Il sorriso di Carla Avarista - Le Cronache Spettacolo e Cultura
Spettacolo e Cultura teatro

Il sorriso di Carla Avarista

Il sorriso di Carla Avarista

di Olga Chieffi

“….Questo tipo di vita, costituisce la via che porta verso il cielo e verso questa confraternita di uomini che sono già vissuti e che ora, liberatisi del corpo, vivono in questo luogo che tu stai vedendo (e, infatti, era un cerchio luminoso, di uno splendore abbagliante in mezzo ai fuochi astrali) e che voi chiamate, come avete appreso dai Greci, Via Lattea”. Da quel luogo potevo osservare tutto il resto, che mi appariva di mirabile lucentezza. C’erano, infatti, stelle che non abbiamo mai visto da qui, ed esse erano tutte così grandi che noi non lo sospettiamo neppure; fra gli astri, il più piccolo era quello che sta più lontano dal cielo e più vicino alla Terra, e che brilla di luce altrui. Le stelle, poi, erano corpi celesti assai più grandi della Terra, e questa mi apparve anzi così piccola, che mi venne una stretta al cuore nel vedere che il nostro impero non occupa che un piccolo punto di essa”. E’ la promessa d’immortalità del Cicerone del De Republica, quel Somnium Scipionis, che dedichiamo a Carla Avarista che è venuta nella giornata di ieri a mancare ai vivi. Carla, attrice di grande spessore e versatilità, docente, vantava una lunga carriera sulle tavole del palcoscenico. In tempi “usa e getta” – anche la coscienza e i sentimenti, disvivere più che vivere -, ossia la vita quotidiana intesa quale consumo veloce, consunzione oscura, spendita e ricarica inerti, abbandono, cieca soddisfazione, sopraffazione, una parola, il sorriso di Carla, potevano assolverti e redimere. Sull’affiorare insistente, sottile e nostalgico di emozioni, colori, profumi, vivificati dall’ascolto di una specie di racconto, un filo di storia breve e pur intenso “pieno”, oggi reso disperato, e insostenibile, per la famiglia e tutti gli amici, dall’agire quieto, incessante e inesorabile, delle grandi leggi di natura, capaci di svelare il segreto di quell’anima senza tradirla, gettandovi soltanto un raggio di luce obliqua, scopriamo dentro di noi una nuova, particolare qualità d’animo, un patrimonio di sentimenti e valori ricchissimo, quell’educazione all’amore che Carla col suo esempio, nel suo passaggio terreno è riuscita trasmetterci. La sua passione è sempre stata rivolta verso il teatro classico ma negli anni ha dato voce e personale interpretazione anche a molti testi contemporanei, come ad esempio Angelus Domini, scritto da Francesco Maria Siani e diretto da Antonello Ronga, andato in scena con successo anche al Teatrosophia di Roma. Per questa struggente interpretazione incentrata sul dolore di una madre, ha ricevuto il premio come Migliore Attrice Protagonista al Festival Nazionale “Portici in Teatro” o Mātĕr, matris, reading drammatico andato in scena per la rassegna salernitana “Domeniche ad arte”, o ancora letture sceniche di forte impatto sociale e storico, come le commemorazioni e ricostruzioni dedicate all’ultimo discorso parlamentare di Giacomo Matteotti a Salerno e non per ultimo quel famigerato Brecht dell’Opera da tre soldi, che andò in scena al Teatro Verdi, ove nel tradimento totale dell’estetica brechtiana, schizzò, una Celia Peachum sopra le righe. Sempre pronta a mettersi in gioco, Carla Avarista tra una prova e l’altra insegnava dizione con corsi personalizzati, presso il Piccolo Teatro del Giullare, riuscendo a dedicarsi ai più piccoli con i laboratori nelle scuole, per accendere in loro la meraviglia per le tavole del palcoscenico. Un dialogo, questo, che non è affatto terminato ieri, poiché si riaccenderà ogni qualvolta un ragazzo o quanti hanno recitato con lei, saliranno nuovamente in palcoscenico. Oggi, quanti hanno il dono della Fede, potranno affermare che Carla è stata rapita agli uomini, perché “Divenuta cara a Dio, fu amata da lui” (Sapienza 4,10), continuando, così, ad attuare il suo messaggio di un taglio pressantemente sociale di onestà e fiducia nel futuro e di solidarietà per il prossimo, che ha costituito il suo vero patrimonio spirituale. “Dov’è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce” scrive Gesualdo Bufalino. Ancora attoniti, per l’improvvisa scomparsa dell’amica rimasta semplice, schietta e sincera, per aver perso inaspettatamente una persona con la quale si è condivisi momenti che sono patrimonio di un’umanità che cresce e migliora attraverso un’azione etica, che è quella del dialogo, della cultura, dell’ “otium”, non riuscendo a scorgere sino in fondo cosa si nascondesse nella filigrana di un evento, che proiettava dinanzi ai nostri occhi il profilo temibile della morte, oggi, saluteremo la sua figura umanissima, nella chiesa di San Pietro in Camerellis alle ore 16,30.