Cirino Pomicino, 'o ministro' degli anni ruggenti della Dc - Le Cronache Ultimora
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Cirino Pomicino, ‘o ministro’ degli anni ruggenti della Dc

Cirino Pomicino, ‘o ministro’ degli anni ruggenti della Dc

Si è spento all’età di 86 anni Paolo Cirino Pomicino,un democristiano fino al midollo, uomo di punta della corrente andreottiana,detta anche ‘primavera’, negli anni ruggenti della Dc. Ministro tra gli anni ottanta e i primi anni novanta, è stato responsabile della funzione pubblica (1988-1989) nel governo De Mita e del bilancio e della programmazione economica (1989-1992) nel sesto e settimo governo Andreotti. Un lungo percorso governativo che gli fruttò il soprannome di ‘O ministro’. Così era chiamato a Napoli, la sua città di origine, ma anche nei corridoi del potere a Roma, nella fase apicale del pentapartito a trazione democristiana. Si laureò in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” con votazione 110/110 summa cum laude, per poi conseguire la specializzazione in neurologia con votazione 70/70 e lode. Eletto alla Camera nel 1976 vi rimase praticamente fino al 1994,fino alla fine della cosiddetta prima repubblica, travolta dalle indagini del pool di magistrati di mani pulite. A Montecitorio è stato anche Presidente della commissione Bilancio tra il 1983 e il 1988 per poi diventare ministro nel triennio dominato dall’alleanza politica fra Bettino Craxi, segretario del Psi, Giulio Andreotti, presidente del Consiglio, e Arnaldo Forlani, segretario della Democrazia Cristiana: il triumvirato, definito giornalisticamente con l’acronimo del CAF, che rappresentò il fulcro del governò del Paese fino al 1992, anno in cui cominciò la parabola discente di un sistema di potere incardinato attorno alla Dc, il partito socialista, i liberali, i repubblicani e i socialdemocratici. Un periodo in cui si accrebbe il potere politico, nazionale e locale, di Pomicino, considerato uno degli uomini più vicini a Giulio Andreotti, tanto da meritarsi un altro soprannome, quello di ‘vicere’,insieme al liberale Francesco De Lorenzo e al socialista Giulio Di Donato, considerati allora i “veri padroni politici” di Napoli. La parabola discendente di quel sistema coinvolse anche Pomicino, con le inchieste di Mani pulite del 1993. E una prima richiesta di autorizzazione a procedere inviata dalla Procura della Repubblica di Foggia alla Camera il 14 febbraio. L’aula la respinse a larga maggioranza. Ma qualche mese dopo venne riformata la disciplina dell’immunità parlamentare e così nel 1994 ‘o ministro’ venne rinviato a giudizio per due distinte accuse, una riguardante la violazione della legge sul finanziamento dei partiti, da cui venne poi prosciolto 12 anni dopo. Da allora fu coinvolto in diverse inchieste e in totale ebbe 42 processi. Superato il tornado di mani pulite, alle elezioni politiche del 2006 venne eletto nuovamente alla Camera nella lista formata dalla DC insieme al Nuovo PSI. Il 9 aprile è stato sottoposto a un delicato trapianto di cuore in seguito a gravi complicazioni cardiache. E problemi di salute lo hanno costretto a subire anche un trapianto di rene e l’inserimento di bypass. Nella primavera del 2008 non viene ricandidato alla Camera. Il 9 ottobre 2010 al Convegno di Saint Vincent, organizzato da Gianfranco Rotondi e Carlo Giovanardi, annuncia la propria adesione all’Unione di Centro. Nel gennaio 2018 presenzia al lancio di Noi con l’Italia – UDC, nuova formazione centrista che formava la cosiddetta quarta gamba della coalizione di centrodestra in vista delle elezioni che si tennero di marzo. Tra alti e bassi, dopo i gloriosi anni 80,Pomicino non ha mai smesso di fare politica, fino alla fine, avendo sempre nel cuore la sua Democrazia Cristiana e con una regola: mai avere alcun risentimento