40 anni di violenze sulla moglie: solo tre anni e sei mesi - Le Cronache Attualità
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40 anni di violenze sulla moglie: solo tre anni e sei mesi

40 anni di violenze sulla moglie:  solo tre anni e sei mesi

di Erika Noschese

Potrebbe non trascorrere neppure un giorno in carcere l’uomo, originario di Castelnuovo Cilento ma residente a Bellizzi, che per circa quarant’anni avrebbe inflitto violenze fisiche e psicologiche alla moglie. L’imputato è stato condannato, con il riconoscimento della recidiva, per il reato di maltrattamenti in famiglia, ma per lui il giudice della Seconda sezione penale del Tribunale di Salerno, Vincenzo D’Arco, ha scelto una pena di soli tre anni e sei mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. La drammatica vicenda avrebbe avuto inizio nel 1977, come riportato questa mattina attraverso queste colonne. Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, i primi episodi di violenza sarebbero iniziati fin dall’avvio della convivenza, aggravandosi dopo la nascita della seconda figlia. Per anni la donna avrebbe subito vessazioni, umiliazioni e aggressioni fisiche. Tra gli episodi più inquietanti contestati all’imputato, quello di averle più volte rovesciato addosso secchi d’acqua gelata mentre dormiva. La spirale di violenza sarebbe proseguita anche negli anni successivi. Nel 1987, dopo che la donna si era allontanata dall’abitazione coniugale, il marito l’avrebbe raggiunta e le avrebbe sparato con un fucile, ferendola agli arti inferiori. Neppure un episodio tanto grave avrebbe interrotto i maltrattamenti. Secondo la ricostruzione processuale, le violenze fisiche e psicologiche sarebbero continuate fino a spingere la vittima a tentare il suicidio. Tre anni dopo, il trasferimento della famiglia a Battipaglia non avrebbe segnato la fine dell’incubo. Al contrario, secondo l’accusa, i maltrattamenti sarebbero diventati ancora più gravi. La donna sarebbe stata costretta a dormire sul pavimento, presa a calci, percossa, strattonata per i capelli e sottoposta a continue minacce e umiliazioni. L’ennesimo episodio si sarebbe verificato nel 2015, quando una delle figlie intraprese una relazione sentimentale non gradita al padre. La giovane, per sottrarsi alle tensioni e alle violenze familiari, trovò rifugio in una casa famiglia, mentre la madre decise di lasciare definitivamente l’abitazione coniugale, ponendo fine a quasi quarant’anni di soprusi. Una vicenda che, alla luce della gravità dei fatti contestati e ritenuti provati dal Tribunale, riaccende inevitabilmente il dibattito sull’adeguatezza della risposta sanzionatoria nei casi di violenza domestica protratta per decenni. Colpisce che una storia segnata, secondo la sentenza, da anni di maltrattamenti, da un tentato omicidio con un colpo di fucile che ha ferito la vittima e da continue violenze psicologiche si sia conclusa con una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione, una pena che molti potrebbero ritenere non proporzionata alla gravità delle condotte accertate. Per la donna, che continua a convivere con il timore di possibili ritorsioni, il processo rappresenta solo una parte del percorso verso la giustizia. L’avvocato Maria Gabriella Gallevi, legale della parte civile, ha chiesto il risarcimento dei danni per 100 mila euro, oltre al riconoscimento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 60 mila euro e alla rifusione delle spese processuali. Proprio il legale della vittima ha sottolineato come la concessione della provvisionale sia «necessaria, urgente e doverosa» e ha chiesto che, nell’eventualità in cui all’imputato dovessero essere riconosciuti benefici penitenziari, questi siano subordinati al pagamento della provvisionale disposta in favore della persona offesa.