Decreto Flussi, Acli: “È un fallimento che alimenta il sommerso” - Le Cronache
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Decreto Flussi, Acli: “È un fallimento che alimenta il sommerso”

Decreto Flussi, Acli: “È un fallimento che alimenta il sommerso”

“Il click day è un fallimento che di fatto genera gravi ingiustizie, lavoro nero e clandestinità”. Così Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle Acli, sul Decreto Flussi che ogni anno permette ai datori di lavoro interessati di assumere personale dall’estero.
Le Acli ribadiscono la necessità di abbandonare la logica emergenziale delle attuali politiche di immigrazione a favore di un ri-disegno della legge quadro sull’immigrazione. “Chiediamo l’introduzione di visti per ricerca lavoro e di meccanismi di regolarizzazione di persone già presenti in Italia con proposte lavorative concrete. Serve una riforma che sia strutturale, di sviluppo e di ampio respiro.
Tutto prevedibile, tutto come sempre!
Come avviene da quasi due decenni anche quest’anno i datori di lavoro interessati ad assumere lavoratori dall’estero, si sono – è il caso di dirlo – “messi in gioco”. E anche quest’anno quella grande roulette che è Il portale ALI del Ministero dell’Interno si è dimostrato inadeguato a gestire la mole di connessioni simultanee che determina il destino lavorativo di decine di migliaia di lavoratori extracomunitari e del nostro sistema produttivo. Non va mai dimenticato che, a differenza di quanto a volte si pensi, in Italia non basta avere un regolare contratto di lavoro per risiedere regolarmente. Si può ottenere un regolare permesso di soggiorno solo se si riceve una regolare offerta di lavoro in un determinato settore, se si proviene da determinati Paesi, se si disporrà di un alloggio idoneo, se, oltre a tutta un’altra serie di requisiti, si farà la domanda nell’istante giusto all’interno di un numero limitato di posti “messi in palio” ogni anno dal cosiddetto “Decreto Flussi” sulla base dell’offerta di lavoro dichiarata dai diversi settori produttivi del Paese.
Pubblicato il 3 ottobre 2023 il Decreto ha programmato l’ingresso regolare per lavoro di cittadini non comunitari per il triennio 2023-2025. Per il 2023 ha messo a disposizione 136.000 quote di ingresso suddivise fra lavoro subordinato, autonomo e stagionale e 9500 nel settore dell’assistenza familiare e sociosanitaria. Con buona pace del confronto con le forze produttive e dell’attività di programmazione il 26 novembre, al termine della fase di precompilazione, risultavano inserite 607.904 istanze, delle quali, 253.473 relative al lavoro subordinato non stagionale, 260.953 relative al lavoro stagionale, 86.074 al settore dell’assistenza familiare e sociosanitaria. Numeri che trasformano appunto il Decreto Flussi in un Click Day e l’orario di invio delle istanze in un terno al lotto, nonostante si abbiano quasi sempre tutti i requisiti per ottenere lavoro e titolo di soggiorno. E quest’anno com’e andata? Marianna Borroni, Responsabile del Servizio Immigrazione del Patronato Acli, sottolinea che ogni anno la procedura si arricchisce di nuovi appesantimenti, nuovi documenti da produrre, nuovi costi da sostenere per confezionare la domanda, nuovi dubbi a cui la Pubblica Amministrazione fornisce risposte in corsa, talvolta troppo a ridosso delle scadenze previste e talvolta con risposte ufficiali che lasciano i quesiti aperti. “Come Patronato Acli ci siamo preoccupati di verificare che le domande da noi inviate possedessero tutti i requisiti necessari per essere considerate valide e complete dalle Prefetture.
