Bicchielli: “È il tempo della rivoluzione liberale” - Le Cronache Ultimora
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Bicchielli: “È il tempo della rivoluzione liberale”

Bicchielli: “È il tempo della rivoluzione liberale”

«La rottamazione non è un premio per chi non paga, ma uno strumento che consente a famiglie e imprese in difficoltà di regolarizzare la propria posizione e di ripartire. La decisione del sindaco Vincenzo De Luca è un errore politico». A dirlo è l’onorevole Pino Bicchielli, deputato salernitano di Forza Italia, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico e vice responsabile nazionale Enti Locali del partito.

Bicchielli è stato tra i firmatari del documento che nelle scorse settimane ha aperto un ampio dibattito sul futuro di Forza Italia in Campania. Con lui abbiamo affrontato i principali temi dell’attualità politica regionale e nazionale, dal ruolo degli azzurri nel Mezzogiorno agli equilibri del centrodestra, fino alle prospettive del partito.

Onorevole Bicchielli, il documento che lei ha firmato è stato definito da alcuni come il manifesto dei dissidenti di Forza Italia Campania. È una lettura corretta?

«No. I dissidenti contestano. Noi abbiamo proposto. Quando quattro parlamentari eletti in Campania e metà della rappresentanza regionale del partito chiedono una riflessione sulla guida politica di Forza Italia, non siamo di fronte a una polemica personale. Siamo di fronte a un fatto politico che merita di essere affrontato con serietà. Nessuno mette in discussione le qualità personali dell’attuale segretario regionale. Tuttavia la politica non si misura sulle qualità individuali, ma sulla capacità di costruire consenso, valorizzare una classe dirigente, allargare il perimetro del partito e mantenere unita una comunità politica. Quando una parte così ampia del gruppo dirigente avverte la necessità di aprire una discussione, il tema non è chi pone la questione, ma perché quella questione viene posta. Siamo contrari a guerre interne o regolamenti di conti. Abbiamo chiesto una riflessione politica. Credo che il buon senso suggerisca di prendere atto che si è aperta una fase nuova. Le organizzazioni forti sanno rinnovarsi quando necessario. È così che si costruisce il futuro».

Quale deve essere oggi il ruolo di Forza Italia in Campania?

«Forza Italia deve tornare a essere il grande partito dei moderati campani. Dobbiamo recuperare centralità politica, radicamento territoriale e capacità di attrazione verso amministratori, professionisti, imprese, giovani e società civile. La vera sfida non riguarda una singola scadenza elettorale. Riguarda la costruzione di una comunità politica unita capace di durare nel tempo e di rappresentare chi crede nei valori del popolarismo europeo, del liberalismo e del riformismo. Ma credo che ci sia una sfida ancora più importante. Forza Italia deve tornare a essere il motore di una nuova rivoluzione liberale italiana. Il mondo è cambiato, la società è cambiata e la politica non può limitarsi a riproporre categorie del passato. Essere liberali oggi significa continuare a difendere l’impresa, il lavoro, il merito e la libertà economica, ma significa anche avere il coraggio di affrontare senza pregiudizi i grandi temi che attraversano la società contemporanea, compresi alcuni diritti civili sui quali una forza autenticamente liberale deve saper discutere con apertura, equilibrio e modernità. La nostra identità non deve essere conservata in una teca. Deve essere aggiornata ai cambiamenti del nostro tempo, restando fedele ai valori fondanti di libertà, responsabilità e centralità della persona».

Parliamo di Salerno. Lei ha criticato la scelta di De Luca di non aderire alla rottamazione delle cartelle comunali. Perché?

«Perché ritengo sia stata una scelta sbagliata. La rottamazione non è un premio per chi non paga, ma uno strumento che consente a famiglie e imprese in difficoltà di regolarizzare la propria posizione e di ripartire. In una fase economica ancora complessa sarebbe stato un aiuto concreto per tanti cittadini. Per questo considero quella decisione un errore politico. Chi amministra dovrebbe utilizzare tutti gli strumenti disponibili per aiutare chi vuole tornare in regola».

Passiamo alla politica nazionale. La crescita di Roberto Vannacci rappresenta una delle principali novità del panorama politico italiano. Come la giudica?

«Indubbiamente Roberto Vannacci rappresenta una novità politica che ha intercettato una parte dell’elettorato. Detto questo, le sue posizioni sono molto lontane da quelle che caratterizzano Forza Italia. Noi siamo una forza liberale, europeista, atlantista, garantista e moderata. Questa è la nostra identità e non intendiamo rinunciarvi. Le differenze culturali e politiche sono evidenti ed è giusto riconoscerle con chiarezza».

Un maggiore peso elettorale di Vannacci potrebbe modificare gli equilibri del centrodestra?

