Polichetti: «Non si può forzare il parto naturale per rispettare i parametri» - Le Cronache Cronaca
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Polichetti: «Non si può forzare il parto naturale per rispettare i parametri»

Polichetti: «Non si può forzare il parto naturale per rispettare i parametri»

La tragica scomparsa di una neonata all’ospedale Cardarelli di Napoli, deceduta a soli due giorni dal parto e a seguito di un lungo travaglio di 48 ore terminato con un cesareo d’urgenza all’ospedale San Giovanni Bosco, riapre con drammatica urgenza il dibattito sulla gestione delle emergenze ostetriche e sull’organizzazione della rete nascita in Italia. Una tragedia che si consuma nel quadro di un Paese sempre più oppresso dall’inverno demografico – segnato dal nuovo record negativo di nascite nel 2025 -, dove alle criticità strutturali si sommano le rigidità normative sui tetti di tagli cesarei e le soglie di operatività dei reparti di ostetricia. In merito al drammatico episodio e alla complessiva tenuta del sistema punto nascite sul territorio nazionale, interviene con decisione Mario Polichetti, responsabile nazionale del Dipartimento Salute dell’Udc. «Di fronte a questa ennesima immensa tragedia occorre fare immediata e piena luce, ma è indispensabile anche affrontare le cause profonde del problema: non si può spingere a tutti i costi per il parto spontaneo solo per rispettare i parametri aziendali o regionali sul contenimento dei tagli cesarei nelle primigravide», dichiara Mario Polichetti. «Le imposizioni rigide volute dalla politica e da alcune gestioni regionali finiscono purtroppo per provocare drammi evitabili. Bisogna smetterla di demonizzare il taglio cesareo, come purtroppo è stato fatto in passato da una certa narrativa politica. Il cesareo, quando viene eseguito al momento opportuno e con la dovuta tempestività, non è una sconfitta ma uno straordinario presidio salvavita. Non si deve ragionare su un cesareo in più o uno in meno, ma unicamente sulla scelta clinica idonea a tutelare la vita nascente e la madre». Il responsabile del Dipartimento Salute dell’Udc richiama inoltre l’attenzione sul nodo cruciale della formazione specialistica della nuova classe medica: «C’è una questione fondamentale che riguarda l’evoluzione dell’arte ostetrica per via vaginale. I giovani medici e specializzandi non vengono più formati adeguatamente ad assistere il parto per via vaginale prevedendo, tempestivamente, le complicazioni o gestendo l’ostetricia operativa, come invece avveniva nelle passate generazioni di ginecologi. Se non si riprende con vigore la formazione all’ostetricia vaginale complessa, insistere con il parto spontaneo di fronte a quadri a rischio porta a ritardi fatali nell’esecuzione del cesareo. Questo corto circuito va spezzato subito». Infine, Polichetti collega la gestione dei punti nascita alla drammatica denatalità del Paese, proponendo una revisione strutturale dei requisiti ministeriali per la sopravvivenza dei reparti di ostetricia sul territorio: «In un’Italia travolta dal calo demografico, non possiamo far finta di niente. Se da un lato ci sono realtà che registrano dati in controtendenza nel primo semestre del 2026, come i 139 parti a Casale Monferrato o i 240 ad Agropoli, dall’altro lato è del tutto evidente che il parametro nazionale dei 500 parti all’anno per mantenere aperto un punto nascita è ormai insostenibile e fuori dalla realtà. Come Udc ci impegniamo a portare avanti una battaglia politica chiara a livello nazionale: la soglia minima per la tenuta dei punti nascita va ridotta tra i 300 e i 400 parti all’anno. Nelle zone svantaggiate, montane o periferiche, le pazienti non possono essere costrette a percorrere decine o centinaia di chilometri per partorire in sicurezza. Garantire la prossimità dei servizi di nascita e la tutela delle gestanti deve tornare a essere un diritto fondamentale».