di Olga Sammauro
Una richiesta chiara, precisa che non lascia spazio a diverse interpretazioni, rivolta dalle associazioni ambientaliste, che ieri si sono ritrovate in via Porto a Salerno, alla futura amministrazione cittadina: opporsi al progetto di ampliamento del porto e quindi alla cementificazione che porterebbe la cancellazione della vecchia darsena nella zona del Circolo Canottieri. Non solo la richiesta di un impegno contro un progetto che dal punto di vista ambientalistico e urbanistico avrebbe come conseguenza lo stravolgimento di uno storico quartiere cittadino, ma ancora poi quella di tutelare posti di lavoro, attività fondamentali su cui poggia una parte importante dell’economia salernitana. Alla mobilitazione “No alla cementificazione del litorale”, organizzata da Italia Nostra e Comitato Salute e Vita per sensibilizzare i cittadini sui rischi del masterplan che ridisegna lo scalo marittimo, hanno preso parte anche cinque degli otto candidati alla carica di sindaco di Salerno. Hanno risposto presenti all’invito Franco Massimo Lanocita, Gherardo Maria Marenghi, Armando Zambrano, Elisabetta Barone e Alessandro Turchi. A loro la richiesta di assunzione di un impegno per contrastare l’ipotesi di ampliamento del molo di levante verso la Costiera Amalfitana che stravolgerebbe gli assetti urbanistici e ambientali della città e metterebbe a rischio un patrimonio Unesco, di cementificazione della vecchia darsena ed anche contro il progetto che prevede una colata di cemento al porticciolo di Pastena che distruggerebbe l’antico borgo marinaro della zona orientale e sottrarrebbe ai residenti la vista del mare. È stato Enzo Ragone, del Comitato Giù Le Mani dalla Spiaggia, a ricordare cosa quel luogo rappresenti per la città e quali sarebbero i rischi ambientali che, invece, si correrebbero: “Qui ci sono attività importanti, c’è la storia della città nel suo rapporto con il mare, ci sono i pontili, la piccola pesca, le tonnare, i cantieri navali. Vogliamo proteggere la storia, vogliamo dire no al cemento e all’inquinamento, quello che sta diventando questo quartiere è dieci volte più pericoloso di quello che erano le Fonderie Pisano a Fratte” ha spiegato Ragone. Non solo i rischi legati all’inquinamento ambientale, ma anche quelli legati al lavoro e all’occupazione. Durissimo, in questo senso, Francesco Cappuccio, titolare dei Cantieri Navali Soriente: “Un progetto scelerato che non prevede il ridimensionamento della nostra attività, ma l’eliminazione totale di tutti i cantieri navali di questa zona. È follia, si buttano in mezzo alla strada 600 famiglie, si giustifica il progetto in nome di un interesse pubblico che di pubblico non ha niente, sono solo interessi privati”. Poi la parola è passata ai candidati sindaci presenti. Per Franco Massimo Lanocita dire no al progetto di ampliamento del porto e bloccare la cementificazione del litorale significa difendere l’identità salernitana. “Siamo uomini di mare e il nostro mare non può essere toccato. Noi che siamo nati a Salerno e non a Ruvo del Monte sappiamo cosa significa essere uomini di mare a difesa di questa grande risorsa”. Assolutamente contrari al progetto Elisabetta Barone e Alessandro Turchi. “Ci batteremo con tutte le nostre forze perché questo progetto non si realizzi. Anche se è portato avanti dall’Autorità Portuale, il Comune può dire la propria, può far sentire forte la voce dei salernitani che non hanno nessun interesse di un ulteriore ampliamento del porto” ha detto Barone. D’accordo con la dirigente scolastica anche il candidato di “Salerno Migliore” Alessandro. “L’ampliamento e la cementificazione comporterebbero un aumento dei disagi per i cittadini, mentre noi invece vogliamo ridurre i loro problemi, vogliamo normalizzare questa città”. Per Gherardo Maria Marenghi la vicenda proseguirà sui tavoli della giustizia amministrativa: “Sono contrario a questo progetto – fa sapere il candidato sindaco Gherardo Maria Marenghi – per una duplice ragione. La prima è una scelta di metodo, la seconda una scelta di merito. Sul piano del metodo, non condivido le decisioni calate dall’alto. Prima di immaginare un progetto così impattante e invasivo, bisognava ascoltare le categorie che saranno lese. È un problema di merito perché credo che i sacrifici si possano imporre ai cittadini solo quando ci sono alla base ragioni di interesse pubblico, che in questo caso non vedo. Qui si tratta solo di distruggere realtà storiche della nostra comunità, come gli ormeggiatori, come il Circolo Canottieri, come i cantieri Soriente, per cui sono decisamente contrario”. Marenghi evidenzia la necessità di avviare un percorso di pianificazione condivisa, fondato sull’ascolto del territorio e sulla partecipazione delle categorie produttive, delle realtà associative e dei residenti direttamente interessati dagli interventi previsti. Secondo il candidato sindaco, lo sviluppo infrastrutturale della città non può prescindere dalla tutela dell’identità storica, paesaggistica ed economica di Salerno, né può tradursi in interventi percepiti come estranei alle reali esigenze della comunità. “La modernizzazione della città – conclude Marenghi – deve procedere nel rispetto dell’equilibrio ambientale, della vocazione marittima di Salerno e delle attività che da decenni rappresentano un presidio sociale, culturale ed economico del territorio. Le grandi trasformazioni urbanistiche richiedono trasparenza, condivisione e una visione realmente orientata all’interesse pubblico.”





