di Erika Noschese
Salerno si prepara ad accogliere il nuovo assetto istituzionale, ma i nodi irrisolti della passata amministrazione continuano a richiedere la massima trasparenza, soprattutto quando si affronta il delicato tema della gestione dei beni comuni. A pochi giorni dalla chiusura delle urne, si traccia un primo bilancio della fase di transizione amministrativa appena conclusa. Un periodo durante il quale la gestione tecnica di Palazzo di Città ha dovuto approfondire diverse questioni legate al patrimonio immobiliare comunale. Al centro dell’inchiesta giornalistica condotta da queste colonne resta il destino dell’ex Casa del Combattente sul Lungomare di Salerno. L’indagine portata avanti nel corso degli ultimi mesi è stata più volte contestata e definita strumentale o personale. Tuttavia, le ricostruzioni pubblicate si sono sempre basate su documenti ufficiali e atti amministrativi. A chiarire definitivamente la vicenda sono state le verifiche effettuate durante il periodo commissariale. Secondo quanto confermato dal commissario prefettizio Vincenzo Panico e dal viceprefetto Mariella Santorufo, l’associazione Limen non può più usufruire degli spazi utilizzati all’interno della Fondazione Menna. La questione sarebbe stata approfondita anche a seguito delle segnalazioni avanzate dalla presidente della Fondazione, Letizia Magaldi, che avrebbe chiesto chiarimenti sulla gestione degli spazi e sui rapporti formalizzati attraverso un protocollo d’intesa. Dopo l’inchiesta giornalistica, infatti, sarebbe emersa la necessità di verificare la legittimità degli accordi che consentivano all’associazione di operare all’interno della struttura. Ad indignare la presidente Magaldi, verosimilmente, proprio le comunicazioni inviate dall’ex presidente dell’associazione, nelle quali si fa riferimento all’intervento dell’ex sindaco Vincenzo Napoli rispetto agli aspetti economici collegati agli eventi organizzati nella sede. In una mail indirizzata alla presidente si legge infatti: “La sua proposta iniziale consisteva in un contributo di euro 80 per ogni evento tenuto all’interno della sala medesima, poi sostituito, su proposta del sindaco, da una contribuzione mensile forfettaria nei termini già indicati”. Nel frattempo il commissario prefettizio ha disposto ulteriori approfondimenti sulla vicenda, arrivando di fatto ad annullare la convenzione contestata e a restituire la gestione degli spazi e della biblioteca e ai volontari della Fondazione Menna, che oggi sono nuovamente impegnati nell’apertura e nella chiusura della sede. Resta naturalmente garantito l’accesso alla biblioteca da parte degli studenti e dei cittadini, ma non sarebbe più l’associazione Limen a gestire direttamente gli spazi, dopo la comunicazione formale inviata durante il periodo commissariale. Il prestigioso immobile monumentale è stato sottoposto a una disamina implacabile, utile a spazzare via del tutto le chiacchiere infondate. È emersa in primis la duplice e complessa natura giuridica della maestosa struttura: una parte risulta di diretta e inalienabile proprietà dell’ente municipale, mentre la restante fetta è stata ottenuta in comodato d’uso dal Demanio statale, con una concessione in naturale scadenza nel biennio tra il 2027 e il 2028. Per comprendere le reali e pratiche dinamiche di occupazione è assolutamente imperativo tracciare una netta divisione dei piani dell’edificio. Il secondo piano risulta stabilmente in uso alla Fondazione Menna, la quale opera in assoluta autonomia organizzativa, garantendo le consuete aperture settimanali della biblioteca. È stato chiarito che questo superiore livello non è assolutamente interessato da alcuna problematica di promiscuità gestionale. L’equivoco cruciale, fulcro di innumerevoli e sterili polemiche, riguarda le vicende relative esclusivamente agli spazi del primo piano della storica struttura. È in questa specifica porzione di stabile che si innesta