Il Convegno “Prima repubblica, aneddoti e Misteri”, organizzato il 28 luglio scorso, da Luca Pepe, giornalista parlamentare, a Casal Velino Marina, ha proposto una lettura nuova, di continuità e rottura, del ruolo dei partiti storici.
L’on. le Carmelo Conte ha svolto un intervento, partendo dall’analisi svolta nel suo ultimo libro, “Dopo storia di un conflitto tra poteri – Processi e Politica”, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice “Baldini + Castoldi”.
Il libro analizza otto grandi processi celebrati nella “Prima Repubblica”, tra i quali, due di Napoli (Il rapimento di Guido De Martino e Il rapimento di Cirillo, quando Conte era assessore reginale) e due di Salerno: Il Trincerone e Il California che hanno visto imputati Vincenzo Giordano e lo stesso Carmelo Conte, entrambi assolti perché “il fatto non sussiste”
Quattro processi che hanno segnato la storia della Campania e di Salerno, stravolgendone il corso.
L’on. Conte ha svolto alcune riflessioni sulla politica di quegli anni che fanno riflettere e sono ancora di attualità.
Considera la Magistratura responsabile della fine della prima Repubblica?
«No, sono tuttavia convinto che, come scrive Pero Calamandrei, un padre del diritto: “Quando la politica entra per la porta, la giustizia esce dalla finestra”. Come è avvenuto in Italia e in particolare a Salerno, nei primi anni ‘90».
E’ una dura critica alla magistratura?
«E’ una riflessione sull’uso distorto e strumentale fatto, negli anni ‘90, da una certa politica, della giustizia “di accusa”, per imporsi sugli avversari politici, travolgendo gli equilibri sanciti nella Costituzione».
A cosa si riferisce?
«E’ storicamente provato che, dal 1993, il ruolo della magistratura inquirente è divenuto dominante rispetto alla politica e alla stessa giurisdizione, sulla base di teorie tipiche del potere “di parte”. Anche se va evidenziato che la stragrande maggioranza dei “giudici” è restata fedele al “diritto”«.
Ciò vale anche per la magistratura di Salerno?
«In alcune inchieste, anche a Salerno è avvenuto come a Milano, ma non “con mani pulite”. Il problema, mi piace sottolinearlo, ha riguardato qualche inquirente non i magistrati giudicanti che si sono distinti per competenza ed equilibrio».
E’ una denunzia?
«Mi sono sempre occupato di analizzare i fenomeni, quelli sociali ed economici, come quelli giudiziari, solo da un punto di vista politico, per dare delle distorsioni più evidenti una lettura critica ma costruttiva e andare oltre il contingente».
Indichi un caso di distorsione giudiziaria, per Salerno.
«Se Vincenzo Giordano non fosse stato inquisito e arrestato, De Luca non sarebbe diventato sindaco e quel che ne è seguito. Naturalmente la storia no si fa con i “se”, ma come insegna Sofocle: “Il tempo svela tutto, e lo porta alla luce”.
La mia storia mi impone di concorrervi, proponendo una lettura dei fatti per quello che mi risulta e senza retro pensiero».








