di Arturo Calabrese
Dopo un lungo periodo di silenzio, nel merito della manifestazione pro ospedale interviene Giovanni Basile. L’attivista agropolese è colui che tredici anni fa, quando l’ospedale ha cessato di esistere, ha portato avanti proteste, manifestazioni, presidi e tutto ciò che poteva essere fatto in uno dei momenti più tristi della storia agropolese e cilentana. Purtroppo, la storia è nota a tutti, ma le sue gesta rimangono. Gesta che, doveroso dirlo, gli hanno inimicato la classe politica, tanto da diventare scomodo a molti per i suoi metodi schietti e senza fronzoli. Anche questa volta dice la sua e lo fa evitando giri di parole, ma entrando subito nel vivo del problema, non risparmiandosi un diretto messaggio a Monsignor Vincenzo Calvosa, vescovo della diocesi di Vallo della Lucania.
Il religioso aveva annunciato la sua partecipazione al corteo del 19 aprile, marcia che ha visto 3mila persone in strada, ma per un imprevisto, un lutto che ha colpito un sacerdote, non ha potuto marciare al fianco dei manifestanti e ha inviato un lungo messaggio.
«Il vescovo Vincenzo Calvosa – dice Basile – è stata una nota stonata. Capisco il lutto che ha colpito un sacerdote (a cui vanno le mie sentite condoglianze), ma avrebbe dovuto rispettare, con la sua presenza, tutti i lutti di 13 anni di ospedale chiuso». Un pensiero forte che ben descrive lo stato d’animo della cittadinanza agropolese. «Chi mi conosce sa che mi sento a disagio nel parlare di questo argomento, che ho vissuto in prima persona come responsabile del comitato dell’epoca, era il 2013, assieme a Don Bruno e a tanti ragazzi – ragiona – il disagio nasce dal fallimento e dal non essere riusciti a cambiare le sorti della struttura.
Da quel periodo a oggi l’ospedale è andato sempre verso il ridimensionamento, fino al fantasma che è adesso. Sono stato lì ieri, in mezzo alle persone come uno qualunque, senza storia e senza ruolo politico: uno dei tanti. Vedevo quelli che facevano la sfilata, quelli del “mi devo almeno far vedere”, i “nuovi vergini” e cioè quelli che all’epoca della chiusura erano timidi. La mia idea resta sempre quella di fare qualcosa di molto eclatante e continuativo – spiega – per capirci, non un paio d’ore incatenati davanti alla struttura. Oggi l’avversario ha un nome e un cognome – aggiunge l’attivista – sarebbe Roberto Fico, colui che rappresenta la continuità di Vincenzo De Luca.
Quest’ultimo, tra un’inaugurazione finta e i proclami, almeno ha portato fuori dal commissariamento la Regione Campania. Ai grillini nostrani chiedo di giustificare meno l’operato del neopresidente e di battere i pugni sul tavolo». Frecciatina anche al locale gruppo del Movimento 5 Stelle, ben noto per le intemperanze e per il poco rispetto di chi la pensa diversamente.
Assenti sulla scena politica da ormai anni, e i risultati nelle urne sono chiari, l’unico momento in cui i pentastellati agropolesi sono riusciti a far parlare di qualche loro iniziativa è quando hanno occupato con un gazebo il posto per i disabili. Silenzio assoluto su altri versanti. Inaspettato momento di gloria.






