Francesco Guida
È giusto partecipare al dibattito che si sta svolgendo in città, soprattutto perché l’idea di Piano Urbanistico, strumento fondamentale di ogni decisione, risulta inesistente o affastellata chissà dove. Certo è che, seppure più volte dato per pronto e ormai sulla linea di partenza dal mossiere, resta ancora oggi fuori dai canapi, frenato dal decimo cavallo. Accade così che ogni volta che vi è un appuntamento importante per la città, vedasi il Programma di Rigenerazione Integrata Urbana Sostenibile (meglio conosciuto con l’acronimo PRIUS), ci si ritrova di fronte al dilemma di dover richiamare i cavalli al canapo e ripartire daccapo. E dunque il dibattito pubblico sul PRIUS, che pure necessita per norma, viene introdotto da un “sondaggio” de’ noantri, a mo’ di “Euromedia Research”, per cercare di sostenere – questa è l’impressione che se ne ricava – una visione orientata, esposta in chiave Ghisleri. Ancor più stupisce apprendere che il Documento di Orientamento Strategico sarà oggetto di un prossimo Consiglio, quando dovrebbe invece essere propedeutico al PUC e al PRIUS. Insomma, sembra di essere di fronte a un fenomeno di freeze funzionale. Tuttavia, e senza divagare, cercherò di offrire un mio modestissimo contributo al dibattito, senza smarrirmi nella connessione emotiva che potrebbe farmi perdere, oggi, l’opportunità di segnare una traccia e, domani, farmi render conto di essermi sottratto al dibattito. C’è una ragione prioritaria che mi spinge: è in gioco la possibilità di cambiamento per la nostra città. E dunque provo, sebbene con fatica, ancora una volta a offrire un suggerimento senza pensare di imporlo né di rimanere schiacciato da un’obbedienza passiva. Orbene, atteso che la volontà è di assistere alla partenza del Palio, ritengo utile concentrare lo sguardo su due cavalli vincenti: l’equità sociale e la sicurezza. Concetti fondamentali e interconnessi che ridefiniscono la qualità della vita all’interno del nucleo abitato. Entrambi sono necessari per superare la rigida zonizzazione funzionale del passato e garantire una strada sicura verso il traguardo della sostenibilità, della resilienza, dell’inclusione, della digitalizzazione e dell’integrazione del paesaggio nel tessuto urbano. Insomma, la nuova visione della città impone un ripensamento radicale della pianificazione urbana, che deve puntare a rafforzare il business e a far crescere l’impresa in un nuovo contesto: la città smart. È l’unica risposta alle nuove sfide urbane del XXI secolo. Non si tratta di una semplice evoluzione tecnologica, ma di un nuovo modello di sviluppo urbano centrato sul benessere delle persone e sulla sostenibilità ambientale, volto a ridefinire il rapporto tra cittadini, tecnologia e spazio urbano.A sorreggere questa idea c’è ormai un ecosistema di conoscenza. Sono infatti diverse le città che puntano alla tecnologia per rafforzare i fattori interni della sostenibilità e della vita quotidiana, in modo che l’uomo possa continuare a interagire con gli elementi che la contornano: parchi, fiumi, aria, edifici, strade. Esempi ve ne sono nel mondo: il Punggol Digital District a Singapore, l’UpTown, a Milano. I dati urbanistici raccontano di un modello che funziona, facendo registrare una crescita degli investimenti, segno che la capacità di innovare si traduce in benefici per l’intera comunità. Oggi siamo di fronte a un concetto di città diverso da quello del passato e il PRIUS ne è la sintesi. Solo a titolo di esempio, invito a esaminare un intervento molto interessante e aderente al pensiero moderno della città. Parlo dell’avveniristico “smart district”, un intervento di rigenerazione urbana tuttora in corso a Bergamo. Un modello di città per il terzo millennio. Ideato e sostenuto dal fondatore di GEWISS (impiantistica elettrica) e progettato da Joseph Di Pasquale sul finire del 2024. L’intervento sorge su un’ex area industriale, all’interno dello spazio urbano di Bergamo, che da decenni versava in completo stato di abbandono. Insomma, una storia analoga a tante città e, nella fattispecie, a Eboli, dove giace l’ormai ultradecennale area industriale abbandonata dell’ex Pezzullo. Certamente l’intervento di Bergamo, denominato “Chorus Life”, che letteralmente può tradursi in “vita corale”, è stato possibile grazie a un corposo investimento privato, forse difficilmente replicabile per dimensione nella nostra cittadina, certo non per forma, contenuti e idea. Da qui deriva il compito della parte pubblica, che dovrebbe saper intercettare investitori, magari sorretti da un fondo di investimento o da una società di risparmio privato, se si vuole realmente concretizzare il cambiamento. Per ora, quello che deve interessare è la possibilità di replicare il modello, richiamandosi ai tre parametri fondamentali che caratterizzano il nuovo modo di fare architettura-urbanistica, ovvero realizzare un progetto di città che risponda a tre requisiti fondamentali: l’intergenerazionalità, la sostenibilità (LEED Gold) e la digitalizzazione, da racchiudere nella nuova pianificazione urbanistica e nel Prius. Ingredienti utili a garantire la vita della città, le sue funzioni e quelle dei suoi cittadini e a tornare ad essere città- polo, hub di servizi territoriali per i comuni di cintura. Tutto questo, se vogliamo immaginare di trasferire alle generazioni future una Eboli già dotata di prospettive per un nuovo orizzonte, oltre che interpretare i bisogni moderni della living innovation, dove le tre generazioni possono incontrarsi e partecipare alla vita quotidiana. Le nuove forme di pianificazione, il PUC, il PRIUS, devono poter rappresentare per Eboli il nuovo modello di città del futuro, rimodulando fattori essenziali per costruire appetibilità, qualità della vita e connettività. Elementi indispensabili a sostenere un progetto che contenga al suo interno: piazza della Repubblica, l’ex area Pezzullo, gli impianti sportivi e il centro commerciale “Le Bolle”, e realizzare il nuovo asse portante, la nuova direttrice, lo spazio intelligente dove costruire un’officina vivente di città integrata che incorporando le funzioni del vivere, produca la nuova dimensione di crescita e sviluppo.





