di Peppe Rinaldi
La pesante condanna in I grado (12 anni, corruzione giudiziaria) del giudice Mario Pagano per il «mercato dei verdetti» in favore di alcune strutture sanitarie accreditate, ha riacceso i famosi riflettori sugli altrettanto famosi «rapporti opachi» tra uffici pubblici, sanità privata e relativo collateralismo politico. Nel mezzo del cammino abbiamo così incrociato il caso del “Centro Lars” di Sarno, della famiglia Renzullo. La Cassazione ha stabilito, come più avanti raccontiamo, che la struttura deve restituire all’Asl Salerno quasi 10 milioni di euro percepiti indebitamente negli anni passati. Cose che succedono. Succede meno, però, che invece di un recupero coattivo come tanti altri, due dirigenti di via Nizza siglino un’originale «transazione» che somiglia a un mutuo bancario agevolatissimo: un maxi sconto di un milione di euro sul capitale e un tasso d’interesse dell’1,4% per una lunga rateizzazione. Un’operazione creativa, si direbbe, che solleva legittimi interrogativi sulla titolarità degli uffici firmatari, sulla tempistica e sulle discrepanze tra le dichiarazioni del gruppo e gli atti ufficiali. La direzione strategica dell’Asl Salerno ha sempre dichiarato di muoversi nel solco della stretta legalità e della trasparenza contabile. Dichiarare, del resto, non costa nulla. Eppure, a scorrere i documenti ufficiali – in particolare una recente determina dellA “Unità Operativa Assistenza Accreditata” dello scorso giugno – emerge una vicenda gestionale che non poteva non attirare l’attenzione a causa di un intreccio di sentenze ribaltate, di sconti sui tassi d’interesse, di garanzie societarie periclitanti e corsie apparentemente preferenziali Andiamo nei dettagli di una storia che merita di essere raccontata senza il velo del gergo burocratico.
Il ribaltamento in tribunale: da creditori a debitori
Tutto inizia lontano nel tempo. Nel 2011 il tribunale di Nocera Inferiore riconosce al Lars un credito di oltre 6,3 milioni di euro nei confronti della vecchia Asl Salerno 1 per prestazioni eseguite tra il 2003 e il 2007. Forte di questa sentenza di primo grado, la struttura privata si muove rapidamente e, a fine 2013, riesce a incassare forzosamente dalle casse pubbliche la bellezza di 8,2 milioni di euro, comprensivi di rivalutazioni e interessi. La partita giudiziaria, però, non era affatto finita. L’Asl decide di ricorrere e, infatti, nel 2020 la Corte d’Appello ribalta completamente lo scenario: la domanda di risarcimento del Lars viene rigettata perché il danno patrimoniale non è mai stato dimostrato. Il colpo di grazia, diciamo, per la struttura privata arriva il 16 giugno 2025, quando la Corte di cassazione conferma la sentenza di secondo grado. Il verdetto finale è inappellabile: il Lars ha trattenuto indebitamente denaro pubblico e deve restituire immediatamente all’Asl Salerno ben 8,55 milioni di euro, tra sorta capitale, spese legali e interessi accumulati. A questo punto, qualunque cittadino si aspetterebbe un’azione di recupero immediata da parte dell’Asl per rimpinguare le casse della sanità pubblica, dicono sempre “…non ci sono soldi…”, quale occasione migliore per recuperarne un bel po’? Invece accade ciò che non accade per tanti altri. Dalla sentenza della Cassazione del giugno 2025, l’Asl Salerno avvia una lunghissima trattativa epistolare con il centro privato durata quasi dieci mesi, culminata solo nell’aprile 2026 con la firma di un accordo transattivo per dilazionare il debito. Già questa melina temporale appare anomala, ma le vere sorprese sono come i famigerati dettagli del demonio, cioè si nascondono nelle condizioni stesse dell’accordo. La transazione concede, infatti, al gruppo privato un piano di rientro a rate applicando un tasso di interesse legale dell’1,4%. Nei fatti, l’Asl Salerno ha trasformato un’ordinanza di restituzione forzata in una sorta di mutuo a tasso fisso straordinariamente agevolato, introvabile sul mercato finanziario attuale. C’è, poi, un dettaglio più macroscopico: all’articolo 1 dell’accordo, la quota capitale che il Lars deve restituire scende misteriosamente da 8,21 milioni a 7,25 milioni di euro. Un milione di euro di capitale sembra essersi volatilizzato nel conteggio della transazione, lasciando intatti solo gli interessi pregressi. Se qualcuno andasse a ficcare il naso in questa vicenda, nello specifico troverebbe porte spalancate per iniziare a parlare di “danno erariale” in capo ai due funzionari che hanno firmato l’accordo: o, meglio, cui è stato fatto firmare. Ma lo vedremo.
La crisi aziendale smentita dai bilanci
Per giustificare questa colossale dilazione, l’accordo transattivo sembra sposare in pieno la linea difensiva del Lars. La struttura privata ha dichiarato di non avere la liquidità necessaria per pagare subito l’intero importo, sostenendo di dipendere quasi unicamente dai fondi correnti dell’Asl e che un prelievo forzato avrebbe azzerato le risorse per stipendi, tasse e fornitori, mettendo a rischio la continuità aziendale e i livelli occupazionali. Giusto, sacrosanto, ineccepibile. Tuttavia, analizzando la relazione sulla gestione del bilancio 2024 del gruppo Lars si osserva che la realtà è un po’ diversa da quella rappresentata al tavolo delle trattative. Infatti, tra il 2023 e il 2024, il valore della produzione del gruppo è balzato da 11,8 milioni a oltre 13,4 milioni di euro, registrando un incremento netto di circa 1,6 milioni in un solo anno. I ricavi del centro non dipendono – come si legge nella transazione – dalle sole prestazioni ordinarie dell’Asl Salerno: il gruppo vanta consistenti entrate extra-budget, come quelle derivanti dalle attività ABA (per l’autismo) finanziate da capitoli di spesa specifici del “Dipartimento di Salute Mentale”, e un proficuo ramo d’azienda dedicato alle attività immobiliari. Il gruppo godeva quindi di una solidità finanziaria e di canali di profitto paralleli tali da poter sostenere un piano di rientro decisamente più rapido e concentrato nel tempo. Come mai l’Asl, in genere attentissima nello spaccare il capello, queste caratteristiche economico-finanziarie pare l’abbia obliterate? Un bilancio non è così complicato da leggere, ci siamo riusciti perfino qui. (2_continua)








