Calitri, viaggio nella memoria storica - Le Cronache Arte Storia Tradizioni Eventi
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Calitri, viaggio nella memoria storica

Calitri, viaggio nella memoria storica

di Vito Pinto

Una visita al Borgo Castello di Calitri è un viaggio immaginifico nel mondo di un tempo che fu. Gioiello nascosto nella regione Campania, il Castello di Calitri è ricco di storia e cultura. «La sua posizione strategica sulla cima di una collina – dice l’assessore comunale Giuseppe Fiordellisi – offre una vista panoramica mozzafiato sulla città e sui dintorni». Il Borgo antico, che fascia il Castello di Calitri, con le strade strette e tortuose, le case in pietra e le chiese antiche è un chiaro esempio di architettura medioevale ben conservata. Il Borgo, stretto quasi cinta muraria del Castello, è stato abitato sino all’ultimo terremoto del 1980 dopo il quale è stato impossibile restarci per le profonde ferite che il sisma aveva inferto all’abitato. Un’opera, però, di riqualificazione che la civica amministrazione sta portando avanti, vede restituito alla fruizione turistica un patrimonio di notevole importanza. «L’obiettivo- sottolinea l’assessore Fiordellisi – è quello di valorizzare il patrimonio storico-artistico e culturale di Calitri, rendendolo accessibile a tutti e creando un’opportunità di sviluppo economico e turistico per la comunità locale.» La ristrutturazione delle antiche sale castellane adibite a museo della Ceramica sono uno splendido esempio di attività amministrativa di un paese che, con grandi sforzi, sta cercando di uscire da un isolamento geografico. Il fervore di iniziative che portano avanti associazioni come la Pro Loco, la Aletrium e soprattutto la CretArte rendono questo luogo di antica tradizione ceramica vivo e pulsante dei saperi propri della bottega delle mani. Da poco, infatti, Calitri è entrato a far parte della dell’Associazione Italiana Città della Ceramica. I suoi antichi manufatti, esposti in luminose bacheche nelle sale del Castello, costituiscono l’esempio più importante di una antica tradizione ceramica, E non pochi sono gli oggetti di questo settore artigianale sono rimasti in bella mostra nelle ristrutturate e messe in sicurezza case del Borgo Castello a testimonianza di una vita improvvisamente interrotta e che oggi ci rimanda una quotidianità interessante. Sulle stradine in pietra si affacciano luoghi di abitazioni e ricovero di animali, antiche botteghe come quella del maniscalco e un frantoio per le olive, il trapetum, soggetto ad un imponente intervento di restauro, la cui macina in pietra veniva azionata dall’infinito girare di asini. Più oltre è un torchio per la spremitura ed una “fornacella” che rimanda a profumi e sapori di buona cucina casalinga: “non solo terracotta smaltata, ma senso di casa” dice Angela Cialeo, artista di un moderno sentire l’arte ceramica calitrana. Un mondo antico, di un tempo che fu, si diceva, ma che a Calitri viene testardamente conservato, valorizzato, con fierezza di appartenenza ad un territorio dove lo spazio per singolo abitante è immenso se si raffronta a quei pochi metri quadrati che ogni cittadino è costretto ad avere a disposizione nelle città e nei paesi più popolosi. Di certo in questi spazi a verde non si ha la concezione dell’inquinamento atmosferico. Dall’alto del Castello lo sguardo raccoglie lo sparso abitato di una conca, ma si allunga anche sulla Basilicata, abitata dai Lucani che tanta parte di civiltà ebbero nel territorio oggi campano. “Dietro quel monte – segnalano ai visitatori – è Barile, patria dell’Aglianico, e Venosa città che diede i natali a Quintus Horatius Flaccus notoriamente noto come Orazio. Stretto tra le valli dell’Ofanto e del Sele, «la presenza di Calitri – dice Luciana Strollo gentile guida turistica – è documentata a partire dal XIII secolo, epoca in cui è testimoniata anche la presenza del Castello, appartenente al demanio imperiale». Le cronache storiche registrano, «nel 1304, l’acquisto del Castello da parte della potente famiglia Gesualdo – aggiunge la Strollo – che ne detennero il possesso per oltre tre secoli, ampliandolo con ripetuti interventi di ristrutturazione. Nel XVII secolo la proprietà passò ai Ludovisi e, infine, nel 1676 ai Mirelli che furono proprietari sino al 1806». La vita del Castello di Calitri e del Borgo è stata decisamente determinata, nel corso dei secoli, dai terremoti. Si ricordano in particolare quello del 1561 e quello del 1694, quest’ultimo particolarmente rovinoso, tanto che la famiglia Mirelli lo abbandonò costruendo un palazzo più a valle. I dissesti provocati dal terremoto del 1980 e il conseguente movimento franoso hanno ulteriormente modificato l’aspetto del luogo e compromesso la stabilità dell’intera parte alta del centro storico, resti sui quali l’Amministrazione comunale sta portando avanti un vasto e interessante progetto di ripristino e riqualificazione dell’intero insediamento medioevale, dichiarato, con decreto ministeriale del 1998, di “interesse particolarmente importante perché costituisce una significativa e rara testimonianza storico-architettonica”. Allo stato è in atto un progetto di recupero del Borgo Castello elaborato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Salerno e Avellino, d’intesa con l’Amministrazione Comunale di Calitri, che prevede, tra l’altro, la sistemazione dell’intera zona, con opere finalizzate a garantire la tutela e la valorizzazione del complesso monumentale ed a consentire la fruibilità da parte del pubblico. Trattasi, in effetti, di un vero e proprio “restauro urbano”, un progetto che già vede i suoi frutti nella istituzione del Museo della Ceramica, ambienti dove sono presenti sezioni storiche con manufatti dalla preistoria al rinascimento e maioliche otto-novecentesche. Spazi sono già dedicati alla produzione ceramica contemporanea con mostre di artisti provenienti dai centri di antica tradizione ceramica campana. Significativa è la mostra permanente di opere realizzate dall’artista calitrana Francesca Armiento, che incanta per le sue creazioni sia di forme che di smalti. Di recente l’associazione CretArte, sotto la spinta delle artiste Angela Cialeo e Concetta Di Cecca, ha organizzato il meeting “una riggiola per Calitri” invitando vari artisti dei centri ceramici campani, i quali hanno realizzato opere che saranno messe in mostra su un muro cittadino sì da costituire un nucleo di museo a cielo aperto. Ritorna alla mente quel sentire intimo, profondo di Angela Cialeo: «il futuro reinterpreta e irradia l’intuizione passata… dal grembo dell’uso, il design». Viaggio nel tempo che fu, si diceva all’inizio e certamente è un viaggio nella storia di antiche tradizioni anche la tenacia con la quale gli artisti di calitri continuano a produrre i loro manufatti per la quotidianità e le loro opere di arte ceramica, legati ad una memoria storica che, in questa vasta area della Valle dell’Ofanto, al confine di tre Regioni, sembra essere qualcosa profondamente innata nell’intimo più antico e autentico di questa popolazione.