di Arturo Calabrese
Si è creato, ad Agropoli, un dibattito molto forte sulla situazione di via Filippo Patella, centrale strada che dalla piazza porta al borgo antico dove, negli ultimi mesi, sono sorte un gran numero di attività ristorative e ricettive. Il problema che nasce da questa vera e propria rivoluzione, però, lo vivono i residenti, costretti a convivere con la movida fino a notte fonda. Questa prima parentesi d’estate ha già regalato qualche screzio con anche delle secchiate d’acqua lanciate dai balconi. Dice la sua sulla vicenda Aldo Olivieri, noto imprenditore che in quella via ha un’attività.
«Credo che oggi parlare di movida significhi soprattutto parlare di equilibrio – il suo pensiero – Agropoli è una città turistica e, come tutte le città che vogliono crescere, deve saper accogliere anche un turismo giovane, fatto di ragazzi, famiglie, comitive e persone che scelgono di vivere il paese anche nelle ore serali. Allo stesso tempo, però, non si può ignorare il diritto dei residenti al riposo, alla tranquillità e al rispetto delle regole».
«Via Filippo Patella, oggi conosciuta da molti come la nuova “Via del Food”, è diventata negli ultimi tempi un piccolo attrattore turistico. Ho iniziato a raccontarla con un obiettivo ben preciso, non creare caos, ma dare identità a una strada che collega il centro al borgo antico e che oggi ospita attività, ristorazione, artigianato, giovani imprenditori e nuove idee – spiega il giovane – è bello vedere una via viva, frequentata, illuminata, scelta dai turisti e dai cittadini».
«Una strada viva è anche una strada più sicura, più curata e più interessante dal punto di vista turistico. Detto questo, la crescita va governata. Non possiamo pensare che turismo significhi fare tutto senza limiti. Esistono normative, esistono ordinanze e vanno rispettate. Ad Agropoli, per quanto riguarda la musica, c’è un’ordinanza temporanea che consente di suonare fino all’1.30 all’esterno e fino alle 2.00 all’interno, sempre nel rispetto dei decibel consentiti».
Altro tema caldo è quello delle normative di Palazzo di Città: «Questo è un punto fondamentale, non basta guardare solo all’orario, bisogna rispettare anche i livelli sonori, il decoro, la pulizia e la convivenza civile. Secondo me la soluzione non è spegnere una strada che finalmente si è accesa, ma organizzarla meglio. Servono regole chiare, responsabilità da parte delle attività e buon senso da parte di chi vive la movida».
«Le attività che operano in un contesto urbano hanno il dovere di lavorare nel rispetto di chi vive quei luoghi ogni giorno. Allo stesso tempo, è importante che ci siano dialogo e collaborazione con i residenti, perché chi sceglie di investire nella propria terra contribuisce a renderla più viva, attrattiva e ricca di opportunità per tutti».
Necessario, infine, guardare al domani, una sfida che viene lanciata anche a chi amministra: «La vera sfida è trasformare la movida in un valore turistico e non in un problema. Se una zona diventa attrattiva, bisogna accompagnarla con servizi, gestione, sicurezza, parcheggi, pulizia e confronto costante tra amministrazione, commercianti e cittadini. Solo così una via può diventare davvero un modello. Agropoli ha bisogno di essere viva, soprattutto d’estate. Ma deve essere viva con rispetto. Il turismo giovanile non va demonizzato, perché porta economia, movimento e futuro».
«Però deve essere educato, regolato e compatibile con la vita dei residenti. La crescita di una città si misura proprio da questo, dalla capacità di far convivere entusiasmo e rispetto, sviluppo e tranquillità, turismo e comunità. Per me la “Via del Food” resta una grande opportunità per Agropoli. Ora bisogna fare il passo successivo, non limitarsi a dire “sì” o “no” alla movida, ma costruire un modello serio, ordinato e condiviso. Perché una città turistica non deve scegliere tra residenti e visitatori, deve imparare a farli convivere».