l’ingombrante presenza dell’Associazione Limen, un sodalizio giovanile che non possiede e non ha mai posseduto alcun titolo legittimante derivante, in modo diretto o indiretto, dalla Fondazione Menna. Il fantomatico protocollo d’intesa, troppo spesso ostentato pubblicamente per vincolare le attività di Limen e la Fondazione stessa, si è rivelato alla prova dei fatti un atto del tutto inesistente, privo di alcun valore giuridico e totalmente ininfluente ai fini dell’occupazione legale di quegli spazi. La realtà documentale è ben diversa: l’intero primo piano è stato storicamente concesso in uso esclusivo all’Associazione dei Marinai d’Italia tramite una validissima e regolare convenzione. Dunque, deve essere chiaro e cristallino a tutti i lettori che se oggi Limen può usufruire quotidianamente degli spazi della ex Casa del Combattente, è unicamente ed esclusivamente grazie all’ospitalità fornita dall’Associazione dei Marinai d’Italia e non più per via di questo fantomatico protocollo d’intesa con la Fondazione Menna, come invece erroneamente e artatamente raccontato in passato. L’agibilità logistica del collettivo giovanile all’interno di quei locali risulta così completamente e inequivocabilmente slegata dalle sorti, dalle delibere e dalle programmazioni dell’ente culturale sito al piano superiore, spazzando via definitivamente le innumerevoli e pretestuose nubi su presunti favoritismi istituzionali e amministrativi. La vicenda dell’ex Casa del Combattente si inserisce in un più ampio lavoro di ricognizione del patrimonio immobiliare comunale avviato durante la gestione commissariale. Per quanto concerne i beni del Comune di Salerno, occorre precisare che la ricognizione tecnica ha affrontato un patrimonio complessivo di dimensioni colossali, stimato in circa ottomila unità, suddiviso tra innumerevoli aree territoriali, beni mobili di varia natura e ben 732 immobili vincolati e destinati all’edilizia residenziale pubblica. L’approccio squisitamente contabile ha richiesto un intervento chirurgico sui rapporti passivi, ossia quelle strutture logistiche locate da soggetti privati per le esigenze istituzionali del municipio. È stata portata a termine una razionalizzazione molto profonda e necessaria, tradottasi con successo in un taglio drastico del settanta per cento delle spese ordinarie sui fitti. Sui rapporti attivi dell’edilizia residenziale, di contro, l’ente pubblico registra costanti entrate per circa un milione e mezzo di euro all’anno. Tutto il patrimonio immobiliare cittadino è stato finalmente digitalizzato e caricato integralmente sul portale telematico dell’Amministrazione Trasparente, un passaggio ritenuto vitale per consentire il pieno e democratico controllo civico. Nel vasto universo del no profit, l’ente locale segue pedissequamente i dettami di un decreto presidenziale del duemilacinque e delle direttive regionali, da poco aggiornate. Vi è un’attenzione marcata verso le fasce più deboli della popolazione, ampiamente testimoniata da sgravi del venti percento applicati direttamente sui canoni per i locali destinati all’assistenza per la disabilità. Completano il quadro associazionistico ulteriori settantaquattro strutture pubbliche concesse a varie sigle, oggi sottoposte a verifiche rigorose per massimizzarne la fruibilità. Attraverso il coinvolgimento incentivato e diretto della cittadinanza nella cura costante dei parchi, si è cercato di stimolare un profondo senso di educazione civica reciproca. Parallelamente, gli uffici competenti si sono adoperati con vigore per sbloccare le antiche lentezze burocratiche che frenavano l’utilizzo pomeridiano delle palestre scolastiche. Tra i risultati senza dubbio più attesi spicca l’imminente definizione dell’iter per l’ambizioso progetto Vinciprova, sviluppato in collaborazione con l’ente nazionale Sport e Salute per riqualificare strutturalmente le aree idonee all’attività ludica all’aperto.





