di restituire in un solo scatto la grazia e la fragilità di questa terra, è l’immagine straordinaria che in queste ore sta facendo il giro del web direttamente dai canali dell’Area Marina Protetta della Gaiola.

Un piccolo ippocampo, avvinghiato con la coda alle fronde verdeggianti della Posidonia oceanica, che danza sott’acqua a due passi dai resti della villa imperiale del Pausilypon. Un avvistamento che ha il sapore del miracolo ecologico e che segna un traguardo inestimabile per il Parco sommerso: il cavalluccio marino, una delle specie più minacciate e a rischio del Mediterraneo – vittima negli ultimi anni di un drastico calo del 30% della popolazione – è finalmente tornato a casa.

Un prodigio della natura che, a ben guardare, di casuale ha ben poco. Il ritorno del piccolo ippocampo è infatti il frutto maturo di un lungo e silenzioso lavoro di squadra iniziato nel 2023, quando i ricercatori dell’area protetta hanno dato il via al progetto di “restoration habitat”.

Attraverso la piantumazione di talee di Posidonia donate dall’Amp Regno di Nettuno, il team di biologi ha pazientemente ricreato quella prateria sottomarina indispensabile alla sopravvivenza della fauna locale. Nessuno però si sarebbe aspettato che, a soli tre anni dall’inizio delle operazioni, proprio il simbolo per eccellenza della delicatezza dei nostri mari decidesse di mettere di nuovo radici tra i banchi di Posidonia della Gaiola, confermando lo straordinario processo di rinaturalizzazione dei fondali. Eppure, come spesso accade da queste parti, la bellezza più autentica si trova costretta a convivere a stretto contatto con l’incuria e i paradosso burocratici.

Il parco sommerso – custode unico di tre banchi coralliferi e di un patrimonio archeologico sommerso che affonda le radici nel I secolo avanti Cristo tra ninfei e antiche pescherie – continua infatti a essere minacciato da vicino. Ad ogni mareggiata o condizione meteo avversa, una serie di scarichi fognari non ancora bonificati sversa reflui direttamente nelle acque dell’area protetta, mettendo a serio repentaglio l’equilibrio di questo ecosistema appena ritrovato.