di Erika Noschese
Il Comando della Polizia Municipale di Salerno, situato in via dei Carrari, si è trasformato ieri mattina in un insolito scenario di festa e commozione, segnando un punto di svolta fondamentale nel percorso di guarigione della piccola Stree Bhadra. È trascorso un mese esatto da quel drammatico 17 febbraio, quando un pomeriggio di sole tra i viali della Villa Comunale si era mutato in un incubo di sangue. La bambina, di soli tre anni e mezzo, era stata azzannata ferocemente alla testa da un pitbull, un attacco brutale che aveva lasciato l’intera comunità cittadina con il fiato sospeso. La famiglia, originaria di Nocera Inferiore, era in città per avviare la pratica per il permesso di soggiorno, lavorando entrambi: lui in una fabbrica, lei come domestica. Ieri, quegli stessi agenti che erano intervenuti nei momenti concitati del soccorso hanno voluto riabbracciarla in un clima di ritrovata serenità, organizzando una giornata speciale pensata per sovrascrivere il ricordo del terrore con quello della solidarietà e del gioco. L’iniziativa, promossa con forza dal Comandante della Polizia Municipale di Salerno, Rosario Battipaglia, ha rappresentato molto più di una semplice cerimonia istituzionale. È stata la risposta corale di un corpo di polizia che non si è limitato a svolgere il proprio dovere investigativo, ma ha scelto di farsi carico della dimensione umana del trauma. Proprio l’attività d’indagine ha permesso di “chiudere il cerchio” su una vicenda che inizialmente appariva complessa: la proprietaria dell’animale, infatti, si era data alla fuga subito dopo l’aggressione, lasciando la bambina ferita e i genitori nel panico. Grazie a una meticolosa analisi delle immagini di videosorveglianza e a un rapido lavoro sul campo, i caschi bianchi sono riusciti a identificare la donna e a procedere con le contestazioni di rito, garantendo alla famiglia quella giustizia che rappresenta il primo passo verso il superamento di uno shock. Ieri mattina, vinta l’iniziale timidezza, Stree Bhadra ha visto i corridoi del Comando riempirsi di colori. Gli agenti hanno accolto lei e i suoi genitori, Anisha e Ghilesh, con una pioggia di regali carichi di significato simbolico. Tra i doni spiccavano giochi, dolciumi e diversi peluche, tra cui un morbido cagnolino con il guinzaglio, scelto appositamente per aiutare la piccola a riavvicinarsi al mondo animale senza timore. Ma il momento più emozionante è stato la consegna del kit da “piccola agente”: una paletta d’ordinanza in miniatura, un fischietto e un tesserino speciale che l’hanno resa, per un giorno, parte integrante della grande famiglia della Municipale. Oltre ai regali materiali, è emerso il cuore grande del personale in divisa: gli agenti hanno infatti promosso una colletta spontanea tra i colleghi, concretizzata nella consegna di un buono spesa per aiutare la famiglia a far fronte alle necessità del momento, un gesto che ha profondamente toccato i genitori della piccola. A rendere possibile un dialogo profondo e autentico è stata la presenza di un mediatore culturale, che ha permesso ad Anisha e Ghilesh di cogliere ogni sfumatura dell’affetto dei salernitani. La madre della bambina, Anisha Gildh, ha voluto ripercorrere con precisione quei momenti e il senso di profonda gratitudine che la lega oggi alle istituzioni locali. Le sue dichiarazioni, riportate con fedeltà, restituiscono il clima di quel drammatico pomeriggio e la sorpresa per il trattamento ricevuto: “Mio marito lavora in una fabbrica e io presto servizio presso una signora anziana per aiutarla nelle sue necessità quotidiane. Non risiediamo a Salerno, ma abitiamo a Nocera Inferiore. Quel giorno non eravamo venuti in città per una semplice passeggiata: mio marito aveva preso un permesso perché doveva recarsi agli uffici competenti per le pratiche relative al permesso di soggiorno. Eravamo seduti proprio di fronte alla sede comunale quando è accaduto l’imprevedibile. Noi facciamo parte dell’associazione Channel Italia, di cui io sono la presidente e anche mio marito è un membro attivo. Appena si è verificata l’aggressione, il supporto è stato immediato. I presenti hanno sentito subito le grida e ci hanno aiutato; la polizia è intervenuta con una rapidità incredibile, dimostrando una presenza costante e straordinaria”. Il racconto di Anisha prosegue entrando nel merito dell’assistenza ricevuta, sottolineando come la barriera linguistica o l’essere cittadini stranieri non abbia mai rappresentato un ostacolo alla tutela dei loro diritti: “È difficile descrivere a parole quanto abbiano fatto per rassicurarci e rimettere a posto ogni cosa. Siamo stati seguiti con un’attenzione meticolosa sia dalla Polizia Municipale di Salerno che dalle altre forze di polizia, che hanno agito con una tempestività eccezionale per identificare i responsabili. Hanno scattato fotografie e hanno preso le generalità della signora coinvolta e anche dell’animale, risolvendo la situazione investigativa in tempi brevissimi. Inizialmente ero molto preoccupata, pensavo che le procedure sarebbero state lunghe e complicate e che avremmo dovuto attendere ore prima di avere risposte, invece hanno gestito tutto con estrema efficienza. Hanno rintracciato il proprietario e il cane analizzando attentamente i video della sorveglianza municipale. Non so davvero come esprimere la mia gratitudine verso il Comune e la Polizia. Nonostante siamo cittadini stranieri, non abbiamo avvertito alcuna differenza nel trattamento ricevuto rispetto a un cittadino italiano: ci hanno protetto e seguiti con una dedizione e un calore umano commoventi”. La donna ha poi concluso descrivendo lo stato d’animo che ha accompagnato la famiglia nelle ultime settimane, evidenziando il valore terapeutico della festa organizzata ieri: “Anche il papà della piccola era profondamente abbattuto e psicologicamente provato da quanto successo; è stato un mese davvero difficile per tutti noi, carico di dolore e preoccupazione. Soltanto adesso, piano piano, stiamo iniziando a riprenderci e a lasciarci alle spalle questo incubo. Circa una settimana fa, il Comando della Polizia Municipale ci ha contattati telefonicamente dicendo: ‘Per favore, dovete venire qui perché vorremmo consegnare dei doni alla bambina’. Non ci aspettavamo assolutamente nulla di simile, hanno voluto organizzare una vera e propria festa per lei e questo ci ha riempito il cuore di gioia”. La storia della piccola Stree Bhadra, partita da un fatto di cronaca nera che ha rischiato di finire in tragedia, si è trasformata così in una parabola di integrazione e civiltà. La ferita alla testa sta guarendo, ma è la cicatrice della paura quella su cui il Comando di Salerno ha voluto operare con maggiore vigore. Vedere la bambina sorridere tra i caschi bianchi, stringendo i suoi nuovi giocattoli e il suo tesserino da agente, ha rappresentato per tutta la città il segnale più bello di una ripartenza possibile. Salerno ha dimostrato ieri che la sicurezza non è fatta solo di controlli e sanzioni, ma anche di gesti semplici, di vicinanza e di una solidarietà che non conosce confini nazionali o barriere culturali. Un raggio di luce che, finalmente, ha scacciato le ombre di quel pomeriggio di febbraio.





