Allarme del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo - Le Cronache Ultimora
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Allarme del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo

Allarme del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo

di Antonio Manzo

Si chiamava Paul Neeraj, era un lavoratore di origini indiane e aveva 32 anni. Da più di una settimana era in agonia all’ospedale Ruggi di Salerno, ora è un morto. Era stato abbandonato, come un sacco di patate, davanti al pronto soccorso dai suoi caporali che sono scappati come conigli per non farsi riconoscere. Sono fuggiti via, senza farsi riprendere dalle telecamere dell’ospedale come dei rapinatori della vita dei lavoratori in nero. Ma da ieri il dramma del caporalato che a Milano tollera e sfrutta i rider del delivery e nella piana del Sele si fregia dell’economia “verde 2” è diventato un problema della criminalità nazionale. Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia, lo dice esplicitamente a Salerno intervenendo all’insediamento del procuratore Raffaele Cantone. “Il caporalato c’è e va contrastato. L’episodio di Salerno del giovane morto è un esempio tragico”. Ma, soprattutto la sua morte non sarà un colden case inesplorato e senza responsabili come quello del luglio 2007 quando una signora di 76 anni, Vincenza Basso Memoli, scomparve nel nulla dalla casa di famiglia di Cappelle, nella zona collinare di Salerno. Dalla tarda mattinata non si ebbero più notizie né di lei né della persona che si occupa di lei, William Singh, 23 anni, detto Sonhu, di origine indiana. I due vennero visti per l’ultima volta nel viottolo poco distante dall’abitazione della donna mentre parlano animatamente con tre persone, giunte a bordo di un’auto di colore scuro. Le indagini inizialmente batterono la pista del rapimento a scopo di estorsione anche se la famiglia dell’ anziana donna non ricette alcuna richiesta di riscatto. L’attenzione si appuntò sulla figura del domestico indiano che, prima di scomparire nel nulla, nel corso di una visita effettuata ad uno zio che lavorava come giardiniere espresse tutte le sue preoccupazioni per aver notato movimenti sospetti dinanzi all’ abitazione di Cappelle. Ma del rapimento di Singh e della mamma dell’ex consigliere comunale Salvatore Memoli non se n’è saputo più nulla. Fino alla richiesta di archiviazione avanzata agli stessi familiari dopo anni di indagini inutili nello stesso ambiente degli immigrati indiani. L’analisi del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo è ben più ampia. Il caporalato e lo sfruttamento del lavoro nei campi è solo il segno di un “sistema camorristico – che ha detto Melillo – che non soltanto nel distretto di Salerno, è una costellazione di imprese. Di imprese che rappresentano interessi e logiche di accumulazione della ricchezza e nello stesso tempo di mimetizzazione sociale che non è facile contrastare”. Ma, stavolta i caporali della morte non dovranno passarla liscia. Entrambe le gambe del giovane indiano scaricato nei pressi del Ruggi erano in cancrena perché esposte a pericolose sostanze chimiche. Di quelle ampiamente utilizzate nelle serre e nei campi della celebrata “Quarta Gamma” dell’agricoltura italiana e della piana del Sele, in particolare. C’è un colore che definisce l’agricoltura intensiva italiana nel 2026, ed è il nero. Non è il nero della terra fertile che promette vita, ma quello della necrosi, il segno inequivocabile della morte dei tessuti che avanza su un corpo ancora vivo. I killer del giovane indiano morto a Salerno lo sapevano mentire, nella solitudine spettrale di una notte di aprile, lasciavano il giovane indiano, senza un nome, senza documenti, dileguandosi come dei rapinatori assassini. Quando i medici hanno tagliato i pantaloni logori del giovane, si sono trovati davanti a una setticemia agli arti inferiori così avanzata da aver già iniziato l’assedio agli organi vitali a causa di diserbanti e agenti chimici manipolati senza alcuna protezione, nel silenzio complice di un campo che non riconosce la dignità dell’uomo, ma solo la resa del prodotto. Il caso di Salerno non rappresenta un episodio isolato di cronaca nera, ma è il sequel brutale di una sceneggiatura già scritta col sangue e con il fango. Dalle gambe annerite del bracciante di Salerno all’ombra di Satnam Singh nell’Agro Pontino, fino a Sony e alla mamma di Salvatore Memoli: cronache di un sistema che trasforma gli esseri umani in scarti industriali. Mentre l’agroalimentare fattura miliardi, i corpi dei lavoratori diventano la prova materiale di un’invisibilità programmata ed omicida del corpo di Paul.