di Aniello Manganiello*
Giovedì 29 ottobre con un mio confratello sacerdote e una suora, siamo andati, con due pulmini, a Caserta per ritirare i viveri da distribuire alle famiglie indigenti della parrocchia, dove sono parroco. In fila dalle 10 di mattina alle 17 del pomeriggio. Gli automezzi in numero di 30 con il rispettivo gruppo di volontari. Sono rimasto fortemente amareggiato nel vedere questi gruppi, composti solamente da persone anziane e alcuni dai 55 anni in su. Non ho visto nessun giovane Ma cosa vogliono cambiare questi giovani, mi chiedo, se non hanno amore per la loro gente e per i cittadini più fragili? A cosa serve manifestare se poi non si ha la disponibilità a mettere in gioco qualche ora per i più poveri e per i più fragili? Negli Anni 80 il volontariato era giovane per il 70%, oggi il volontariato è giovane per il 4%. Allora, io penso che una riflessione su questo movimento di giovani, di cui tanto di parla e si sparla, bisogna pur farla, altrimenti rischiamo di dare un’immagine idilliaca di questa gioventù e non va bene, perché andiamo, così facendo, fuori dal quadro della realtà. *padre guanelliano a Scampia





