Pagani, l’identità e quella scintilla capace di diventare fiamma - Le Cronache Provincia
Provincia Pagani

Pagani, l’identità e quella scintilla capace di diventare fiamma

Pagani, l’identità e quella scintilla capace di diventare fiamma

VINCENZO CALCE

Il Centenario della Paganese ha offerto alla città qualcosa che va ben oltre una semplice ricorrenza sportiva. Ha mostrato, ancora una volta, quanto forte sia a Pagani il bisogno di identità, di appartenenza, di memoria condivisa.

La Paganese non è soltanto una squadra di calcio. Per molti paganesi rappresenta un pezzo della propria storia personale e familiare, un colore riconosciuto fin dall’infanzia, un linguaggio comune tra generazioni diverse. Ed è proprio il Centenario ad aver dimostrato che, quando una comunità viene coinvolta e chiamata a riconoscersi in qualcosa che sente proprio, la risposta può essere straordinaria.

Il paganese è così: passionale, istintivo, profondamente legato alle proprie radici. A volte basta una scintilla perché scoppi una fiamma.

È la stessa intensità che, con forme naturalmente differenti, ritroviamo nella Festa della Madonna delle Galline. Anche lì non siamo soltanto davanti ad una celebrazione religiosa. C’è qualcosa di più profondo: memoria, tradizione, devozione, famiglia, quartieri, suoni, gesti tramandati. È un patrimonio immateriale nel quale la città continua a riconoscersi.

Ed è proprio partendo da questa considerazione che credo sia necessario aprire una riflessione anche sul rapporto tra Pagani e Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Nessuno può mettere in discussione il rispetto, la riconoscenza e la devozione della città verso Sant’Alfonso, Dottore della Chiesa e figura universale della spiritualità cristiana. La sua presenza a Pagani rappresenta una ricchezza religiosa, storica e culturale di valore enorme.

Eppure, negli ultimi anni, sembra essersi progressivamente determinata una distanza.

Non una distanza dalla santità di Alfonso, che il popolo paganese continua a riconoscere e rispettare, ma una distanza tra la città e quei luoghi, quelle comunità e quelle dinamiche che dovrebbero naturalmente favorirne il rapporto.

Le porte, almeno nella percezione di molti, sembrano essere rimaste socchiuse.

E quando una porta rimane socchiusa troppo a lungo, anche una comunità profondamente devota può iniziare a sentirsi ospite anziché parte integrante di quella storia.

La partecipazione contenuta registrata nell’ultima festività dedicata a Sant’Alfonso dovrebbe allora essere letta non con superficialità, ma come un segnale sul quale interrogarsi.

Non significa che Pagani abbia dimenticato Sant’Alfonso.

Probabilmente significa esattamente il contrario.

La città continua a riconoscerne la grandezza, ma avverte una distanza. E la distanza, inevitabilmente, attenua il coinvolgimento.

La lezione che arriva dal Centenario della Paganese può essere utile anche in questo caso.

Quando i paganesi vengono coinvolti, quando percepiscono che qualcosa appartiene veramente alla loro storia, quando vengono messi nelle condizioni di partecipare e non semplicemente di assistere, la risposta arriva.

È successo con la Paganese.

Accade ogni anno con la Madonna delle Galline.

Potrebbe accadere con ancora maggiore forza anche intorno alla figura di Sant’Alfonso.

Non servono necessariamente grandi eventi. Serve ricostruire una relazione.

Aprire maggiormente i luoghi, favorire il dialogo con associazioni, scuole, quartieri e realtà cittadine, riportare Sant’Alfonso nelle strade e, soprattutto, riportare simbolicamente la città dentro Sant’Alfonso.
Perché una comunità vive anche di reciprocità.
Il popolo deve riconoscersi nelle proprie istituzioni religiose, culturali e civili, ma anche queste devono avere la capacità di riconoscersi nel proprio popolo.
Pagani possiede una caratteristica difficilmente spiegabile a chi non la vive: può sembrare distante, critica, persino disincantata, ma conserva una straordinaria capacità di emozionarsi quando viene toccata nella propria identità.
Lo abbiamo visto tante volte.
Il paganese non ha bisogno di essere trascinato.
Ha bisogno di sentirsi parte.
Dategli un colore nel quale riconoscersi, una tradizione da difendere, un ricordo da condividere, una storia che gli appartiene.
Dategli una scintilla.
E Pagani saprà ancora trasformarla in una fiamma.