Cgil: Paralisi dei decreti flussi a Salerno - Le Cronache Ultimora
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Cgil: Paralisi dei decreti flussi a Salerno

Cgil: Paralisi dei decreti flussi a Salerno

di Erika Noschese

I dati della Fondazione Metes parlano chiaro, ma è la terra dei campi della Piana del Sele a restituire la reale dimensione di un paradosso tutto salernitano. Ieri, nel corso di una conferenza stampa indetta dalla Flai Cgil di Salerno, è stata presentata la nuova stagione del “Sindacato di Strada”, un’iniziativa storica che dal 2009 tenta di arginare le storture del mercato del lavoro agricolo e forestale della provincia. Un’azione di monitoraggio e supporto che si inserisce in un contesto macroeconomico locale dai tratti fortemente contraddittori, dove all’eccellenza produttiva si affianca una paralisi burocratica che alimenta il lavoro nero e il caporalato. I numeri emersi dagli ultimi bollettini statistici nazionali evidenziano come la provincia di Salerno rappresenti un polo economico di primo piano, ma costantemente frenato da imbuti amministrativi. Il dossier sui decreti flussi per il biennio 2024-2025 fotografa un vero e proprio corto circuito. Nel 2024, a fronte di una quota stabilita di 5.760 ingressi regolari, le domande pervenute sono state 43.095, segnando un tasso del 748 per cento rispetto alle disponibilità. Di queste, solo 3.632 si sono tradotte in un nulla osta e appena 1.108 hanno ottenuto il visto. I permessi di soggiorno effettivamente richiesti si sono fermati a 210, ovvero un misero 3,65 per cento delle quote. La situazione è peggiorata nel 2025, quando il governo ha tagliato le quote per Salerno a 1.136 unità. Nonostante il ridimensionamento, le istanze inviate dai datori di lavoro sono state 7.899, ma i permessi di soggiorno reali si sono ridotti a quattro singole unità, lo 0,35 per cento del totale. “Questo progetto del sindacato di strada, che abbiamo presentato ieri, nei fatti non parte ora”, ha spiegato Alferio Bottiglieri, segretario generale della Flai Cgil Salerno. “Da ben quindici anni portiamo avanti questa iniziativa, anche se spesso non è adeguatamente conosciuta. Scegliamo solitamente il periodo in cui iniziano le campagne stagionali per intensificare le nostre attività, ma il nostro è un impegno costante che dura tutto l’anno. Consiste nel girare direttamente tra i campi per contattare i lavoratori dell’agricoltura, sia italiani che immigrati, offrendo loro tutele e informazioni. Sul campo verifichiamo chi è senza contratto e chi è regolare, controlliamo le buste paga e monitoriamo i compensi effettivamente erogati. In questo modo abbiamo una percezione reale di ciò che accade sul nostro territorio”. La necessità di una presenza fisica del sindacato risiede nella complessità strutturale del comparto agroalimentare salernitano, dove convivono grandi industrie e microaziende difficilmente intercettabili. “Nel Salernitano coesistono due tipologie di agricoltura: quella nei campi e quella nei magazzini. Vantiamo un’eccellenza nella quarta e nella quinta gamma, ma riscontriamo anche una profonda differenza tra grandi e piccole aziende. Le prime sono legate a marchi di qualità, per cui lì non vediamo sfruttamento o sotto salario. Questi problemi emergono piuttosto nelle realtà più piccole. Questa disparità genera un dumping contrattuale che contrastiamo con fermezza. Negli ultimi anni il problema principale è legato ai decreti flussi e alla legge Bossi-Fini, che alimentano lo sfruttamento e colpiscono non solo gli immigrati, ma anche i lavoratori italiani coinvolti in questo livellamento al ribasso dei salari. Va però riconosciuto che negli ultimi tre o quattro anni la paga reale è sensibilmente aumentata”, ha concluso Bottiglieri. La pressione migratoria e l’incapacità dello Stato di governarla creano una frattura sociale evidente nelle campagne della provincia. A delineare questo scenario è Sara Moutmir, funzionaria della Flai Cgil Salerno, che ha posto l’accento sulla condizione dei cittadini stranieri nel tessuto locale. “Nel territorio salernitano convivono due realtà opposte”, ha rilevato Moutmir. “Da una parte c’è una situazione limpida e trasparente, fatta di lavoratori stranieri residenti da anni, perfettamente integrati, i cui figli frequentano le nostre scuole e sono parte attiva delle nostre comunità. Dall’altra parte, invece, esiste un bacino di lavoratori invisibili, confinati nelle zone più periferiche e limitrofe del nostro territorio”. Per il sindacato, l’azione di strada diventa l’unico strumento per squarciare il velo di isolamento che circonda questi lavoratori, che spesso finiscono vittime di veri e propri raggiri. “L’obiettivo del sindacato di strada è proprio quello di raggiungere queste aree marginali per raccogliere i bisogni di chi è intrappolato in un sistema normativo complesso, governato dai decreti flussi e dalla legge Bossi-Fini, che impedisce l’emersione della regolarità nonostante la ferma volontà dei lavoratori stessi”, ha aggiunto la funzionaria. “Queste persone rappresentano purtroppo il vero serbatoio dello sfruttamento locale. Essendo invisibili è impossibile quantificarli con esattezza, ma un dato certo esiste ed è quello dei nulla osta rilasciati dalle prefetture che non si convertono mai in contratti effettivi di lavoro. Si inceppa un meccanismo in cui il lavoratore viene truffato da intermediari che operano tra i paesi d’origine e aziende talvolta fittizie, o persino ignare del fatto che i propri dati siano stati utilizzati. La Flai Cgil da sola non può risolvere questa emergenza strutturale, ma può farla emergere. Chiediamo di mettere in rete un sistema territoriale di legalità per tutelare donne e uomini che oggi lavorano in nero e sotto la soglia della decenza”. Il quadro provinciale descritto dai sindacalisti trova un forte contrasto nei dati economici generali dei bollettini Metes relativi ad altri comparti della filiera. Se l’agricoltura e l’industria alimentare subiscono le tossine di una burocrazia cieca, il settore forestale salernitano mostra una vitalità inaspettata. Nel rapporto sulle caratteristiche occupazionali della filiera bosco-legno, la provincia di Salerno ha registrato un indice di concentrazione pari a 2,6, mettendo a segno una variazione positiva del 9,1 per cento. Si tratta di un dato in netta controtendenza rispetto ai pesanti crolli subiti dal comparto in altre province italiane, a dimostrazione di come il territorio salernitano possieda segmenti produttivi dinamici e capaci di generare sviluppo. Tuttavia, affinché questa crescita non resti un fenomeno isolato, la Cgil ribadisce la necessità di riforme radicali delle architetture normative nazionali, a partire dal superamento dei meccanismi d’ingresso legati al decreto flussi, per restituire dignità al lavoro e trasparenza all’economia locale.