«Il centrodestra oggi è forte perché, sotto la guida di Giorgia Meloni, è riuscito a tenere insieme culture politiche diverse all’interno di un progetto di governo credibile. Il tema non è aggiungere o sottrarre un nome o una sigla. Il tema è capire se ogni evoluzione politica rafforza o indebolisce quel progetto. In politica non conta la somma delle etichette. Conta la credibilità della proposta politica e la capacità di governare. Forza Italia continuerà a rappresentare l’anima liberale, europeista, popolare e garantista della coalizione, un pilastro dal quale non si può prescindere. È un ruolo essenziale e irrinunciabile per il centrodestra, partendo da queste posizioni possiamo discutere con tutti».

Dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi molti prevedevano un ridimensionamento di Forza Italia. Non è accaduto. Quanto pesa la leadership di Antonio Tajani?

«Pesa moltissimo. Antonio Tajani ha raccolto una delle eredità politiche più difficili della storia repubblicana e lo ha fatto con equilibrio, autorevolezza, esperienza internazionale e profondo senso delle istituzioni. Molti avevano previsto la fine di Forza Italia. I fatti hanno dimostrato il contrario».

Quale deve essere oggi la missione di Forza Italia?

«Forza Italia deve essere il luogo politico in cui si incontrano tradizione e innovazione. Dobbiamo custodire l’eredità politica di Silvio Berlusconi, ma anche avere il coraggio di interpretare il tempo che viviamo. Il mondo del 2026 non è quello del 1994 e una grande forza liberale non può limitarsi a difendere ciò che esiste. Deve essere capace di guidare il cambiamento. Per questo penso che Forza Italia debba promuovere una nuova rivoluzione liberale: meno burocrazia, meno tasse, più merito, più opportunità per i giovani e per chi produce ricchezza, ma anche una maggiore capacità di confrontarsi con i cambiamenti culturali e sociali che attraversano la società. Una forza liberale non deve avere paura del confronto sui diritti civili. Deve affrontarlo senza ideologie, senza estremismi e senza subire mode culturali, mettendo sempre al centro la libertà e la dignità della persona».

 

Veniamo alla vicenda giudiziaria che riguarda Fulvio Martusciello. Qual è la sua posizione dopo la revoca dell’immunità parlamentare da parte del Parlamento europeo?

«Sono e resto un garantista. Ho fiducia nella magistratura e sono convinto che Fulvio Martusciello avrà modo di dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. La revoca dell’immunità non è una condanna, ma un passaggio procedurale che consente agli organi inquirenti di svolgere il proprio lavoro. Sarebbe sbagliato trasformare una vicenda giudiziaria in una sentenza politica preventiva. E aggiungo un punto che considero importante: la vicenda giudiziaria non ha alcuna relazione con il documento politico che abbiamo sottoscritto. Chi tenta di sovrapporre i due piani commette un errore. Noi abbiamo posto una questione politica che nulla ha a che fare con vicende personali».

Questa vicenda rischia di avere conseguenze politiche per Forza Italia in Campania?

«Credo che oggi il partito debba concentrarsi soprattutto sul proprio futuro politico e organizzativo. Le questioni giudiziarie seguiranno il loro percorso nelle sedi competenti. Noi abbiamo il dovere di occuparci dei cittadini, dei territori e della costruzione di una proposta credibile per il futuro della Campania».

In una recente intervista Martusciello l’ha attaccata sostenendo che lei non conoscerebbe nemmeno l’inno di Forza Italia. Le ha dato fastidio?

«Più che fastidio, mi ha stupito. Non perché qualcuno abbia messo in discussione la mia conoscenza dell’inno di Forza Italia, che naturalmente conosco, ma perché dimostra quanto distante possa diventare il dibattito politico dai problemi reali. Mentre migliaia di iscritti si interrogano sul futuro del partito, mentre amministratori e dirigenti chiedono una riflessione sull’organizzazione, sulla classe dirigente e sulle prospettive di crescita di Forza Italia in Campania, il tema diventerebbe verificare se un parlamentare conosca o meno un inno, che ovviamente conosco. Credo che i cittadini si aspettino da noi risposte su lavoro, sviluppo, infrastrutture, sicurezza, sanità e crescita economica. Se il confronto politico viene ridotto a queste polemiche imbarazzanti, forse il problema non riguarda chi viene attaccato, ma chi non riesce più a confrontarsi sul merito delle questioni poste.

Quando un segretario regionale sente il bisogno di attaccare pubblicamente un parlamentare del proprio partito invece di confrontarsi sulle questioni politiche sollevate da una parte così importante della classe dirigente, probabilmente significa che il problema non è l’inno. Il problema è che non si riesce più a rispondere nel merito delle questioni poste. Io continuerò a occuparmi del futuro di Forza Italia, della Campania e del Paese. Per carattere e per formazione ho sempre pensato che la politica si misuri sulle idee, sui risultati e sulla capacità di costruire comunità. Le cene e i karaoke non mi appartengono come modo di intendere l’impegno pubblico».