di Erika Noschese
Trasparenza nei rapporti con la stampa, ma nel rispetto delle regole e della riservatezza delle indagini. È questa la linea indicata da Raffaele Cantone, procuratore della Repubblica di Salerno, nel corso del primo incontro con i giornalisti alla Cittadella giudiziaria dal suo insediamento. Un confronto programmato da tempo e coinciso con l’avvio del nuovo anno giudiziario, durante il quale il capo della Procura ha fatto il punto su alcune delle principali vicende investigative sul territorio. «Questa non è una Procura di mezzanotte, ma una Procura di mezzogiorno. Quindi, grande apertura e grande trasparenza, nel rispetto delle regole», ha detto Cantone, sintetizzando così l’impostazione che intende dare all’ufficio. Una linea che passa anche da alcune scelte organizzative già adottate. La trasparenza, ha precisato, dovrà necessariamente convivere con la riservatezza delle indagini e con le regole fissate dal Consiglio superiore della magistratura. Sulle vicende di interesse pubblico che possono essere comunicate, Cantone ha comunque assicurato la disponibilità propria e dei colleghi a un’interlocuzione con i giornalisti. Sul fronte della sicurezza, Cantone ha escluso che Salerno e la sua provincia siano alle prese con una vera e propria emergenza. «È una provincia che ha problemi certamente significativi, ma non credo che sia una realtà nella quale ci sia un’emergenza sicurezza o, quantomeno, ci sia un’emergenza di sicurezza analoga a quella di altre città», ha spiegato. Una valutazione che non significa sottovalutare le criticità presenti sul territorio, ma fotografare una situazione che, secondo il procuratore, non presenta livelli di allarme paragonabili a quelli di altre realtà urbane. Tra i fascicoli sui quali si concentra l’attenzione della Procura c’è quello relativo alla sequenza di incendi che ha interessato il territorio, compresa la Costiera amalfitana. La Procura ha aperto un procedimento dopo aver ricevuto le annotazioni delle forze di polizia, formulando l’ipotesi che dietro i roghi possa esserci una regia dolosa. «Abbiamo aspettato che ci venisse portata una serie di annotazioni da parte delle forze di polizia e, all’esito di queste annotazioni, abbiamo iscritto un procedimento ipotizzando che ci possa essere una regia dolosa», ha spiegato Cantone. L’ipotesi, ha chiarito, dovrà ora trovare conferma nel corso delle indagini. A destare l’attenzione degli investigatori è soprattutto la «pluralità degli inneschi», elemento che, secondo il procuratore, rende «difficilmente» riconducibile alla casualità la sequenza degli episodi. «Adesso dobbiamo capire bene se questa ipotesi venga corroborata», ha aggiunto. Altro capitolo affrontato durante l’incontro è quello dei reati riconducibili al Codice Rosso. Cantone ha parlato di un fenomeno «numericamente significativo», pur escludendo una situazione «particolarmente preoccupante». La Procura ha una sezione dedicata a questo tipo di procedimenti e una struttura specifica, con il procuratore aggiunto Maurizio Cardea impegnato a tempo pieno sul settore. Il problema, secondo Cantone, riguarda soprattutto la capacità di affrontare il fenomeno nei territori della provincia, dove le forze dell’ordine possono incontrare maggiori difficoltà operative rispetto al capoluogo. Cantone ha affrontato anche il tema delle intercettazioni, spesso al centro del dibattito sulla giustizia e sui costi delle indagini. «Le intercettazioni sono un costo rilevante per lo Stato, ma sono un risparmio sotto tanti altri profili», ha affermato. Il procuratore ha citato, come esempio, il recente sequestro a Napoli di 3,2 milioni di euro in contanti, arrivato al termine di un’attività investigativa che ha fatto ricorso alle intercettazioni. Ma ha richiamato anche l’attività della Procura salernitana: «Nel nostro piccolo continuamente facciamo sequestri anche significativi». Cantone ha però sottolineato che lo strumento deve essere utilizzato «quando sia necessario», escludendo un ricorso indiscriminato da parte dell’ufficio. «Non credo che le facciamo più di quanto sia necessario», ha spiegato, sottolineando al tempo stesso le difficoltà crescenti delle indagini sulla criminalità organizzata senza questo strumento. «Le indagini in materia di criminalità senza intercettazioni non si possono fare», ha osservato, anche in considerazione del fatto che i collaboratori di giustizia sono sempre meno numerosi e, a suo giudizio, non sempre offrono contributi investigativi sufficienti. Tra i fatti più gravi affrontati nei primi mesi alla guida della Procura salernitana c’è l’omicidio del giornalista Luigi “Luca” Esposito, ucciso a Eboli lo scorso luglio. Cantone lo ha definito «la vicenda più grave che si è verificata» dal suo insediamento. Il procuratore ha rivendicato la rapidità della risposta investigativa, dando atto ai carabinieri di aver individuato l’autore del delitto in meno di una settimana, grazie anche alla collaborazione con la Procura. «Noi siamo certi che la ricostruzione dell’omicidio sia quella», ha affermato, precisando tuttavia che restano ancora alcuni accertamenti da completare. L’attenzione investigativa si concentra in particolare sul movente. «Sono in corso attività molto delicate che riguardano soprattutto il movente. Noi riteniamo che le modalità dell’omicidio siano state accertate, dobbiamo capire bene quali sono realmente i motivi», ha spiegato Cantone, indicando come obiettivo la conclusione definitiva dell’indagine entro la fine dell’anno. L’indagato ha confessato e, ha ricordato Cantone, non ha presentato richiesta di riesame. Elementi che, secondo il procuratore, rafforzano la solidità dell’impianto accusatorio, fermo restando il prosieguo degli accertamenti. Dall’incontro emerge dunque una linea precisa: maggiore apertura verso l’informazione, accompagnata però dal rispetto dei limiti imposti dalla legge e dalla tutela delle indagini. Un modello che Cantone ha già sperimentato durante la sua esperienza alla guida della Procura di Perugia e che intende replicare anche a Salerno. «Per noi adesso comincia l’anno giudiziario come la scuola», ha detto, assicurando «l’apertura massima, anche in prospettiva futura», nei rapporti con i giornalisti e sui temi di interesse pubblico. Una Procura di mezzogiorno, nelle intenzioni del suo capo, dove trasparenza e riservatezza dovranno procedere insieme.










