“Questo sabato 9 maggio si celebra la giornata dell’Europa, una data dall’elevato significato simbolico e sociale, in cui di fronte ai mutamenti e alle sfide del mondo di oggi, siamo chiamati a sollecitare una Unione Europea che sia davvero pronta a restare forte e indipendente: questo significa unire le forze in nome della sicurezza e della prosperità e proteggere la nostra libertà di decidere in che tipo di società e democrazia vogliamo vivere. E anche nel nostro paese non mancheranno le iniziative, come a Milano dove una rete di giovani italiani è pronta a ritrovarsi in piazza San Fedele. Scenderanno in campo per una scommessa tanto semplice quanto scomoda: che il tempo dell’Europa sia adesso, o non sia mai. Tra campi larghi, larghissimi, strettissimi alla generazione che a malapena ha visto l’Italia vincere i Mondiali del 2006. Quel campo è il campo europeo. Non una cosa di sinistra, destra o centro. Non un fan club brussellese, anzi. Un presidio di persone che ritiene che l’Europa non sia ancora abbastanza presente negli Stati membri, e che il momento di realizzare il sogno europeista sia ora o mai più. Festeggeranno la Giornata dell’Europa dal sapore agrodolce. Belli i video di repertorio in cui Robert Schuman firma la Dichiarazione che avrebbe portato alla nascita della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Belli ma vecchi. Quegli abiti non vanno più di moda, così come il senso di responsabilità che li porterà in piazza. È inutile che le Istituzioni continuano a guardarsi la punta delle scarpe, incolpando questo o quel governo prima del loro… “ma io non c’ero”. Intanto i ragazzi sono costretti a scappare dall’Italia per avere uno stipendio che giustifichi anni di studio. Tra l’altro un governo nazionale può fare poco contro una crisi energetica globale, pochissimo contro i colossi tecnologici americani e cinesi che ridisegnano le regole del lavoro e dell’informazione, zero contro un’epidemia o il cambiamento climatico. La scala a cui si giocano le sfide delle nuove e vecchie generazioni è assolutamente europea. Non dimentichiamolo”.
Così, in una nota, il fondatore e portavoce di “Euromò- Movimento nazionale Unione Europea Continentale (Uec), Rocco Tiso.






