Caro Nordio, ti scrivo per riavere la mia Ferrari - Le Cronache
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Caro Nordio, ti scrivo per riavere la mia Ferrari

Caro Nordio, ti scrivo per riavere la mia Ferrari

di Michelangelo Russo

Con questa, inauguriamo una rubrica di letterine settimanali indirizzate al Ministro Nordio da parte di utenti del servizio Giustizia delusi, o disperati, per la disattenzione di certi uffici giudiziari verso le aspettative legittime di quanti legittimamente attendono la riparazione dei torti subiti. Si è deciso, con la Direzione del Giornale, di esporre all’attenzione del neo- ministro (che ha creato con i suoi annunci molte aspettative, in attesa di riscontri reali) solo quei casi che rappresentano situazioni abbastanza macroscopiche di giustizia negata, sì da impetrare l’attenzione degli uffici ministeriali, e del loro titolare, come ultima speranza quando l’apparato giudiziario non è che ha sbagliato (per gli errori va detto che esiste il sistema delle impugnazioni istituzionali previste dal codice di procedura, alle quali ci si rimette doverosamente), ma non si è proprio avviato, nonostante le denunzie vecchie di anni. Insomma, questa rubrica vorrebbe essere una sveglia per quelle vertenze che, per troppi impegni dei giudici o per errata sottovalutazione della questione, accumulano la polvere delle lunghe attese senza speranze di un esito. Questa storia riguarda una splendida Ferrari Spider, che da cinque anni accumula polvere in attesa di un padrone. La vicenda inizia nell’aprile del 2017, nel territorio di un Tribunale della provincia di Napoli. Il titolare di una grossa concessionaria di auto sportive del Nord Italia corre sotto il Vesuvio per acquistare una Ferrari che pare un buon affare. L’auto, rara a trovarsi, ha già cinque anni, ma il prezzo di 80.000 euro pare buono e tanto più invogliante in quanto l’apparente venditore accetta anche una permuta con un’Audi di prestigio venduta dalla concessionaria. L’affare si conclude, perché l’acquirente si è premurato di accertare dal sito ufficiale Ferrari che l’auto non appare rubata. La vettura, regolarmente registrata nella contabilità dell’autosalone dell’acquirente, parte per il Nord. Dove in breve trova un acquirente. Che però dopo un anno si vede arrivare la Polizia, che gli sequestra l’autovettura come provento del reato di appropriazione indebita. Apriti cielo: il venditore, cioè il malcapitato concessionario che acquistò la Ferrari all’ombra del Vesuvio, si è fatto turlupinare, ed è costretto a risarcire il nuovo acquirente.  Che gli cede, dopo il risarcimento, i diritti sulla vettura oggetto della truffa. Il concessionario del Nord viene a sua volta interrogato dalla Polizia, a cui ha modo di dimostrare tutta la sua buona fede di commerciante accreditato (ha un salone dove Porche, Lamborghini e Ferrari si contano a decine). E finisce lì. Rimane in attesa di avere notizie, visto che è rimasto vittima di una truffa aggravata in quanto i documenti di proprietà mostratigli al momento dell’acquisto, sempre sotto il Vesuvio, erano stati taroccati. Quale vittima di una truffa aggravata dal grave danno patrimoniale (e 80.000 euro lo sono!) attende con fiducia la giustizia, visto che il reato di cui all’art. 640- 61 n.7 c.p. è l’unica ipotesi di truffa procedibile di ufficio. Non presenta quindi querela, temendo possibili ritorsioni dei vesuviani ai danni dell’autosalone, pieno di vetture costosissime.

Confida nel dovere del P.M. di procedere.

Macché! I responsabili della falsificazione dei documenti vengono individuati e rinviati a giudizio. Ma la truffa aggravata ai danni del concessionario lombardo non verrà mai contestata, nonostante i solleciti che il salernitano Avv.to Andrea Gambardella (appassionato di auto classiche), difensore del concessionario, sta inviando da un anno alla Procura competente. Non solo. Lo sfortunato lombardo non riesce nemmeno a costituirsi parte civile. Il GUP non lo ammette, dicendo che dovrà provare la sua buona fede nell’acquisto davanti al Tribunale giudicante. Il P.M. si è ben guardato dall’incriminarlo, ritenendo scontata la sua buona fede di milanese in terra di paccottari. Ma si è dimenticato, lo stesso P.M., di citarlo come teste al dibattimento, dove però lo sventurato è il fulcro dell’imbroglio ai suoi danni. Così non può sperare di comparire davanti al giudice per manifestare il suo stupore (e la sua collera) per un rito giudiziario privo della parte lesa principale. A gennaio ci sarà l’udienza per gli imbroglioni, e ad aprile la truffa ai danni del milanese sarà prescritta.

Così, un cittadino è stato privato del suo diritto di esercitare le legittime pretese risarcitorie in sede penale, come parte civile. Il tutto, con la Ferrari che è ancora in sequestro su decreto del P.M. (non è un sequestro preventivo, che si potrebbe anche capire, ma un sequestro, udite udite, probatorio).

La Ferrari fu sequestrata 5 anni fa come prova del reato, senza alcuna altra motivazione se non questa generica formuletta. Che la Cassazione, precisa e costante, giudica da sempre illegittima nelle sue sentenze; perché va detto nel sequestro sempre, quali sono le prove che si vogliono raggiungere specificamente e con quali mezzi; non basta dire che l’oggetto serve a dimostrare che c’è stato un reato.

Dunque, basterebbe il riconoscimento della nullità assoluta del sequestro operato contro la giurisprudenza della Suprema Corte, e il malcapitato milanese recupererebbe la preziosa vettura che si sta arrugginendo nell’attesa.

Ma a chi dirlo?? La Procura vesuviana in questione vive da anni in gravi problemi organizzativi e di personale. Non resta al concessionario nordico che scrivere al Ministro Nordio, confidando nell’appartenenza geografica di entrambi a terre lontane, dalle insidiose lande vesuviane, dove, state attenti, guardatevi dal comprare una Ferrari.