Tanti anni fa la Procura di Roma veniva ironicamente bollata, finanche nei quotidiani più moderati, come il PORTO DELLE NEBBIE. Le carte, soprattutto quelle più delicate che toccavano presunte manovre politiche illecite, praticamente si arenavano, come vascelli nel Mar dei Sargassi. A parte queste antiche dicerie, purtroppo dobbiamo segnalare un caso di scomparsa di atti anche nella Procura di Salerno. Parliamo dello scandalo Foce Irno, che tiene banco da 16 mesi sui giornali cittadini. E’ un fatto gravissimo, la vendita speculativa di un terreno a centro città che era destinato, per vincolo di legge, a parcheggio e verde pubblico. E che invece si è trasformato in un affare milionario che sta andando avanti. Nel febbraio 2025 fu presentato un esposto in Procura a firma di tutta l’Opposizione Consiliare, Elisabetta Barone in testa. Il 19 marzo successivo, un mese dopo, 180 cittadini salernitani firmarono a loro volta analoga denunzia, concernente false attestazioni al notaio negli atti di compravendita dei suoli, nella quale lamentavano quantomeno la presenza del reato di cui all’art. 483 c.p. nella procedura di vendita. La denunzia fu depositata in Questura, Sezione Reati Contro il Patrimonio e la Pubblica Amministrazione, con 19 documenti allegati. Quindi non era un semplice foglietto che può anche andare perso. Ebbene, risulta che il malloppo di carte fu spedito alla Procura. Orbene, dopo 16 mesi di silenzio assoluto (si noti che i firmatari avevano chiesto regolarmente, ai sensi dell’art.408 c.p.p., di essere avvisati in caso di archiviazione) i cittadini il giorno 7 luglio si sono recati in Procura presentando richiesta, ai sensi dell’art. 335 c.p.p, di informazioni sul destino della loro denunzia. E che hanno appreso in Cancelleria? Che non c’è alcuna traccia della loro denunzia. Non si sa come è stata rubricata, a chi è finita. Insomma, niente. E’ scomparsa. Oppure è stata forse archiviata, è stato ipotizzato. Insomma, “ritornate più in là, vedremo!” Entrambe le ipotesi, scomparsa della denunzia o archiviazione, sono ipotesi una più seria dell’altra. Perché, se è così, c’è da interrogarsi sulla sensibilità di un presidio essenziale dello Stato come è la Procura. Detto ciò, se le carte si sono perse, qualcuno ne dovrà rispondere e qualcuno questo processo deve farlo con urgenza. Se c’è bisogno di rinforzi sui processi difficili e impegnativi, si formino team investigativi. Ma veniamo all’ipotesi infausta di avvenuta archiviazione, nonostante la richiesta dei denunzianti di avviso preventivo ai sensi dell’art. 408 c.p.p. Se c’è stata archiviazione, il guaio processuale è ancora più grosso! Perché non c’è stato avviso preventivo ai denunzianti, che avevano tutto il diritto di ricevere l’avviso in quanto danneggiati dal reato di falsità in atto pubblico; che è un reato contro la fede pubblica, reato plurioffensivo, come insegna la sentenza n° 46982 del 18-12-2007 delle Sezioni Unite della Cassazione (mai più contraddetta), che dichiara l’atto pubblico falso non solo offensivo dell’ordinamento in sé, ma anche dei singoli danneggiati che abbiano ricevuto offesa alla loro sfera giuridica. E i cittadini che abbiano interesse a tutelare i loro beni danneggiati da un reato di falso hanno il diritto di ricorrere al giudice civile contro la nullità assoluta di un contratto notarile che viola una norma imperativa. Nelle specie, una falsità ai sensi, quantomeno, dell’art. 483 c.p. C’è, in caso di archiviazione illegittima, il mancato esercizio dell’azione penale, che legittima un ricorso al Procuratore Generale per l’avocazione del Processo. In ogni caso l’archiviazione sarebbe nulla, processualmente. Con possibili risvolti di natura disciplinare, dovendo il Procuratore Generale segnalare il caso al Consiglio Superiore. Insomma, comunque sia andata, allo stato è dato ipotizzare che le indagini siano andate del tutto a rilento, comunque. Di fronte, si ripete, a un caso gravissimo per le disastrose conseguenze politiche che ne possono derivare. Ma quelle, lo sappiamo, non possono entrare nei ragionamenti dei Magistrati. Del resto, Salerno ha votato al 70 per cento contro il Referendum sulla Giustizia, proprio per tenere fuori la politica dalla Magistratura!