Nei 26 giorni consentiti per la precompilazione abbiamo messo impegno e precisione nella preparazione delle istanze per il “lancio nel vuoto” nei giorni fatidici – il click day del 2 dicembre per le aziende e le ditte individuali dei settori individuati dal decreto e del 4 dicembre per le famiglie nel settore dell’assistenza familiare e per i lavoratori richiedenti la conversione di titoli già in possesso a fronte di una proposta di lavoro concreta. Ma la competenza dell’operatore e la completezza della domanda non bastano, bisogna cliccare il pulsante nel secondo giusto, quello in cui tutto funziona. Indicazioni operative su cosa fare alle ore 9 del 2 dicembre, sabato scorso, sono state diffuse dal Ministero alle 19.50 del giorno precedente. Seguirle pedissequamente anche ieri, il 4 dicembre, non è bastato. Forse perché ieri si concentravano più di 86.000 domane (dati ministeriali) a fronte di 9.500 quote solo per il settore dell’assistenza familiare. Non è bastato agli operatori collegarsi da pc su rete fissa o wi-fi, da cellulari e da tutti i browser conosciuti (saltando spesso da uno all’altro), pulire la cronologia, aggiornare più volte (o una volta sola per timore) la pagina del Portale ministeriale per trovarsi in attesa “come criceti” ad osservare la ruota dell’aggiornamento che gira per 15, 20, 25 minuti…. Per poi penetrare in qualche modo nel meccanismo, forse troppo tardi perché la domanda venga accolta.” Un’esperienza frustrante perché davanti si hanno le storie e le speranze di migliaia di persone che sperano in una vita migliore, ma anche le speranze delle aziende che su quelle risorse programmano la propria attività produttiva e le famiglie che a quella persona affidano gli affetti più cari. “I soli numeri delle quote disponibili e delle domande precaricate da soli – afferma Gianluca Mastrovito, Responsabile nazionale Politiche dell’Immigrazione Acli – basterebbero a dire che bisogna procedere ad una riorganizzazione e riforma del sistema sia in termini normativi che in quelli procedurali. Di fatto, dalla fine degli anni ’90 il decreto flussi insieme alle misure riparative della sanatoria/regolarizzazione ex post, dimostrano chiaramente quanto siano anacronistiche le politiche dell’immigrazione nel favorire risposte ai reali bisogni produttivi e non solo del Paese, che non possono di certo essere basate sulla determinazione di rigide quote d’ingresso i cui criteri di assegnazione restano di dubbia e aleatoria applicazione, a partire dalla cronologia di acquisizione delle domande. Le stesse difficoltà di accesso alla procedura confermano la necessità e l’urgenza di ripensare in un’ottica più ampia le politiche delle migrazioni economiche per lavori non altamente specializzati, sia in termini di incremento di numeri che in termini di accessibilità alla procedura. Le criticità che il decreto non risolve sono diverse: l’estensione dell’economia sommersa, l’inefficacia delle burocrazie pubbliche e della rete dei centri per l’impiego, i deficit nel presidio istituzionale dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, che finisce così con l’essere lasciato nelle mani di “attori impropri”. Nel nostro Paese, in questo momento, Il decreto flussi resta l’unico strumento, imperfetto ma prezioso, per gli “ingressi” legali, ma ha bisogno di essere ridefinito in tutti i suoi adempimenti ed a tutti i livelli. La mobilità umana è un dato di fatto, la crisi demografica e la sostenibilità dei nostri sistemi economici un’evidenza: fattori che indicano chiaramente la necessità di mettere nel cassetto innanzitutto la Bossi-Fini”. Il prossimo 12 dicembre, di fatto si chiuderà il Decreto Flussi 2023, con l’ultimo click-day per gli ingressi di lavoratori stagionali. Già oggi sappiamo che circa 500.000 persone vedranno frustate le loro speranze di entrare regolarmente nel nostro Paese o, meglio, saranno costrette a risiedervi irregolarmente andando ad alimentare il lavoro sommerso e le reti dell’irregolarità. A febbraio 2024 con i loro datori di lavoro tenteranno ancora la fortuna. Mai la domanda venisse ammessa resteranno in attesa di essere convocati per ottenere il permesso di soggiorno in buona compagnia di coloro che hanno fatto domanda di emersione 3 anni fa, che restano imprigionati in un limbo burocratico-legislativo.