Pasquale dell'Omo: Forza Italia torni a essere il partito dei territori - Le Cronache Attualità
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Pasquale dell’Omo: Forza Italia torni a essere il partito dei territori

Pasquale dell’Omo: Forza Italia torni a essere il partito dei territori

La politica italiana attraversa una fase nella quale è necessario interrogarsi sul rapporto tra partiti, società e territori. È una riflessione che riguarda il modo stesso di intendere l’impegno politico e il ruolo delle organizzazioni chiamate a rappresentare i cittadini. Un partito non può vivere soltanto di comunicazione, appuntamenti, incarichi o dinamiche interne. Deve essere, prima di tutto, una comunità capace di ascoltare, elaborare proposte e affrontare concretamente i problemi delle persone. Fare politica significa studiare gli atti, leggere delibere e determine, scrivere PEC, presentare istanze di accesso documentale, consultare gli Albi pretori e seguire le questioni dei cittadini fino a quando non si trova una risposta. Significa essere presenti nei territori, conoscere le difficoltà quotidiane e trasformare l’ascolto in iniziativa politica e amministrativa. La politica deve tornare a valorizzare chi proviene dalla società: da un lavoro, da un’impresa, da una professione, dall’impegno civico e dall’esperienza amministrativa. Servono competenze, responsabilità e disponibilità a mettersi in gioco, senza considerare gli incarichi come un punto di arrivo, ma come strumenti al servizio della comunità. Anche la vitalità di un partito non può essere misurata soltanto attraverso eventi e momenti conviviali. La partecipazione si costruisce quando le persone sentono di poter contare su una comunità presente, soprattutto nei momenti più difficili. È in queste circostanze che si misura la credibilità della politica. Tessere, congressi, fotografie e incarichi raccontano soltanto una parte della vita di un partito. Fuori dalle nostre stanze esiste una società molto più ampia, che osserva, giudica e spesso si allontana dalla politica perché non si sente rappresentata. Professionisti, imprenditori, commercianti, lavoratori e giovani possono offrire energie e competenze preziose, ma devono trovare porte aperte e spazi reali di partecipazione. È da questa riflessione generale che vorrei arrivare a Forza Italia, il partito al quale sono tesserato e che ho servito ricoprendo, tra gli altri, il ruolo di responsabile dell’area Cilento per i giovani e quello di responsabile dell’organizzazione, sempre per i giovani, per l’intera regione Campania. Ho scelto di impegnarmi in Forza Italia senza chiedere nulla in cambio, investendo tempo, energie e risorse perché ho creduto, e continuo a credere, nei valori di questa comunità politica. Proprio per questo ritengo che il confronto, anche quando è critico, debba essere considerato una ricchezza e non un problema. Forza Italia nacque come la casa di chi faceva: imprenditori, professionisti, commercianti, lavoratori e amministratori che arrivavano alla politica dopo essersi costruiti un mestiere, una storia e una credibilità nella società. Questa identità rappresenta ancora oggi la nostra forza e dobbiamo avere il coraggio di recuperarla pienamente, aprendoci alle competenze e alle energie che esistono fuori dai palazzi della politica. Abbiamo costruito una struttura articolata di incarichi, dipartimenti e responsabilità. Ora dobbiamo fare in modo che questi strumenti abbiano sempre più sostanza. I dipartimenti devono diventare veri laboratori di idee e di azione, capaci di monitorare i territori, anticipare i problemi, elaborare proposte e preparare battaglie politiche e amministrative. Serve, inoltre, una verifica periodica dell’efficacia delle nostre scelte e dei nostri modelli organizzativi, a ogni livello. Mettere in discussione ciò che può funzionare meglio non significa indebolire il partito: significa contribuire a renderlo più forte, più credibile e più vicino alle persone. Dobbiamo tornare, con maggiore determinazione, alle battaglie concrete. Le maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione possono diventare un’occasione per ridurre la pressione fiscale e restituire risorse a chi le tasse le paga. Possiamo intervenire sul costo dei carburanti, sulle pensioni più basse, sul sostegno alle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie. Questa è la Forza Italia che vorrei: un partito che parli di tasse, pensioni, imprese, lavoro e famiglie. Un partito presente nei territori, capace di formare una nuova classe dirigente e di tornare attrattivo per quella società produttiva che è sempre stata parte della nostra identità. Forza Italia deve avere l’ambizione di diventare più grande perché più aperta, competente e credibile. Deve ritrovare il coraggio di essere se stessa, senza rinunciare alla propria storia e senza chiudersi nelle proprie dinamiche interne. Gli incarichi passano, gli equilibri cambiano e le stagioni politiche si susseguono. Ciò che rimane è la credibilità costruita nel tempo. Ed è da lì che Forza Italia deve ripartire.