Si chiude nel segno del Mediterraneo la ventottesima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, che conferma il proprio ruolo di punto di riferimento internazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale e la promozione del turismo archeologico. Un’edizione che ha registrato 8.500 visitatori, 150 espositori, 170 conferenze e 750 relatori, mettendo al centro il dialogo tra i popoli, la sostenibilità e le nuove prospettive della ricerca scientifica. A caratterizzare la giornata conclusiva è stata la presentazione di un ambizioso progetto di ricerca dedicato al Mediterraneo, frutto della collaborazione tra la Fondazione Mont’e Prama di Cabras, in Sardegna, e il Museo Archeologico Nazionale di Madrid. Un’iniziativa che punta a ricostruire gli antichi rapporti tra le civiltà affacciate sul bacino mediterraneo, attraverso lo studio delle testimonianze archeologiche e delle influenze culturali che hanno attraversato i secoli. Il progetto è stato illustrato per la prima volta in Italia, davanti a una platea qualificata di operatori e studiosi, dal presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, e dalla direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Madrid, Isabel Izquierdo Peraile. A coordinare il confronto è stato l’editorialista del Corriere della Sera Paolo Conti. Particolarmente significativo l’intervento del grecista Louis Godart, studioso di civiltà micenea e già consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico del Presidente della Repubblica, che ha rilanciato una suggestiva quanto controversa ipotesi sul ruolo delle popolazioni sarde nel Mediterraneo antico. Secondo lo studioso, i Sardi potrebbero aver avuto un ruolo determinante negli sconvolgimenti che interessarono le grandi civiltà del Mediterraneo orientale, tra cui Micenei e Ittiti. A sostegno della sua interpretazione, Godart ha richiamato la presenza di reperti riconducibili alla Sardegna in diversi siti archeologici di Creta, Cipro e delle coste del Mediterraneo orientale. Elementi che, secondo il grecista, potrebbero testimoniare rapporti molto più profondi di quanto finora ricostruito tra le popolazioni nuragiche e le civiltà dell’Egeo. «Immagini di guerrieri sono uguali ai nuragici, con lo scudo rotondo e le spade rinvenute nell’Egeo e a Creta», ha spiegato Godart, avanzando l’ipotesi di una possibile identificazione tra gli Sherden, uno dei cosiddetti Popoli del Mare, e gli antichi Sardi. Una ricostruzione sulla quale il dibattito scientifico resta aperto, come sottolineato da Luca Cheri, archeologo e responsabile dell’area scientifica e didattica della Fondazione Mont’e Prama. Il confronto ha evidenziato proprio l’importanza di approfondire, attraverso nuove ricerche e collaborazioni internazionali, le numerose questioni ancora irrisolte della storia mediterranea. All’incontro hanno preso parte anche Marcella Giorgio, presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, Cinzia Rampazzo, presidente della Confederazione Italiana Archeologi, e l’archeologo Giorgio Murru. Nel corso della giornata conclusiva è stato inoltre consegnato il Premio Paestum ad Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura. Un riconoscimento assegnato per il suo impegno nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio archeologico italiano, con particolare riferimento alla direzione del Parco Archeologico del Colosseo, diventato un modello di eccellenza internazionale grazie a prestigiose esposizioni e progetti innovativi. La motivazione del premio ha evidenziato anche il contributo offerto da Russo alla diffusione della conoscenza archeologica come patrimonio condiviso e strumento di dialogo tra i popoli. A tracciare il bilancio della manifestazione è stato il fondatore e direttore della BMTA, Ugo Picarelli, che ha sottolineato la crescita e il consolidamento della Borsa nel panorama internazionale. «La BMTA conclude la XXVIII edizione, consapevole di essere riferimento unico per tutti gli addetti ai lavori, che puntano a una valorizzazione consapevole del patrimonio culturale e a una promozione del turismo culturale all’insegna dell’esperienzialità e della sostenibilità», ha