di Arturo Calabrese
Attivo nel sociale e in politica da molti anni nella sua Capaccio Paestum, Eustachio Voza è oggi tra i consiglieri di maggioranza in netta contrapposizione con il primo cittadino Gaetano Paolino.
Consigliere Voza, una situazione di certo non facile a Capaccio Paestum: il Suo pensiero?
“Assistiamo all’inevitabile epilogo di una situazione che nasce dal tradimento del mandato elettorale. Tentare di allargare la maggioranza è un diritto dovere per ogni amministratore. Al contrario, procedere ad una sostituzione, mettendo insieme tutto ed il suo contrario è semplicemente irrazionale, oltre che dilettantistico. In politica i numeri si accompagnano a quello che dovrebbe essere il primato delle idee, non tenere conto degli uni e considerare valida solo la propria visione genera mostri, al pari del sonno della ragione. Purtroppo, a fare le spese di questa triste stagione sono il nostro territorio e i cittadini di Capaccio Paestum”.
Nei mesi scorsi, come gruppo dissidente, avete eccepito la scelta sulla giunta esterna: si può fare qualcosa di diverso?
“Si sarebbe potuto di certo fare! Ricostruisco velocemente. La maggioranza eletta dai cittadini, pur non condividendone le motivazioni, ha avallato una scelta “a tempo” in un clima di vicendevole fiducia. Personalmente, posso riportare la mia posizione: dare voce ai cittadini mediante la presenza in giunta di rappresentanti eletti nelle tre liste più rappresentative, lasciando al sindaco la possibilità di affidare due deleghe esterne. Ma questa è storia. Non si è fatto, nonostante le tante richieste, anche pubbliche, iniziate esattamente un anno fa, quando era già chiaro che i bisogni dei cittadini non potevano essere soddisfatti, né i problemi affrontati da persone lontane dal territorio e senza alcuna conoscenza dello stesso. Un’azione amministrativa inefficace è una vergogna e non voglio parlare dei tanti disservizi sul territorio: sparerei sulla Croce Rossa. Un esempio su tutti: approvare e revocare nel breve volgere di poche settimane un PUC che Capaccio Paestum aspetta da così tanto perché lo si è “approfondito” solo dopo averlo adottato, accorgendosi che non sarebbero stati rispettati gli indirizzi programmatici, è a dir poco imbarazzante. Cito dall’assegno delle elementari: leggere tre volte e imparare. Sarebbe bastato leggerlo prima? È davvero credibile non sia avvenuto?”.
Il sindaco non ha partecipato al consiglio comunale: una manovra politica che diventa sgarbo istituzionale?
“Lo sgarbo istituzionale passerebbe in secondo piano se non si trattasse di un più grave affronto ai cittadini. Un tentativo di non assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte, che oggi ricadono sulle spalle di tutti noi e dei nostri figli. Mi sarei aspettato almeno una difesa d’ufficio della propria posizione politica, non un’assenza di massa che mi ricorda quelle il tempo della scuola, quando nessuno si sentiva preparato per la versione di latino o il compito di matematica. Invece, chi si è assunto la responsabilità di amministrare con la fiducia del paese, quel compito ha scelto di farlo. Nel silenzio di un’aula semideserta, abbiamo approvato una transazione che permette all’Ente di risparmiare quai 15 milioni e poter pensare di chiudere i prossimi bilanci senza il pericolo del tracollo finanziario. Il sindaco e la maggioranza dov’erano? Al mare da spettatori, per evitare una figuraccia ma collezionandone una peggiore, finanche della recentissima revoca del PUC! Adesso il problema è chiarito: si è preteso di amministrare senza rispetto per i cittadini e a dispetto di ogni millantata responsabilità”.
Alla luce della sua lunga esperienza politica e come amministratore, dopo aver sostenuto la candidatura dell’attuale sindaco, a cosa imputa tutto questa situazione?
“Di certo si tratta di uno dei peggiori momenti per Capaccio Paestum, che sembra tornata indietro di decenni in un clima di veleni e paure. Non si è compresa la delicatezza del momento né il contenuto del mandato elettorale ricevuto: dimostrare che Capaccio Paestum non è luogo di malaffare e continuare a puntare sulle potenzialità che è capace di esprimere. In più, purtroppo, si è scelto di incarnare una visione dispotica e non dialogica del ruolo. La mancanza di confronto, dialogo e fiducia hanno portato ad una sorta di autocrazia, divenuta al massimo strana diarchia, al di fuori di ogni logica amministrativa, di cui stanno fortemente risentendo anche gli uffici comunali. Al contrario, dopo le esperienze degli ultimi anni, sarebbe stato il momento di puntare ad un serio rilancio, partendo dal salvare quanto di buono era già stato fatto ma, nel contempo, imparando dagli errori. Salvaguardare il bilancio non può significare tagliare i fondi alle politiche sociali e ai servizi o disinteressarsi delle opere pubbliche…”
Capaccio Paestum nel domani, come vede le prospettive?
“Capaccio Paestum nel domani deve riacquistare fiducia. Credo sia triste che qualcuno possa pensare che non ci sia la possibilità o la capacità di amministrare la nostra città. Capaccio Paestum merita di essere il luogo del dialogo con i cittadini, che non vanno allontanati con fastidio o evitati; con le fasce deboli, i cui bisogni devono essere intercettati prima che diventino necessità; con i tecnici, con i quali confrontarsi sulle opere pubbliche e l’idea di città da ripensare e sviluppare; con le imprese, che vanno coinvolte nello sviluppo sostenibile del turismo, del commercio, dell’agricoltura e della filiera zootecnica, senza demonizzazioni ma con chiara assunzione di responsabilità per tutelare l’ambiente e valorizzare il nostro incredibile territorio”.
Eustachio Voza nel prossimo futuro…
“Lo stesso Eustachio Voza di sempre: impegnato nella professione, nel sociale e per la propria comunità, sia come cittadino che interlocutore politico. Sicuramente sarò presente con la stessa passione, coerenza e, soprattutto, con la libertà di sempre, anche se non credo sia questo il momento di definire in che modo. Continuerò a guardare con attenzione a ciò che accade nella nostra Città e a dare il mio contributo ogni volta che potrà essere utile. Auspico di contribuire a favorire un panorama politico fatto di coesione, in cui continuare a fare ciò che considero giusto, senza lasciarmi condizionare da appartenenze o convenienze. Le mie scelte, anche quelle più recenti, nascono da valutazioni precise e dalla convinzione che la politica debba tornare ad ascoltare, confrontarsi e, soprattutto, dare risposte concrete ai cittadini. Non sono interessato a posizioni personali, etichette o giochi di potere: credo che il futuro politico non si costruisca occupando uno spazio, ma creando le condizioni perché intorno a un’idea possano ritrovarsi persone e competenze diverse, instaurando un clima di fiducia e investendo davvero nei giovani che poi saranno chiamati ad amministrare un giorno questo territorio. A loro vorrei trasferire l’idea e l’esperienza di Ars Politica, così come l’ho conosciuta e vissuta io da giovane appassionato. D’altronde, le passioni vere attraversano le epoche: hanno definito il passato, forgiando un presente che saprà immaginare e disegnare il futuro di Capaccio Paestum con le migliori energie e competenze di questa nostra città”.








