di Peppe Rinaldi
Continua il nostro piccolo ma istruttivo viaggio nel piccolo/grande mondo dell’Asl di Salerno, un mondo importante rispetto al panorama generale del territorio, forse il più importante, non solo perché riguarda la tutela del bene umano primario della salute ma anche perché in via Nizza si decidono le sorti di circa un miliardo di euro di danaro pubblico: mica bruscolini, direbbe il comico. Ora, nelle pieghe di questo habitat molto particolare, è emerso un fatto che ha catturato la nostra attenzione inducendoci ad approfondirlo con una manciata di puntate, destinate verosimilmente a crescere laddove emergano (e sono emersi) nuovi profili di interesse giornalistico.
Da dove nasce il problema
Il fatto era (è) questo: una transazione finanziaria da circa 10 milioni di euro tra l’Asl e un centro privato accreditato per la riabilitazione socio sanitaria, il Lars, il satellite principale del gruppo “Xenia Holding srl”, di proprietà della famiglia Renzullo, noti e stimati imprenditori del settore originari di Sarno. Per una veloce ricapitolazione in favore dei nostri cinque lettori diciamo che: 1) l’Asl vince fino in Cassazione un giudizio civile volto al recupero di circa 8 milioni di euro che anni fa aveva erogato in favore di Lars per alcuni ritardati pagamenti alla struttura; 2) l’accordo ha incuriosito molto Le Cronache dal momento che sono stati rilevati sia uno «sconto» di circa 1 milione di euro sul totale del dovuto – circostanza, invero, contestata due volte dall’Asl ma qui ribadita, come tra poco spiegheremo – sia una rateizzazione molto favorevole e con un interesse dell’1,4%, al punto che si è ironizzato sul fatto che l’Asl erogasse «mutui» iper convenienti; 3) la ragione vera della scelta di transigere non è mai stata spiegata per davvero, cioè non si sa perché gli uffici abbiano optato per questa velocissima e convenientissima (per il privato) soluzione che in altre situazioni analoghe non è stata adottata: in poche parole, dato che c’era un dispositivo giudiziario in favore dell’Asl da mettere in esecuzione, cioè la sentenza di Cassazione che condannava Lars alla restituzione di quanto incassato in precedenza, come mai via Nizza ha deciso di transigere? Transigere cosa?; 4) le modalità di recupero del danaro pubblico indebitamente erogato pure ci hanno incuriositi visto che il peso del debito appare scaricato su una piccola unità locale del gruppo, una struttura di recente acquistata a Maiori, in costiera amalfitana: 86mila euro circa mensili; 5) c’è poi tutta la partita delle garanzie e delle fideiussioni: a garantire è il patrimonio personale dell’imprenditore Renzullo, attraverso un atto notarile (ma un notaio basta a tutelare un rischio bancario oppure vale solo come autentica di una firma?) ma dalla documentazione emersa -come abbiamo già scritto – emerge che non è costui il rappresentante legale né il delegato ad hoc per queste tipo di operazioni, essendo stata indicata un’altra persona del Cda.
Il milione che c’è e non c’è
Prima di andare oltre nell’analisi di questa vicenda, sintomo della fase storica che attraversa la sanità salernitana in termini di rapporti più o meno «ravvicinati» tra apparato burocratico e soggetti fornitori di servizi (con specifica e speculare copertura politica per ciascuna della parti), precisiamo che il famoso milione di euro di «sconto» praticato a Lars e che l’Asl ci ha contestato per due volte sostenendo che la sorta capitale fosse di 7 milioni e rotti, in realtà vive ancora grazie alle famose carte: come si può notare dalla foto dello stralcio dell’atto ufficiale di transazione (foto), lì si parla di 8 milioni e rotti e non di 7, come invece sostenuto e ribadito dall’Asl. La spiegazione, a questo punto, può essere solo di due tipi: o abbiamo occhiali diversi oppure abbiamo calcolatrici innestate su sistemi diversi tra noi e l’Asl oppure, ancora, consultiamo atti e carte diverse. Qui leggiamo “8 milioni e 213 mila e 082 euro, non 7 milioni eccetera. Al lettore le considerazioni. Infine, Le Cronache è ancora in attesa della documentazione richiesta all’Asl ai sensi di legge al fine di approfondire meglio il problema, come del resto dall’Asl stessa sollecitato nella prima richiesta di rettifica inviataci. Vedremo.
- L’enigma delle COM tra organici sottodimensionati e sovvenzioni
L’analisi delle vicende amministrative e contabili incentrate su questa transazione, ci ha poi svelato qualche altra particolarità che merita di essere raccontata. Infatti, è emersa una sproporzione tra la Capacità Operativa Massima (Com) riconosciuta, cioè quel che in base alle tua struttura puoi fare per conto dell’Asl, l’effettiva forza lavoro impiegata e l’ingente flusso di denaro pubblico erogato da via Nizza. Un corto circuito in cui tetti di spesa milionari appaiono calcolati su standard di personale e posti letto del tutto privi di riscontro. Il primo elemento di anomalia emerge da una dichiarazione ufficiale inoltrata dall’amministratore del Lars al Comune di Salerno nel 2025, in cui si dichiara un organico di circa 600 unità lavorative. Un valore che risulta all’evidenza del tutto non plausibile. Ipotizzando per difetto uno stipendio medio di 20.000 euro all’anno a lavoratore, il solo costo del personale ammonterebbe a 12 milioni di euro: una cifra insostenibile se paragonata all’accordo contrattuale sottoscritto con l’Asl di Salerno per il 2024 (pari a circa 8,8 milioni), che costituisce la quasi totalità delle entrate del centro. Anche allargando il perimetro all’intero gruppo facente capo alla controllante (comprendente 5 sedi operative), la cifra resterebbe del tutto ingiustificata. Le visure camerali storiche certificano infatti per l’intero gruppo una media di 274 dipendenti nel 2024, scesi addirittura a 218 nel bilancio successivo. Per erogare prestazioni accreditate, la normativa regionale impone il rispetto di rigidi standard di organico che determinano la Com. Applicando i parametri di legge al complesso delle 5 strutture del gruppo, occorrerebbe una disponibilità di circa 370 operatori full-time equivalenti, a cui aggiungere il personale amministrativo, i servizi generali, i medici specialisti e le figure per la clientela privata. Pur considerando il limite massimo del 28% di consulenti libero-professionali non tracciabili in visura, l’organico reale risulta palesemente insufficiente a giustificare la Com riconosciuta dall’Asl. Viene in mente un altro caso di una struttura analoga, sempre della stessa area geografica del Lars, alla quale stavano per revocare addirittura l’accreditamento perché era stata rilevata una banale difformità in un certificato. Nel nostro caso, invece, pare che le cose funzionino al contrario. Resta la domanda: perché “in una parte più e meno altrove”? (6_continua)







