«La verità richiede coraggio» - Le Cronache Cronaca
Cronaca

«La verità richiede coraggio»

«La verità richiede coraggio»

La ricerca della verità, il rischio degli errori giudiziari e la responsabilità di chi è chiamato a decidere della libertà delle persone. Sono stati questi i temi al centro della presentazione del romanzo Tra 24 ore morirai. La ragazza della villetta, scritto dalla magistrata Lisa Imparato e pubblicato da Edizioni MEA. L’incontro, ospitato nel Salone Genovesi della Camera di Commercio di Salerno, ha visto l’autrice confrontarsi con l’avvocato Michele Sarno, presidente della Camera Penale Salernitana, in un dibattito che dalla letteratura si è esteso alle garanzie del processo penale e alla recente riforma della giustizia.Ad aprire l’appuntamento è stata l’avvocata Valentina Lamberti, mentre il confronto è stato moderato dalla giornalista Viviana De Vita. Al centro della discussione un legal thriller che trae ispirazione dal delitto di Garlasco e affronta il rapporto, non sempre coincidente, tra ciò che è realmente accaduto e quanto viene accertato nelle aule di tribunale. Lisa Imparato, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha raccontato la genesi del libro, scritto durante le ore notturne, quando gli impegni professionali lasciano spazio alla riflessione. Attraverso la protagonista, una magistrata alla quale ha dato il proprio nome, l’autrice ha voluto mostrare anche le fragilità di chi esercita la funzione giudiziaria. «I magistrati sono esseri umani e possono sbagliare», ha spiegato nel corso del confronto, evidenziando come la ricerca della verità imponga non soltanto determinazione, ma anche «il coraggio di accettarla», soprattutto quando rischia di mettere in crisi convinzioni e certezze. Dalle pagine del romanzo il dibattito si è quindi spostato sulle decisioni dei tribunali e sulla possibilità che una sentenza venga completamente ribaltata nei successivi gradi di giudizio. Sollecitato sul tema delle differenti valutazioni che possono emergere dall’esame delle medesime prove, Sarno ha ricondotto il fenomeno alla fallibilità umana, sottolineando come anche l’attività del giudice sia inevitabilmente legata alla capacità di interpretare gli elementi processuali. Il penalista ha richiamato, a questo proposito, la vicenda dei presunti abusi sessuali nella scuola materna di Coperchia, a Pellezzano. Un procedimento giudiziario durato sedici anni e conclusosi con l’assoluzione in appello dei due collaboratori scolastici che in primo grado erano stati condannati a nove e sette anni di reclusione. Uno degli imputati era assistito proprio da Sarno. Un caso che ha segnato profondamente le persone coinvolte e che rappresenta, secondo il legale, un esempio concreto dell’importanza delle garanzie processuali. Particolare attenzione è stata dedicata al principio dell’«oltre ogni ragionevole dubbio», che deve guidare il giudice nell’accertamento della responsabilità penale. Sarno ha ribadito che, in assenza di prove sufficienti, l’assoluzione costituisce una garanzia irrinunciabile. «Meglio lasciare libero un colpevole che condannare un innocente», ha osservato, richiamando la necessità di tutelare la libertà individuale anche di fronte alle accuse più gravi. Spazio anche al referendum costituzionale sulla giustizia, che aveva visto entrambi i protagonisti sostenere le ragioni del Sì. Durante l’introduzione Lamberti ha ricordato il coro «Chi non salta Imparato è», che, secondo quanto riferito, sarebbe stato intonato da alcuni magistrati dopo la vittoria del No, con riferimento alle posizioni pubblicamente espresse dall’autrice. Sarno ha quindi ribadito la propria posizione favorevole alla separazione delle carriere, sottolineando l’importanza di distinguere nettamente la funzione dell’accusa da quella del giudice, a tutela della terzietà e dell’imparzialità della decisione. La presentazione salernitana ha rappresentato inoltre la prima uscita pubblica di Michele Sarno dopo il rientro da New York, dove ha ricevuto un ulteriore riconoscimento come eccellenza italiana nel mondo. Nel corso della sua carriera il penalista ha ottenuto numerosi premi, tra cui il Premio Callas per l’attività svolta nella difesa delle donne, il Premio Caruso, la Spiga d’oro e, nel 2025, il Leone d’oro di Venezia nella sezione dedicata alla legalità. Un incontro che ha messo a confronto due diverse prospettive professionali, quella della magistratura e quella dell’avvocatura, unite dalla consapevolezza che la ricerca della verità deve sempre accompagnarsi al rispetto delle garanzie e dei diritti fondamentali. (nella foto: Da sinistra a destra avv Vakentina Lamberti organizzatrice dell’incontro, Dr.ssaAnnalisa Imoarato autrice del libro ed avv. Michele Sarno Presidente della Camera Penale Salernitana)