Casa, UE, lavoro, intercettazioni, voto. Come si deraglia dalla storia - Le Cronache Attualità
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Casa, UE, lavoro, intercettazioni, voto. Come si deraglia dalla storia

Casa, UE, lavoro, intercettazioni,  voto. Come si deraglia dalla storia

Aldo Primicerio

Chi deraglia dalla storia è il “capotreno” che fa uscire il “convoglio” politico fuori dalle rotaie. Perché ne ha perso il controllo, non tiene più conto delle direttrici storiche prevalenti, e con il suo “treno politico” finisce con l’isolarsi, uscire dalla normalità democratica, dalle alleanze internazionali, portando il suo “treno” su posizione estreme. Perché accade?  Perché il “capoconvoglio”, il leader politico di questa fase, non comprende il senso della storia, perché ne è incolto e sprovveduto, e finisce con il comportarsi in modo anacronistico e contrario alla maggioranza del consenso popolare. Quali ne saranno gli effetti lo vedremo sul finire di questa nostra riflessione

 

Il Piano Casa di Meloni contro il disagio abitativo. Una mina, destinata ad esplodere in tante città

Nel range previsto di 10 anni sono previste 100mila nuove abitazioni per un costo di 2miliardi, ma non si sa se saranno alloggi popolari o realizzati da programmi pubblico-privati. Un piano in apparenza ambizioso, dietro il quale ci saranno 200mila sfratti eseguiti con la forza pubblica e non meno di 400mila famiglie senza casa. Un programma che non sarà come lo pensa la Melony Company. Aggraverà la fragilità delle famiglie e la crisi abitativa, già oggi alle prese con decine di migliaia di sentenze dei tribunali italiani e di sfratti eseguiti con la forza pubblica, e 100 famiglie al giorno messe in strada. Qui nessuno è contro la legge ed a favore del caos delle occupazioni abusive. Ci mancherebbe. Ma il problema del disagio abitativo non si risolve solo con le misure punitive e senza i sostegni adeguati per ridurre sul serio il costo di un tetto sotto cui abitare. E poi due altri aspetti che aggravano l’insosteniblità del Piano Casa Meloni. Il primo è la combinazione di misure che rapidizzano ed opacizzano l’esecuzione dello sfratto. L’altro è la privatizzazione delle funzioni legate allo sfratto, che indebolirebbe la tutela dei diritti fondamentali

 

Ma questa UE è in linea con la nostra Costituzione? Le visioni diverse di Mattarella e Meloni

La seconda parola-chiave del titolo punta ad un argomento complesso e controverso. L’art.11 della Carta prevede, sì, la limitazione dei poteri sovrani, ma non la cessione totale. Quando siamo entrati nell’Europa abbiamo invece ceduto tutti la moneta, rinunciando – ricordate? – ad autofinanziarci svalutando e rivalutando. Oggi a comandare è la finanza internazionale cui dobbimo pagare miliardi di interessi. Il nostro Presidente Mattarella l’UE la vorrebbe più federale, con tutti i poteri, anche quello militare, centralizzati su Bruxelles. Meloni invece la vorrebbe confederale, con i Paesi membri a decidere autonomamente su difesa e sicurezza. Sul riarmo, oggi, c’è piuttosto una confusione totale. E qui condivido il pensiero del saggista Grazzini che dà ragione, almeno in questo caso, alla presidente del Consiglio.

 

Italia, è vero, Paese ad economia avanzata. Ma sul lavoro, invece, da estrema periferia, dal quale i giovani fuggono

Nella terza parola-chiave s’identifica l’Italia Paese della “fuga” all’estero. Non riusciamo ad arrestare l’emorragia delle nostre giovani competenze, garantendo ai nostri laureati prospettive dignitose. Peggio se gettiamo lo sguardo ai nostri salari. Sono in discesa, secondo Eurispes, rispetto alla salita dei Paesi emergenti. Il nostro insomma non è un Paese socialmente e lavorativamente sostenibile. Non so se Meloni ed i suoi siano in grado di accorgersene. Dalle loro dichiarazioni non sembra emergere il loro convincimento su cosa sia la “sostenibilità” di un Paese. Meloni dice sempre che la sostenibiltà è un concetto ideologico e che va quindi rifiutato. Non ha capito niente. La sostenibilità non è affatto una questione solo ambientale, ma anche di equità tra generazioni. Il nostro non è un Paese sostenibile perché – lo ha detto l’ex-ministro Giovannini – le generazioni presenti hanno utilizzato risorse naturali e sociali appartenenti a quelle successive. Con la legge 167 dello scorso 2025 finalmente è nata la valutazione dell’impatto delle leggi sulle generazioni. E’ una rivoluzione silenziosa e lenta destinata a cambiare il modo di fare politica, ovviamente quella di politici che nella loro vita hanno studiato ed ispessito la loro visione della società e della vita. A tal proposito, se potessi farlo, introdurrei l’obbligo di una laurea magistrale per tutti quelli che, a qualsiasi livello, ambiscono a fare politica. Eviteremmo così di incrociare gli ignoranti ed arroganti avventurieri dei nostri tempi

 

E’ allarme sugli effetti delle restrizioni alle intercettazioni varate nel 2023 nel solito decreto di questo Governo Meloni

E’ una fotografia inquietante e dirompente sul garantismo esasperato ed inaccettabile su indagini riguardanti mafia e terrorismo, voluto come sempre dagli “eredi di Silvio”. Il punto controverso è il divieto di utilizzare intercettazioni per reati diversi da quelli per cui erano state autorizzate. Un “regalo” a chi sa muoversi sulla sottile linea di confine della legalità. La un regalo a chi? Non è difficile pensare che ci usufruirà di questa restrizione saranno proprio i colletti bianchi, quelli avidi di denaro, potere, complicità. Nordio disse troppi costi. Una bugia. Il denaro e i beni, prima sequestrati e poi confiscati grazie a queste attività, superano di gran lunga le spese sostenute.

 

E’ corsa al varo dello Stabilicum, la nuova legge-voto che dovrebbe garantire più stabilità al Paese. Un’altra bugia. Intanto il centrodx comincia a flettere

Sul voto, non essendoci spazio sufficiente, ne scriveremo meglio più in là. Diciamo solo che sulla nuova legge elettorale, detta anche Melonellum, c’è ancora tanta confusione e disaccordo ma che, sullo sfondo, ci sarebbe il disegno di garantire all’attuale compagine  – con premierato e premi stratosferici di maggioranza – di governare all’infinito già dalle politiche del 2027. Intanto l’ultimo sondaggio di Youtrend dà in calo netto il centrodx al livello più basso dal 2022. Ed invece un vantaggio di due punti del Campo Largo di centrosx. Per effetto di questi numeri, se si votasse domani, la coalizione di centrodestra si fermerebbe al 43,8%, oltre cinque punti in meno rispetto al 49% di mesi fa. Il centrosx “allargato” invece arriverebbe al 45,8%, la quota più alta da quando Meloni è al governo. Con Calenda e Vannacci a fare da decisori. Per ora ipotesi. Alla fine saremo sempre noi a decidere, se riusciremo a restare liberi. E soprattutto se rinunceremo alla tentazione di eludere le urne per dare, più della metà di noi, un calcio nel sedere ai cosiddetti “politici tutti uguali”. Certo, la tentazione c’è. Ma alla fine il calcio ce lo daremmo noi nel nostro sedere.

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