dichiarato Picarelli. Il direttore ha inoltre rimarcato il coinvolgimento delle istituzioni nazionali, a partire dal Ministero della Cultura, presente con i direttori dei Parchi e dei Musei archeologici autonomi, i capi Dipartimento e i direttori generali. Significativa anche la partecipazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Un impegno istituzionale che, secondo Picarelli, rappresenta il riconoscimento della capacità della Borsa di costruire relazioni e favorire lo scambio culturale tra i popoli del Mediterraneo. Particolare attenzione è stata riservata anche al contributo della Regione Campania, protagonista attraverso l’Assessorato al Turismo, che ha accompagnato la manifestazione con approfondimenti dedicati alle aree interne, all’accessibilità e alle nuove opportunità di sviluppo turistico. Tematiche considerate strategiche per un territorio che può contare su un patrimonio archeologico, paesaggistico e culturale di straordinario valore. I numeri dell’edizione confermano la dimensione internazionale della manifestazione. Nei 5.000 metri quadrati di superficie espositiva hanno trovato spazio 150 espositori provenienti da 15 territori regionali italiani e da dieci Paesi complessivi: Italia, Albania, Azerbaigian, Cuba, Estonia, Giordania, Macedonia del Nord, Serbia, Tunisia e Vaticano. Sedici le sezioni tematiche e 170 le conferenze organizzate in sei sale contemporaneamente, con il coinvolgimento di 750 relatori. Il Ministero della Cultura ha contribuito con oltre cinquanta incontri, venti laboratori e uno spazio espositivo superiore ai 500 metri quadrati, ospitando anche gli stand di 22 istituti statali autonomi tra Parchi, Musei e Direzioni regionali. Rilevante anche la partecipazione del mondo della scuola, con 2.200 studenti coinvolti nelle iniziative dedicate alla formazione e alla conoscenza del patrimonio archeologico. Un investimento sulle nuove generazioni che rappresenta uno degli elementi distintivi della Borsa, nella convinzione che la tutela dei beni culturali passi necessariamente attraverso l’educazione e la consapevolezza del loro valore. Sul fronte turistico, il workshop del 31 ottobre ha visto la presenza di venti buyer, tra operatori nazionali e tour operator europei selezionati dall’ENIT, provenienti da Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna. Gli operatori hanno partecipato anche a un educational di cinque giorni, con visite a trenta siti tra Caserta, Salerno, Cilento e Vallo di Diano. Un’occasione per promuovere l’offerta culturale campana sui mercati internazionali e favorire nuove opportunità di collaborazione tra territori e imprese del settore. La XXVIII edizione è stata promossa dalla Regione Campania e dai Parchi Archeologici di Paestum e Velia, in collaborazione con la Camera di Commercio di Salerno, la Provincia di Salerno, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e con il coinvolgimento delle rappresentanze delle istituzioni europee in Italia e dell’ENIT.Numerosi anche i partner istituzionali, scientifici e culturali che hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione, insieme alle università, alle associazioni professionali degli archeologi e agli organismi impegnati nella salvaguardia e nella promozione del patrimonio. Il servizio di accoglienza è stato curato dagli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore Ipsar Piranesi di Capaccio Paestum, coinvolti direttamente nell’organizzazione dell’evento. Con la chiusura della ventottesima edizione, la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, ideata e organizzata dalla Leader srl sotto la direzione di Ugo Picarelli, rinnova dunque la propria missione: trasformare l’archeologia in un’occasione di incontro, conoscenza e sviluppo, facendo di Paestum un luogo privilegiato di confronto tra passato e futuro. E proprio il Mediterraneo, con le sue rotte millenarie e le civiltà che ne hanno scritto la storia, diventa il simbolo di questa prospettiva: un patrimonio comune da studiare, tutelare e valorizzare, nella consapevolezza che la conoscenza delle proprie radici rappresenti anche uno strumento per costruire nuove relazioni tra i popoli.








