Andrea De Simone
Ci sono città che hanno una squadra di calcio. E poi c’è Salerno, dove la Salernitana è qualcosa di diverso, qualcosa che appartiene alla storia familiare, alla memoria collettiva, all’identità stessa di un popolo. Per questo la festa del 19 giugno, nella piazza che custodisce il ricordo dello storico Donato Vestuti, non sarà soltanto la celebrazione della fondazione del 1919. Sarà il ritrovarsi di una comunità attorno a uno dei simboli più autentici della propria appartenenza. I salernitani conoscono bene il valore delle tradizioni. Da secoli tramandano la devozione per San Matteo, patrono della città, la cui festa del 21 settembre rappresenta il momento più intenso dell’anno. È il giorno delle tavole imbandite con i sapori della memoria, della processione che attraversa il cuore antico della città, delle voci dei capiparanza che si intrecciano con le note delle bande musicali. È il giorno in cui ogni famiglia ritrova un pezzo della propria storia. La stessa forza emotiva vive nel rapporto tra Salerno e la sua squadra. Perché la Salernitana, come scrisse Alfonso Gatto, è “femmina e popolana”: passionale, generosa, imprevedibile, capace di suscitare sofferenza e amore nello stesso istante. Salerno è orgogliosa della sua storia millenaria, della Scuola Medica Salernitana che illuminò l’Europa, del Regimen Sanitatis, di Trotula de Ruggiero, la prima donna medico della storia occidentale. Ma accanto a queste straordinarie eredità culturali c’è anche la Salernitana, che da oltre un secolo accompagna la vita della città, ne interpreta gli umori, ne rappresenta le speranze. Per questo meritano un plauso i ragazzi della Curva, a cominciare dal gruppo UMS, che hanno voluto trasformare il compleanno della Salernitana in una festa aperta a tutti e soprattutto ai più giovani. Perché l’appartenenza, nel mondo moderno, non è un sentimento da archiviare ma un patrimonio da custodire e trasmettere. A completare il programma della giornata ci saranno anche altre iniziative promosse dalle diverse realtà del tifo granata: la mostra delle maglie a Palazzo di Città e la sfida sulla spiaggia di Santa Teresa tra ex atleti che hanno vestito la maglia granata. Appuntamenti che contribuiranno a rendere ancora più ricco il clima di partecipazione e condivisione che accompagnerà il compleanno della nostra Salernitana. I numeri raccontano soltanto una parte della storia. Oltre settantamila spettatori nelle ultime tre gare dei playoff, migliaia di tifosi in viaggio per seguire la squadra in ogni angolo d’Italia. E tutto questo dopo tre stagioni amare, che hanno portato la Salernitana dalla Serie A alla Serie C. Eppure i salernitani sono rimasti lì. Sempre. “Comunque vada”, come canta la curva. Perché il vero amore non conosce classifiche. Alla festa del Vestuti sarà presente anche il mio ultimo lavoro, “Novanta minuti e una vita intera”, un libro che raccoglie sessant’anni di passione granata, di trasferte, di emozioni, di incontri e di ricordi. Un racconto personale che, in fondo, è anche il racconto di migliaia di salernitani.Sono grato ai ragazzi che hanno voluto questo incontro e a quanti stanno lavorando allo spettacolo teatrale ispirato al libro. Gli attori salernitani Gaetano Stella e Claudio Tortora stanno dando forma a un progetto che vedrà la luce nei prossimi mesi al Teatro Delle Arti e che, mi auguro, coinvolgerà anche alcuni di quei giovani protagonisti di coreografie che hanno fatto conoscere il nome di Salerno ben oltre i confini della città. Il 19 giugno, dunque, non sarà soltanto una ricorrenza. Sarà una dichiarazione d’amore. Alla Salernitana, certo. Ma anche a Salerno. Perché ci sono squadre che rappresentano una città. E poi ci sono città che si riconoscono in una squadra come in uno specchio. La Salernitana è questo. Oltre un secolo di calcio, una vita intera di emozioni, un sentimento che continua a passare di padre in figlio e che nessuna categoria potrà mai cancellare. Che sia davvero una grande festa. Una festa di orgoglio, di memoria e di appartenenza per la città che amiamo.





