Di Maria Lucia Mitsou
Presso la villa comunale di Vietri sul Mare, si è svolta la presentazione dell’antologia “I racconti del Diavolo. Storia della paura” del barone Franco Mistrali, riproposta dopo oltre 160 anni da D’Amico Editore. Evento pre-serata dei Concerti d’estate di Villa Guariglia.
Quando pensiamo all’effetto che l’autore della narrativa gotica voglia sortire sul lettore, torna in mente un brano di Se una notte d’Inverno un viaggiatore di Calvino; lo Scrittore mosso dalla necessità di scrivere per la lettura della Lettrice (che incarna un archetipo) pensa “[…]Ora guardando la farfalla che si posa sul mio libro, vorrei scrivere «dal vero», tenendo presente la farfalla […]Potrei anche descrivere la farfalla, ma tenendo presente la scena atroce d’un delitto, in modo che la farfalla diventi qualcosa di spaventoso”. Ed è proprio la trasformazione di ciò che è naturalmente inoffensivo in qualcosa che atterrisce, perché al di fuori delle leggi naturali, ad alimentare il genere gotico e il genere fantastico. Se pensiamo al gotico, immediatamente, la nostra fantasia corre verso le ambientazioni tetre della Transilvania oppure alle cupe ambientazioni degli autori anglosassoni. Eppure, è oramai acclarato che in Italia nell’Ottocento si è sviluppato un originale filone gotico sensu lato i cui esponenti principali sarebbero Francesco Domenico Guerrazzi, Luigi Capuana o lo stesso Giovanni Verga. Il gotico “all’italiana” diventa genere stricto sensu con la penna del barone Franco Mistrali, in controtendenza con i temi ricorrenti del Romanticismo Risorgimentale italiano. Il distacco di Mistrali dal Romanticismo Risorgimentale in favore di tematiche orrifico-fantastiche, mutuate dal Romanticismo Europeo, ha offuscato la sua opera letteraria fino ai giorni nostri. Sulle tracce delle dimenticate pubblicazioni mistraliane ci si è messo come un segugio Antonio Daniele che ha ricostruito sia la biografia sia la bibliografia del barone con un assiduo e metodico lavoro di ricerca presso antiquari e biblioteche. Proprio a lui va il merito di aver riedito e curato “Il vampiro”. Una storia vera con Keres Editore (2011) e di essere ritornato sul progetto con D’Amico Editore con la pubblicazione di opere neglette nella collana “I Viaggi dell’Empusa”, il cui primo titolo è proprio l’antologia “I racconti del diavolo. Storia della paura”. Durante la presentazione, il dialogo tra Antonio Daniele e l’editore Vincenzo D’Amico si è soffermato sulla nascita del gotico all’italiana, sui suoi precursori e sul minuzioso lavoro di ricerca delle opere del barone perdute nel tempo ma artisticamente valide. Il curatore si sofferma sulla biografia di Mistrali (1833-1880): originario di una delle famiglie della piccola aristocrazia parmigiana, studioso di statistica, geologia e cultore della musica, divenne un fervente sostenitore della causa unitaria e garibaldino convinto; a ciò si aggiunge l’interesse per l’esoterico dal magnetismo alla chiaroveggenza. Proprio il suo interesse per l’occulto deve essere stato di ispirazione per la produzione delle sue opere gotiche in cui le suggestioni prendono la forma sistematica del genere letterario — suggestioni già presenti nelle produzioni antecedenti in forma frammentaria. Si possono ravvisare tracce gotiche già nelle “Operette morali” di Giacomo Leopardi (il Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, del 1827), nel “Fermo e Lucia” (forma embrionale dei I promessi sposi) e nel “Pinocchio” di Collodi. Le atmosfere mistraliane sono contrassegnate dagli elementi tipici del gotico, come l’orologio scordato, il cielo temporalesco carico di elettricità, il campanile lugubre del convento dei frati, che creano nel lettore un sentimento di esitazione e di incertezza in modo da prepararlo alla manifestazione dell’evento sovrannaturale e orrifico. Mentre il curatore si sofferma sugli aspetti letterari della produzione mistraliana e sulle influenze europee con la nascita del filone vampiresco e del fantastico in Italia, l’editore Vincenzo D’Amico sottolinea il complesso lavoro di ricerca delle interessanti opere perdute risalendo ai vecchi periodici ottocenteschi dimenticati nelle soffitte dei palazzi d’epoca oppure negli archivi delle biblioteche; in tale cornice spicca il ruolo della casa editrice locale che, non potendo competere con i colossi dell’editoria, acquista importanza nella funzione di recupero di filoni di nicchia e non di minor interesse sul piano artistico. Al dialogo tra curatore e editore, si alternano i brani letti dal membro della Congrega Letteraria Simone De Luca che ha riportato tra noi per qualche istante lo spettro baronale (cui è stata tra il serio e il faceto lasciata una sedia vuota). Lo stile del barone è scorrevole, cattura l’attenzione del lettore che resta sospeso come in “Caino” i cui due protagonisti restano amici fraterni finché al più sfortunato non si presenta l’occasione di soppiantare l’altro e di appropriarsi dei suoi beni. Ciò che colpisce è anche il tono ironico e beffardo con cui sono introdotte le tematiche horror, come se l’autore si divertisse a causare la “malaveglia” del lettore; è il caso del “Sagrista della parrocchia”, tratto liberamente dal “Circolo di Pickwick” di Dickens. Il protagonista Nataniele Pipkin, zoppo, indigente e devoto, è descritto con tono umoristico mettendone in risalto gli aspetti grotteschi che ben si prestano alle peggiori disavventure. Dalla mescolanza stilistica dei racconti, emerge che il genere, declinato alla maniera di Mistrali, è adattato alla derisione polemica delle istituzioni religiose (Mistrali era un convinto anticlericale) e sociali con il tono dell’invettiva e della beffa. Gli anni ‘60 dell’Ottocento, prolifici per Mistrali a livello editoriale, furono interrotti dalle beghe giudiziarie: fu l’unico condannato per bancarotta fraudolenta per il fallimento della Banca Emilia. Pesano sulla sua condanna i sospetti della vendetta delle inimicizie politiche. Le sue vicende umane insieme alla sua produzione narrativa delineano un personaggio fuori dagli schemi che ha avuto l’audacia di sperimentare nella clericale Italia un genere diffuso nei Paesi di confessione protestante e di averlo declinato in maniera del tutto originale al punto da dare l’avvio al filone vampiresco italiano. Come sottolineato dal curatore e dall’editore, il caso Mistrali, è la dimostrazione di una produzione autoriale con tratti artistici interessanti di cui si sono perse le tracce per controversie giudiziarie, inimicizie politiche e per l’anatema carducciano (Carducci accusò il barone di essersi appiattito su posizioni moderate e filogovernative). La ricerca di produzioni neglette può portare alla riscoperta di altre produzioni valide sul piano artistico che possono arricchire ulteriormente il patrimonio culturale e aiutare a ricostruire l’evoluzione dei generi dalla scala europea e di oltreoceano alla scala italiana.








