di Erika Noschese
Si infittisce il giallo sull’omicidio di Luigi Luca Esposito: le voci che vedrebbero il giornalista morto per strangolamento o soffocamento sono state presto smentite. Nelle scorse ore, in effetti, si era parlato di “asfissia meccanica violenta”, probabile quindi che prima che il corpo venisse incendiato, il 53enne era ancora vivo e proprio il telo avrebbe provocato il decesso. Notizie queste che sarebbero emerse dagli ultimi esami sul corpo della vittima trovata carbonizzata domenica mattina in un terreno di località Cioffi a Eboli ma presto smentite da fonti vicine alla famiglia. Quello di Esposito però è un decesso che, malgrado l’autopsia, non è ancora del tutto delineato in quanto è stato disposto un supplemento di accertamenti. Sul corpo sono state riscontrate numerose fratture, soprattutto nelle zone delle costole, ma anche qui saranno necessarie ulteriori verifiche in quanto la natura di queste fratture è in fase di accertamento. Intanto ieri mattina una delle due sorelle è stata convocata per il prelievo del Dna da comprare con quello della vittima. Tra oggi e domani dovrebbero essere resi pubblici gli esami anche se dalle prime indiscrezioni quel corpo al 99% dovrebbe essere proprio di Luca Esposito. Un atto dovuto per essere totalmente certi dell’identità dell’uomo (che non è stata ancora riscontrata scientificamente), anche se le protesi dentarie sono compatibili con quelle indicate dall’odontotecnico che lo aveva in cura. Restano tuttavia diversi aspetti ancora da chiarire e il supplemento di indagini medico-legali dovrà quindi fare piena luce sulla causa della morte, sulla dinamica dell’asfissia meccanica violenta, sul momento in cui il corpo è stato dato alle fiamme, sull’origine delle fratture e sulla definitiva identificazione della vittima. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Salerno e affidata ai carabinieri del Comando provinciale e della Compagnia di Eboli. Non ancora chiaro se il corpo sia stato bruciato quando il 53enne era già morto oppure prima. Circostanze che saranno vagliate con ulteriori verifiche. Le indagini dei militari dell’Arma del Comando provinciale e della Compagnia di Eboli non stanno tralasciando alcun aspetto. Nelle ultime ore eseguito anche un sopralluogo nell’area del delitto. Al momento, sembrerebbe che la pista principale rimanga quella privata. Nel frattempo, gli investigatori attendono gli esiti dei nuovi accertamenti per ricostruire con esattezza quanto accaduto nelle ore precedenti alla morte del giornalista di 53 anni. Sul movente, tuttavia, la pista è quella privata e delle frequentazioni, escluso che possa essere stato ucciso dalla malavita organizzata. Gli inquirenti, inoltre, stanno verificando tra le telecamere dei distributori di carburante della zona per capire se qualcuno nelle ore di sabato sera o della notte abbia acquistato benzina e portarla via in un contenitore servita poi per dare fuoco al corpo. E qui che nasce la contestazione del pm della procura di Salerno De Vico sulla premeditazione per ora contro ignoti. Scandagliato il canale alla ricerca del telefonino e di un corpo che potrebbe essere stato utilizzato per picchiare Esposito, l’attenzione degli inquirenti si concentra sul telefonino del 53enne che dalle 22,30 ha squillato a vuoto ma qualcuno nella mattinata di domenica lo avrebbe utilizzato come si evince dal whatsapp e poi rispegnerlo. E si pensa che sia stato anche trovato in zona e poi gettato via da qualcuno estraneo al delitto.








