Estate Salernitana: per i tifosi granata il solito film già visto - Le Cronache Salernitana
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Estate Salernitana: per i tifosi granata il solito film già visto

Estate Salernitana: per i tifosi granata il solito film già visto

di Fabio Setta

SALERNO – “Per quest’anno non cambiare, stessa spiag- gia, stesso mare”. Nel 1963 Mogol con questo incipit ha scritto uno dei tormentoni più iconici dell’estate italiana in musica. Capita ogni anno, ormai da anni, che la sta- gione del mare, delle vacanze e della spensieratezza sia col- legata inevitabilmente ad un ritornello, ad un modo di vi- vere, quasi ad un cliché che se da un lato rassicura ma- gari perde in originalità. L’estate dei tormentoni però è anche quella del calcio. Sogni, aspirazioni, tifosi che si illudono, società che pro- mettono e ambizioni che a volte svaniscono nel giro di pochi mesi, o a volte, di setti- mane. Ci sono poi quei tor- mentoni e quelle scene, legate al ritiro estivo o al cal- ciomercato, che rivivi ogni estate come capita ai tifosi della Salernitana. Soprattutto da qualche stagione a questa parte. Possono cambiare i nomi di allenatore, giocatori e direttore sportivo ma il fil rouge è sempre il medesimo. Stessa storia, stessa solfa, stessi problemi, volendo pa- rafrasare, restando in tema musicale, un successo degli 883. Infatti, per i tifosi gra- nata, ogni estate sembra di rivivere la stessa telenovela. Partenza con il ritiro con squadra incompleta, con gio- catori in uscita, altri magari presi per fare numero, alle- natore che si lamenta, ds che tranquillizza, attesa per ac- quisti di qualità, che non si sa

Serie C in soli due anni, il club granata già l’anno scorso aveva l’obbligo morale di lot- tare fino alla fine per la pro- mozione in Serie B. La storia dello scorso campionato è nota a tutti e ha ripercorso un altro trend ormai noto: buona partenza, primo posto illuso- rio, esonero dell’allenatore, interventi tardivi sul mercato di gennaio e uno stucchevole sopravvivere alimentato dalla certezza di un playoff, vissuto poi non certo da pro- tagonista. Quest’anno, con oltre seimila abbonamenti sottoscritti, la società avrebbe dovuto ancora una volta, agire in maniera differente. Invece si è assistito al solito copione. Trattative lunghe ed estenuanti, come l’anno scorso con Tascone e Liguori, per giocatori il cui costo non è certo chissà quanto ecces- sivo, squadra incompleta e se possibile, almeno al mo- mento, che sembra inferiore a quella dello scorso campio- nato. Sullo sfondo le solite domande. Le richieste del tecnico erano queste? Quanta autonomia ha il di- rettore sportivo Faggiano nell’operare sul mercato, sia dal punto di vista decisionale sia economico. C’è un budget stabilito o si viaggia a vista, come sembra un po’ a tutti? Ma soprattutto, qual è il pro- getto di questa società? Cosa vuole fare Danilo Iervolino di questa che è la sua società? È ancora interessato, la tiene in piedi per dispetto verso chissà chi? Ha voglia di inve- stire, di tornare in alto oppure ci si affida al caso, dalla serie proviamoci, vediamo come

 

 se arriveranno o magari arri- veranno nell’ultimo giorno di mercato. Il fatto che il calcio- mercato, così come è struttu- rato, è fondato su un sistema che non regge, con le tratta- tive e le squadre che si com- pletano nell’ultimo giorno utile a campionato già ini- ziato è un alibi che non può non deve esistere per la Sa- lernitana di Danilo Iervolino. Retrocesso in maniera igno- miniosa dalla Serie A alla

va che non si sa mai? Sono queste le domande a cui nes- suno risponde. Perché per quanto possano parlare Pa- gano e Faggiano, mentre al momento non si hanno noti- zie di Milan, se non tramite i suoi aggiornamenti profes- sionali su LinkedIn, a parlare e a fare chiarezza dovrebbe essere il proprietario, Danilo Iervolino. Non diventi un alibi la vicenda Arechi-Volpe (di cui ci occuperemo in futuro nda) per i mancati investi- menti. Sarebbe solo un’altra scusa che non regge. Invece, il proprietario continua ad essere lontano se non as- sente. Se non ha più voglia di mettersi in gioco, lo dicesse pubblicamente, senza far smentire trattative societa- rie, avviate, portate avanti e poi non finalizzate. Oppure, decida, una volta per tutte, di fare il presidente per ripor- tare Salerno in alto. Nessuno chiede la Serie A a tutti i costi, ma avere un progetto chiaro, definito e che non sembri improvvisato, sarebbe il mi- nimo per una città che negli

ultimi trenta anni, di Serie C ne ha vista poca. Intanto, però, i tifosi hanno risposto con il consueto entusiasmo e la voglia di esserci. Ma questi stessi tifosi avrebbero da un lato bisogno di certezze tec- niche e dall’altro dovrebbero smettere di essere contenti del semplice fatto che la so- cietà onora i pagamenti e paga gli stipendi puntuali. Questa è la normalità, le ec- cezioni sono quei club che non riescono a pagare in tempo e che falliscono. Cin- que squadre su 100 club pro- fessionistici che hanno problemi economici sono casi isolati, numeri alla mano e non sono certo esempi vir- tuosi gli altri 95 che non hanno problemi. Pagare pun- tuale è la normalità. E a pa- gare al momento ci sono soprattutto quei tifosi della Salernitana, scevri da inte- ressi di sorta e animati sol- tanto da passione vera nei confronti della maglia gra- nata, costretti a rivivere ogni estate il solito, stucchevole ed inutile tormentone.