Alfieri, Squecco e gli altri: a processo - Le Cronache Provincia
Provincia Capaccio Paestum

Alfieri, Squecco e gli altri: a processo

Alfieri, Squecco e gli altri: a processo

di Erika Noschese

È durata diverse ore l’ultima udienza preliminare che ha decretato l’inizio del processo per Franco Alfieri, già sindaco di Capaccio Paestum, già presidente dell’Unione dei Comuni Paestum Alto Cilento, già presidente della Provincia di Salerno. Ieri mattina, il Gup del Tribunale di Salerno, Brigida Cavasino, ha disposto il rinvio a giudizio per l’ex amministratore cilentano; per l’imprenditore capaccese Roberto Squecco, difeso dagli avvocati Vincenzo Spadafora e Mario Turi; per l’ex moglie Stefania Nobili, unica indagata a piede libero, difesa dal legale Riziero Angeletti; per l’addetto al cimitero Michele Pecora, difeso dall’avvocato Francesco Raeli; per l’agente della municipale Antonio Bernardi, difeso anch’egli da Spadafora e Turi; e per Domenico De Cesare, membro del gruppo di Baronissi, difeso dall’avvocato Pierluigi Spadafora. Per tutti l’accusa è di voto di scambio politico-mafioso. Per Bernardi e Pecora il capo d’imputazione comprende anche tentata estorsione e rapina in concorso aggravata dal metodo mafioso. Accolta dunque la richiesta dei pm Elena Guarino e Carlo Rinaldi, che avevano chiesto al Gup il rinvio a giudizio dopo i fatti risalenti alle elezioni comunali del 2019, quando Squecco avrebbe promesso – secondo quanto emerge dalle intercettazioni – voti all’allora candidato sindaco Alfieri in cambio della salvaguardia del lido Kennedy, a rischio abbattimento. In gioco vi era anche la candidatura di Nobili, risultata poi la più votata alle elezioni amministrative. Nel corso dell’udienza preliminare sono state discusse anche due richieste di patteggiamento: Antonio Cosentino, altro esponente del gruppo di Baronissi, difeso dall’avvocato Antonio Mondelli, è stato condannato a quattro anni; mentre il “collega” Vincenzo De Cesare, difeso dall’avvocato Vincenzo Spadafora, è stato condannato a due anni e due mesi. Gli imputati dovranno comparire per la prima volta il prossimo 6 maggio dinanzi al giudice monocratico della terza sezione penale del Tribunale di Salerno, la dottoressa Gabriella Passaro. Le dichiarazioni. «Prendiamo atto della decisione del Gup che ha condannato Cosentino a quattro anni. Lo avevamo già detto: era ed è un processo difficile che si basa su intercettazioni che, a parere della difesa, possono essere interpretate in maniera diversa. Abbiamo fornito un’ipotesi alternativa che il giudice ha deciso di non tenere in considerazione. Ora aspettiamo le motivazioni: il giudice dovrà spiegare perché ha ritenuto Cosentino responsabile del delitto a lui ascritto e successivamente faremo le nostre valutazioni nell’interesse del nostro assistito», ha dichiarato l’avvocato Mondelli. «La dottoressa Cavasino, all’esito dell’udienza preliminare, ha disposto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati nell’ambito del processo a carico di Alfieri, Squecco, Bernardi ed altri. La prosecuzione del processo è fissata al 6 maggio dinanzi al giudice monocratico della terza sezione penale, presieduta dalla dottoressa Passaro», ha spiegato l’avvocato Vincenzo Spadafora. Parti offese nell’ambito del processo sono Michele Squillante, membro del gruppo di Baronissi; Franco Alfieri, nei cui confronti il clan stava architettando un agguato; e Angelo Genovese. I fatti. Nel 2019 Alfieri si candida a sindaco di Capaccio Paestum, dopo l’esperienza nella vicina Agropoli. Per garantirsi, secondo l’accusa, una vittoria schiacciante, avrebbe stretto un accordo con Roberto Squecco, titolare di un’agenzia funebre e del lido Kennedy: voti in cambio della salvaguardia dello stabilimento e della candidatura della sua ex moglie, Stefania Nobili. I rapporti tra l’amministratore e l’imprenditore si incrinano quando Alfieri dispone l’abbattimento del lido Kennedy. A quel punto, Squecco si sarebbe rivolto al gruppo di Baronissi con un unico obiettivo: uccidere Alfieri. I tre si attivano immediatamente, arrivando a pianificare un attentato che, tuttavia, non verrà portato a termine.In questo contesto entra in gioco l’agente della polizia municipale Antonio Bernardi, che avrebbe fatto da tramite per le minacce che Squecco intendeva recapitare ad Alfieri, con l’aiuto di Michele Pecora. I due avrebbero avvicinato l’assessore Mariarosaria Picariello – inizialmente vicina ad Alfieri e oggi esponente di Forza Italia – la cui posizione è stata successivamente archiviata. L’attentato, studiato nei minimi dettagli attraverso sopralluoghi e analisi delle mappe, non sarebbe stato eseguito per il mancato accordo con i tre soggetti ai quali, sulla base delle intercettazioni raccolte dalla Dia e dalla Dda di Salerno, viene contestato il possesso di esplosivi e di armi, sia da guerra sia comuni da sparo, tra cui una mitraglietta Uzi e un Kalashnikov. N el corso delle indagini sono stati inoltre raccolti gravi indizi di colpevolezza, ritenuti tali dal gip, in ordine al reato di tentato omicidio contestato a Domenico De Cesare nei confronti di Angelo Genovese, esponente dell’omonimo gruppo operante tra Baronissi e le aree limitrofe. Il movente sarebbe riconducibile a una tentata estorsione che lo stesso Genovese avrebbe posto in essere nei confronti di De Cesare.