Basilio Malamisura: su Coscioni De Luca non può restare indifferente al clamore mediatico - Le Cronache
Salerno

Basilio Malamisura: su Coscioni De Luca non può restare indifferente al clamore mediatico

Basilio Malamisura: su Coscioni De Luca non può restare indifferente al clamore mediatico

di Erika Noschese
«De Luca non può restare ancora indifferente a tanto clamore mediatico che, in un momento così delicato, non giova alla sua immagine e alla condivisione delle sue scelte». Lo ha detto il dottor Basilio Malamisura, responsabile sanità per Forza Italia, commentando la vicenda che riguarda il responsabile del dipartimento di cardiochirurgia Enrico Coscioni, interdetto per un anno dall’esercizio della professione medica.
Dottor Malamisura, partiamo dalla questione sanità: liste d’attesa lunghissime, casi di malasanità. Da medico, quale scenario vede?
«Lo scenario che ci si para davanti è a tinte fosche; per ognuna dei suoi rilievi occorrerebbero fiumi di parole invece ora occorrono fatti. Le liste d’attesa si allungano a causa dell’incremento della richiesta da parte della popolazione, specie in età avanzata; la prevenzione costa e il sistema sanitario non può reggere l’impatto derivante dalla preoccupazione di malattia emergente negli individui che non trova risposta in un territorio a sua volta oberato di obblighi e adempimenti il più delle volte ridondanti, che finiscono per distogliere gli operatori dal loro scopo principale: la “care” del paziente. Molti di questi individui hanno soltanto bisogno di essere rassicurati, ascoltati, compresi nelle loro difficoltà e invece, complice la fretta imposta da ritmi, finalità economiche e da un eccesso di medicina difensiva, aumenta il ricorso a indagini strumentali spesso inutili che inevitabilmente aumentano le liste d’attesa. La riforma deve partire dal basso, non dall’aumento dell’offerta: occorrono “più ascolto e meno indagini”».
A proposito di malasanità, il braccio destro di De Luca, Enrico Coscioni, interdetto per un anno. Cosa ne pensa?
«Occorre distinguere l’aspetto politico da quello strettamente medico. Da medico non posso che dire di attendere l’esito delle valutazioni dei consulenti del giudice a confronto con quelle, doverose, dei consulenti di parte. Non possiamo ovviamente tralasciare le considerazioni umane di fronte a un uomo, ancora relativamente giovane sebbene affetto da alcune patologie significative, deceduto a causa, sembrerebbe, di un errore medico. La Torre cardiologica, con il suo fiore all’occhiello rappresentato dalla Unità Operativa Cardiochirurgica, non smette da tempo di essere al centro di aspre polemiche dopo lo sdoppiamento “funzionale” dell’Unità Operativa prima e l’abbandono poi da parte del delfino del suo ideatore e fondatore anni prima (il Professor Di Benedetto) nella persona di Severino Iesu migrato verso altri palcoscenici, più riconoscenti del suo valore professionale, insieme ad alcuni membri della sua equipe. A questo punto il provvedimento del Giudice è apparso inevitabile, di fronte alla necessità di approfondire i termini dell’intera vicenda. Certo è che lo stesso De Luca non può restare ancora indifferente a tanto clamore mediatico che, in un momento così delicato, non giova alla sua immagine e alla condivisione delle sue scelte».
Già candidato alle elezioni comunali a Salerno, come giudica l’operato del sindaco Napoli?
«Avevo coltivato l’illusione, nella tornata elettorale del 2021, che fosse possibile nell’interesse esclusivo della nostra comunità, impegnarsi per contribuire a tracciare nuove linee programmatiche di gestione della “res publica” di memoria latina, contrapposta al concetto di “regnum” caricato di valenze estremamente negative, strettamente legata ai concetti di libertas e di populus. Si voleva porre fine a una “monarchia”, il populus salernitano non più suddito di un re ma diventato libero, in senso squisitamente politico, impegnato nella gestione della cosa pubblica, titolare di una vera sovranità popolare.
Nulla di tutto questo: i salernitani, o chi per essi, preferiscono continuare ad essere sudditi e a subire decisioni calate dall’alto, salvo poi lamentarsi a ogni occasione e a credere incantati a proclami di propaganda. Salerno è ferma oramai da molti anni, una volta esaurita l’onda lunga dei primi anni realizzatasi grazie a finanziamenti centrali giunti non per propri meriti ma grazie a eredità di precedenti gestioni (mi riferisco alla Giunta Giordano). Gli ultimi 30 mesi sono stati di una immobilità assoluta, conditi soltanto dei soliti proclami ai quali taluni continuano, come ignavi, ancora a credere e altri a difendere perché mossi da interessi esclusivamente personali/professionali».
Secondo lei la Regione Campania ha una responsabilità in questo caos relativo alla sanità?
