di Erika Noschese
“Dalla stessa terra una nuova stagione”. È lo slogan che accompagna l’associazione politica Terra Socialista fondata da Rino Avella con il supporto e il sostegno di Massimiliano Amato, Valerio Casilli, Fabio Croce, Mimmo De Chiara, Salvatore Gaeta, Nino Parlavecchia e Antonio Tommasiello. Avella dunque conferma oggi l’addio al partito, guidato a livello nazionale da Enzo Maraio. Una decisione basata sulla volontà dei socialisti di non aderire al campo largo e sostenere la candidatura a sindaco di Vincenzo De Luca.
Avella, lascia il Psi. Perché questa scelta?
«Il Psi, in occasione delle ultime elezioni regionali, si è distinto per un ruolo decisivo di mediazione fra le varie anime del Campo largo, contribuendo a una sintesi unitaria e vincente. Su Salerno capoluogo si immaginava e si auspicava un ruolo similare, che riproducesse una formula nuova e altrettanto vincente; invece, l’orientamento è sembrato convergere prevalentemente su una proposta preconfezionata, con nome del candidato sindaco e relativo programma “paracadutati” dall’alto. Un’inversione di tendenza che non tutti hanno condiviso. Io ne ho semplicemente tratto le conseguenze».
Lei ha fondato, insieme ad altri, l’associazione Terra Socialista. Perché questa decisione?
«Diversi esponenti e rappresentanti socialisti, molti dei quali protagonisti di stagioni di governo cittadino, si sono riuniti in un contenitore politico che ha l’obiettivo di garantire un luogo e un riferimento per una prospettiva programmatica ispirata ai nostri valori e alla nostra tradizione».
Cosa l’ha spinta a staccarsi dalla coalizione a sostegno di Vincenzo De Luca?
«Con il presidente De Luca ho condiviso un tratto importante del mio percorso amministrativo. Tuttavia, l’azione voluta e pianificata di interrompere il mandato di un Consiglio comunale e di un’Amministrazione, per ragioni che esulano dall’aspetto politico e dal governo cittadino, costituisce una mortificazione per le istituzioni e per la vita democratica. Salerno è percepita come entità di parte; vorrei contribuire, insieme a tanti compagni, a restituirle una dignità pubblica, con una nuova fase di coinvolgimento democratico. Se la vicenda del terzo mandato avesse avuto un altro risvolto, oggi parleremmo di uno scenario diverso, magari con il sindaco Napoli ancora in carica. Salerno non è cosa privata né un ripiego: occorre una nuova fase di credibilità istituzionale».
Ieri è stato ufficializzato il nome di Franco Massimo Lanocita candidato sindaco…
«Un’ottima soluzione di sintesi, di professionalità e di competenza. È una figura adatta a garantire ai cittadini un’alternativa di spessore».
Cosa intende portare in questa nuova campagna elettorale?
«Vorrei contribuire a un processo di normalizzazione della città: renderla compatibile con le sue principali vocazioni, ripristinare l’ordinaria amministrazione e contribuire a una nuova prospettiva di governo. Mi piacerebbe che le fasce giovanili si considerassero orgogliose di essere cittadini – e non solo residenti – della nostra città».
Ha avuto modo di confrontarsi con il segretario Maraio ed esprimere il suo malcontento?
«Certo, di recente e nel corso di tutta la consiliatura. Per compostezza di ruoli e per senso di appartenenza, ogni mia iniziativa è sempre stata condivisa con lui. In più di una circostanza ho proposto lo stesso Maraio come candidato sindaco ideale e come figura nuova e di sintesi per l’opzione Campo largo cittadino».
Quali le priorità per la nuova amministrazione comunale?
«Tre grandi temi: il porto, da ripensare nelle sue funzioni; gli impianti sportivi, con il recupero del Vestuti; e, non ultimo, l’inserimento del nostro centro storico nella lista dei patrimoni Unesco dell’umanità».





