Contursi Terme. Le scure del vescovo sugli“abusivi della mozzetta” - Le Cronache
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Contursi Terme. Le scure del vescovo sugli“abusivi della mozzetta”

Contursi Terme. Le scure del vescovo sugli“abusivi della mozzetta”

di Antonio Manzo
Gli “abusivi della mozzetta” stanno per ricevere il ben servito dalla comunità ecclesiale diocesana.
La cosiddetta “mozzetta” è praticamente un paramento utilizzato dal clero ed anche presso alcune confraternite cattoliche.
L’Associazione denominata “Nome del Bambino Gesù” che per decenni è stata considerata come una confraternita che ha sfilato in processione con tanto di abiti e paramenti sacri ora dovrà far i conti con rigore arrivato nella diocesi di Salerno. È il clima teso a fare pulizia per stroncare associazioni laicali dedite a “settarismi”, come il Gregge, o presunte confraternite dedite anche ad accumulo di soldi e proprietà fuori da ogni legge canonica. La “confraternita “di Contursi Terme vanta un “tesoro” in banca che si aggirerebbe intorno ai circa 500 mila euro. Se non di più. Danaro dei fedeli, beni testamentari consegnati all’associazione laicale che viene artatamente confusa come arciconfraternita della diocesi di Salerno ma che ora conta le sue ore finali. La paziente opera di ristrutturazione e risanamento del tessuto ecclesiale condotta pazientemente dall’arcivescovo Andrea Bellandi. La resa di conti che inizia stasera a Contursi Terme con l’invio di un rappresentante del vescovo arriva dopo la prevista festa religiosa del Nome del Bambino Gesù molto sentita nella comunità contursana. La festa è stata celebrata ancora una volta con la congrega rivestita dalla “mozzetta abusiva”, con poche decine di unità dell’associazione laicale a gestire le offerte dei devoti della comunità contursana che vanta un Beato, don Mariano Arciero, e una lunga, storica tradizione di religiosità locale. L’associazione “Bambino Gesù” non compare nell’elenco delle confraternite della Diocesi e, quindi non può essere soggetta a leggi canoniche che regalano la vita di questo tipo di associazioni laicali. L’associazione non è presente nemmeno nel bollettino ufficiale della prefettura del 1932 che disciplinava lo status giuridico di 83 confraternite riconosciute nella provincia di Salerno. Intanto, la gestione delle donazioni è in mano a soggetti privati e non alla Diocesi. I confratelli quasi “banchieri” non sono soggetti ad alcun controllo ma sono sempre ben presenti nella festività contursana occupando le prime file della processione e inducendo la comunità ad una confusione para religiosa.
Parroco di Contursi Terme è un sacerdote stimato, Salvatore Spingi, erede della sede ultradecennale di un predecessore don Salvatore Siani che segnò la storia civica e religiosa del comune termale.
La segnalazione a monsignor Bellandi, ad un mese dalla canonica feste del Bambino Gesù, è arrivata proprio nelle ore in cui una Chiesa meridionale avvia una operazione trasparenza ma anche di rilancio per un recupero delle origini per le Confraternite della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea (Vibo Valentia). Sia pure per motivazioni molto diverse dal caso di Contursi Terme il vescovo di Mileto-Tropea Attilio Nostro, ha reso noto un proprio decreto inviato ai priori e ai commissari delle Confraternite, nel quale prescrive «di far pervenire alla Curia diocesana, entro e non oltre trenta giorni dalla ricezione del presente precetto singolare, l’elenco completo degli iscritti, elenco che deve comprendere nome e cognome del confratello/consorella, luogo e data di nascita, residenza».
Una decisione, quella assunta in Calabria assunta per mitigare in territori “difficili” la presenza ed infiltrazioni nella Chiesa di Confraternite nelle quali militano esponenti di famiglie e clan della ’ndrangheta, utilizzando le associazioni per tutt’altri scopi.
Caso, come già detto in precedenza, del tutto diverso per la “confraternita” di Contursi Terme.
Le confraternite non sono un relitto del passato se non altro per ciò che hanno rappresentato nella religiosità meridionale proprio in quella che fu la diocesi di Campagna e Conza.È la stessa diocesi che cinquant’anni fa ebbe risonanza nazionale con l’esplosione del caso del Beato Alberto a Serradarce di Campagna che poi con il passare dei decenni si è praticamente annullato.