«La recente affissione dei giganteschi manifesti “sfondo blu” a firma della Regione Campania ha scatenato una vera e propria tempesta mediatica. Premetto che mi piacerebbe conoscere l’estensore delle affermazioni ivi riportate: gli chiederei cosa c’entra il governo con l’invio dei medici nei “Pronto-Soccorso” – rammento giusto per amor di grammatica all’estensore de quo che l’Accademia della Crusca consiglia di mantenere invariata la locuzione “pronto-soccorso” al singolare quanto al plurale – oppure con la decisione di aumentare il personale sanitario o, men che meno, con il numero chiuso a Medicina. Queste affermazioni mirano a captare benevolenza oltre, al solito, a scaricare su altri proprie inefficienze frutto di errate programmazioni nella gestione delle risorse quando non figlie di decisioni scaturite da valutazioni di esclusivo carattere clientelare. Sarebbe giunto il momento di dimostrare al Paese di avere capacità piuttosto che inventare colpe, come gli ha ricordato il Ministro della Salute. Ho trascorso quasi 40 anni (la mia intera, precedente, vita professionale) all’interno del SSN e posso affermare, senza tema di essere smentito, che tutte le iniziative positive delle quali ci fregiamo sono nella quasi totalità dei casi frutto di dedizione personale di medici, infermieri e figure adiuvanti che sposano con sacrificio un progetto e lo portano avanti pur tra mille difficoltà; insomma i progetti camminano sulle gambe degli uomini di buona volontà e per questo è importante che la selezione degli operatori, di qualsiasi livello, risponda a criteri meritocratici e non di mera appartenenza politica al carrozzone di un “sultano” che oramai assomiglia più a un guitto che a un uomo di governo. La Regione è ormai incartata su sé stessa, senza un briciolo di attività di programmazione dell’organizzazione ospedaliera del territorio e di modernizzazione della macchina amministrativa che non siano inutili “card” che hanno affiancato in maniera ridondante la nostra tessera sanitaria. Ad esempio, in qualità di Referente scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia ho più volte, insieme ai vertici nazionali dell’Associazione, provato a interloquire con i funzionari della Regione (nella quale manca, per inciso, un assessore dedicato alla Sanità) per l’applicazione almeno dei “Lea” relativi alla Celiachia pubblicati in G.U. oramai dal 2017. Il silenzio che ha fatto seguito alle nostre richieste di istituzione almeno di un tavolo tecnico, davvero operativo, sono immancabilmente cadute nel vuoto».
Carenza di personale medico e infermieristico, quali misure secondo lei mettere in campo?
«La carenza di personale negli ospedali e sul territorio è questione cruciale nell’interesse dei cittadini e il recente intervento specie a sostegno di medici e infermieri che lavorano nei “pronto-soccorso” garantendo una specifica indennità, oltre a soldi in busta paga per le ore aggiuntive in servizio, va proprio in questa direzione. È inoltre indispensabile prevedere specifiche norme per la sicurezza del lavoro nei reparti di emergenza e un regime pensionistico più favorevole sulla scorta del lavoro usurante. Indubbiamente, 10 anni di Piano di rientro hanno prodotto falle nelle piante organiche di Asl, ospedali e aziende universitarie. È necessario inoltre garantire la sostenibilità dei Corsi di laurea ai fini della formazione, ricerca e assistenza nell’ambito dei corsi universitari attivi con reclutamento di professionisti sanitari dedicati. Un altro snodo cruciale riguarda inoltre l’assistenza domiciliare, ambulatoriale, nei distretti, nelle strutture accreditate e in quelle che saranno Case e ospedali di Comunità. Non da ultimo il discorso relativo ad una modalità innovativa di assistenza domiciliare, specie nel follow-up dei malati cronici e allettati, la telemedicina, che potrebbe rappresentare a mio avviso una parziale soluzione al problema in casi selezionati».
Come risponde alle parole del sindaco Napoli che di recente ha dichiarato di non avere opposizione in consiglio comunale?
«Il vero problema, come ho già detto nella mia risposta alla sua precedente domanda, è che nella nostra città non esiste una “res publica”, un’amministrazione comunale, bensì un regnum asservito a un despota, attraverso una figura telecomandata, da lui stesso “gestita” e altre figure a lui vicine, pur estranee e ufficialmente fuori dalla macchina amministrativa. Insomma, una amministrazione a direzione esterna, che si regge (finchè dura) sul sistema di potere delle società partecipate, sulla cooptazione clientelare di personale neanche tanto adeguato alle mansioni o sull’elargizione di incarichi e prebende di varia natura che spesso generano un inutile sperpero di danaro pubblico, cosa davvero incomprensibile per un Comune sull’orlo del dissesto finanziario. L’opposizione resta con le armi spuntate di fronte a un simile sistema e non riesce ad accendere la luce su tante di queste vicende e non riesce a farsi ascoltare dal populus che continua a guardare “la luna nel pozzo”. Tutto questa mi amareggia e devo ammetterlo con sincerità, mi sta facendo, a volte, dubitare dell’utilità del nostro impegno; crediamo nelle nuove generazioni e mi auguro che possano far tesoro del nostro impegno e, perché no, anche dei nostri errori. Abbiamo il dovere di crederci, per loro».