I bilanci della Chiesa e la trasparenza - Le Cronache Salerno
Salerno

I bilanci della Chiesa e la trasparenza

I bilanci della Chiesa e la trasparenza

Salvatore Memoli

L’intervento di un autorevole magistrato inquirente sul patrimonio di una grande Diocesi della Campania e le connesse vicende di trasferimento di provviste dal conto del Vescovo a quelli dei suoi familiari, accese nell’animo di molti- credenti e non- un sentimento d’inquietudine. Sembrava un’indagine con forzature tesa ad evidenziare eventuali condotte non regolari. La vicenda giudiziaria coinvolse il cardinale Michele Giordano, l’Arcidiocesi di Napoli, per presunta associazione a delinquere, finalizzata all’usura, appropriazione indebita e concorso in reati finanziari. L’imputazione era stata avviata dalla Procura di Lagonegro che vedeva schierato un valente magistrato, Michelangelo Russo, che contestava al cardinale il coinvolgimento in un presunto giro di prestiti illeciti in Val d’Agri, sostenendo che il prelato avesse distolto fondi e agevolato le attività del fratello, fornendogli assegni in bianco. La novità di un’indagine così specifica, dopo un periodo iniziale d’indifferenza, si diffuse in tutti i settori economici-finanziari delle Diocesi italiane, fino a causarne preoccupazioni. Soltanto nel 2000 il GUP del Tribunale di Lagonegro arrivò ad assolvere il cardinale dalle accuse di associazione per delinquere,1 usura e appropriazione indebita. Assoluzione confermata nei gradi di giudizio successivi. Intanto la Chiesa, con l’arrivo di Papa Francesco, ha iniziato ad adottare numerose misure correttive sui bilanci ed ha introdotto numerosi controlli. In questo modo ha cambiato sostanzialmente la mentalità ecclesiale sulla natura “intra moenia” dell’importanza dei risultati sulla trasparenza di tutti gli atti. Per molti, l’imputazione rivolta dalla Procura di Lagonegro era sembrata, a prima vista, un invasione di campo, un essere andati oltre i confini delle competenze e dei ruoli. Consentire ad organi giudiziari italiani di invadere la sfera di competenza del Vaticano appariva come un fatto nuovo che metteva i patrimoni delle Diocesi Italiane a rischio di valutazioni terze che non avevano nessuna competenza. Il fatto e le persistenti attività inquirenti, tuttavia, consentirono a molti la conoscenza di gestioni dei soldi affidati alla Chiesa non sempre in linea con le tradizionali finalità esclusivamente legate alla solidarietà e ai bisogni della comunità. Si dimostrava in qualche modo che il PM non era stato disattento, superficiale ed interessato ad uno scoop! Inoltre la Procura aveva ben evidenziato che le condotte dell’imputato avevano, altresì, generato lesioni di norme dell’ordinamento italiano. Molti si schierarono per l’intangibilità dello status della Santa Sede senza trascurare che la ricaduta delle insidiosi imputazioni tiravano in ballo la condotta morale di un illustre cardinale, a capo di una delle Diocesi più grandi d’Italia. Diversi studiosi della materia ritennero che era sufficiente la responsabilità del vescovo a cui tutto doveva essere riferito per le operazioni contabili, economiche e patrimoniali, realizzate nella sua giurisdizione ecclesiale. Con il pontificato di Papa Francesco attraverso documenti pontifici adottati, la gestione dei patrimoni veniva sottoposta da una parte ad una semplificazione della governance mentre aumentavano i controlli sui flussi economici. Spetta ai Vescovo dotare le loro Diocesi di provvedimenti ad hoc, come Statuti e Regolamenti per definire i ruoli e le competenze oltre che le procedure da seguire per l’ Amministrazione dei beni. Sarebbe ancora interessante sapere se vengono stabiliti limiti temporali per ricoprire i ruoli contabili e amministrativi e se effettivamente esiste un incrocio di controlli tra gli Organismi che una Diocesi deve avere al suo attivo. Nonostante l’organizzazione della chiesa ha una struttura piramidale che fa capo all’Ordinario Diocesano, la presenza di altri organismi, come l’Economo Generale e il Consiglio per gli Affari economici, risentono fortemente delle istruzioni e norme emanate dalle Conferenze episcopali, sulle competenze e le attività delegate. La recente polemica giornalistica sulle attività di gestione del patrimonio della Chiesa Salernitana, ha un sapore di déjà vû, su come altri intendono che vadano gestite le attività all’interno della Curia Diocesana. La chiesa ha il dovere di rispondere a quello che pensa l’opinione pubblica proprio per dare contezza della trasparenza e della legalità di tutte le decisioni. Un’ombra su questa attività nuoce gravemente a tutti! Tutto ciò che crea sospetti o dubbi alimenta la ritrosia alle donazioni, alla carità da spendere bene a nome di tutta la Chiesa. In particolare dei fondi trasferiti dallo Stato! Non giova tergiversare sull’onestà di qualsiasi decisione, limitarsi a sostenere l’onestà a prescindere, se non ad esporre a disdoro tutta la Curia salernitana. Il Cardinale Giordano fu ampiamente assolto ma nessuno può quantificare i danni procurati dai sospetti, illazioni, reticenze e maldicenze sorte intorno al caso. Se la Procura fu sconfitta sulle imputazioni avanzate, sostanzialmente consentì un avanzamento effettivo delle procedure e del merito dei controlli della contabilità delle Chiese, confermate da numerosi provvedimenti voluti dallo stesso Papa Francesco. La trasparenza, quindi, non é un’attività opzionale, essa stessa é divenuta metodo vincolante per l’Amministrazione dei beni della Chiesa. Anche in questo campo la sinodalità non può che far bene a tutti e dare contezza, soprattutto, all’interno della chiesa che non esistono lobby e non si praticano esercizi di destrezza sui beni di tutti.